Euro 5, Amich: “Tutelare l’ambiente senza fermare chi lavora”

Roma – Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto che evita il blocco generalizzato della circolazione dei veicoli diesel Euro 5 nel Bacino Padano, rinviando le limitazioni strutturali dal 1° ottobre 2026 al 1° ottobre 2027. La decisione riguarda milioni di cittadini e imprese: in Italia circolano circa 3,5 milioni di autoveicoli e 600 mila veicoli commerciali diesel Euro 5; nel Bacino Padano sono oltre 1,2 milioni gli autoveicoli e circa 200 mila i mezzi commerciali.
“Stiamo parlando, in molti casi, di automobili e mezzi da lavoro che hanno poco più di dieci anni, acquistati da famiglie e imprese con sacrificio e ancora perfettamente utilizzabili. Pensare di imporne la sostituzione dall’oggi al domani significa chiedere a cittadini e lavoratori un investimento di migliaia di euro che non tutti possono permettersi” ha dichiarato l’on. Enzo Amich.
“Per questo considero importante la decisione del Consiglio dei ministri. È un tema sul quale ero già intervenuto in Aula alla Camera nel 2023, quando discutevamo proprio il decreto sulla qualità dell’aria e sulle limitazioni alla circolazione stradale. Già allora avevo richiamato l’attenzione sulle conseguenze che queste restrizioni avrebbero potuto avere per migliaia di famiglie, sottolineando la necessità di conciliare gli obiettivi ambientali con le esigenze concrete della mobilità quotidiana” ha aggiunto Amich.
Anche il Piemonte si era già mosso in questa direzione, individuando misure alternative al blocco strutturale degli Euro 5. L’aggiornamento del Piano regionale per la qualità dell’aria ha consentito di evitare il fermo che avrebbe interessato circa 307 mila veicoli, prevedendo interventi compensativi capaci di garantire una riduzione equivalente delle emissioni.
“La strada, quindi, deve essere questa: migliorare la qualità dell’aria attraverso tecnologia, innovazione e misure concrete, senza trasformare la transizione ecologica in un nuovo costo obbligatorio per famiglie e imprese. La tutela dell’ambiente deve procedere insieme al diritto alla mobilità, con soluzioni sostenibili e accessibili, che non penalizzino chi lavora” ha concluso l’on. Amich.

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