Quando chi entra con coraggio mentre gli altri scappano si mette a suonare: la Banda dei Vigili del Fuoco incanta Novi Ligure

Sabato 12 settembre, per il NOVIMUSICA Festival 2026, il concerto dedicato al Concorso internazionale di composizione: dagli ABBA a Rossini, da Morricone all’Inno, fino alla prima esecuzione assoluta di «Velox ad impetum» di Giovanni Lombardi, il compositore gentile

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Duke Ellington diceva che esistono solo due tipi di musica: la buona musica e tutto il resto. Ho scelto quella frase per aprire la serata, sabato scorso, visto e considerato che Patrizia Orsini dell’Associazione Novi Musica e Cultura mi ha invitato a presentare il classico concerto bandistico del NOVIMUSICA Festival 2026. E l’ho scelta perché sapevo cosa stava per succedere: che in poco più di un’ora, sotto il cielo di settembre di Piazza Dellepiane, sarebbero cadute tutte le barriere. Fra la Svezia e Parigi, fra Trastevere e Hollywood, fra una canzonetta e un’ouverture. Fra chi suona e chi ascolta.

Ma prima di raccontare la musica, bisogna raccontare chi la suonava.

La Banda Musicale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco nasce come fanfara nel 1939, insieme al Corpo stesso, per accompagnare i giuramenti degli allievi. Viene istituita formalmente nel 2017, e oggi conta quarantacinque maestri, tutti diplomati nei conservatori italiani. E qui sta il punto che mi aveva colpito preparando la serata, e che mi ha colpito ancora di più vedendoli sul palco, nella loro divisa storica da cerimonia, giubba nera e bottoni dorati: questi musicisti sono anche vigili del fuoco. Uomini e donne che, nella vita di ogni giorno, entrano dove tutti gli altri scappano. E che una sera di settembre hanno deciso di entrare, invece, nel cuore di chi li ascoltava.

A dirigerli, il Maestro Donato Di Màrtile, pescarese, cornista di formazione, diplomato in Direzione di banda e insignito nel 2013 del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica: un gesto preciso, mai teatrale, che tiene insieme quarantacinque respiri come fossero uno solo.

Si è partiti dagli ABBA, e non poteva esserci inizio più festoso: Dancing Queen, Mamma Mia, Fernando, The winner takes it all. Poi la sorpresa che mi aveva fatto sobbalzare scoprendola: l’ouverture del Viaggio a Reims di Rossini, l’opera scritta per l’incoronazione di Carlo X, la cui ultima replica parigina andò in scena il 12 settembre 1825. Duecentouno anni esatti prima, la stessa sera. A volte il calendario sa essere un poeta.

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E poi Renato Zero, con quei tromboni che si sono presi Triangolo con una disinvoltura irresistibile, e la Carmen di Bizet, l’opera che fu un fiasco e che oggi è fra le più rappresentate al mondo: l’Habanera, con il suo amore uccello ribelle, affidata a quarantacinque fiati che non gli lasciavano via di scampo.

Poi è arrivato il momento che per me valeva la serata intera.

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La premiazione del Concorso internazionale di composizione NOVIMUSICA. A consegnare il riconoscimento a Giovanni Lombardi sono saliti sul palco il sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere, e il presidente dell’Associazione Novi Musica e Cultura, che il concerto l’ha organizzato. E subito dopo, la prima esecuzione assoluta di «Velox ad impetum», la composizione vincitrice dell’edizione 2025 nella sezione Banda. Della partitura, costruita in più quadri, la banda ha eseguito il quarto, «Bagliori in frammenti», e il titolo dice già tutto. L’avevo annunciato come l’unico brano di cui il pubblico non conosceva il finale, e così è stato: niente melodie da portarsi a casa, ma lampi, esplosioni, sospensioni, luci che si accendono e si spengono, un impeto veloce proprio come promette il latino del titolo. In quei minuti la banda ha smesso di accompagnarci fra i ricordi ed è diventata, semplicemente, un’orchestra. E per un compositore, sentire per la prima volta la propria musica prendere vita, per di più nelle mani di un ensemble come quello, è un’emozione che non si dimentica.

E l’uomo che l’aveva scritta?

A cena, dopo il concerto, ho avuto la fortuna di sedermi accanto a lui. Mi aspettavo, chissà perché, un compositore con l’aria del compositore. Ho trovato invece una persona di una modestia disarmante, timida, simpatica, per nulla incline a mettersi al centro della scena. Giovanni Lombardi suona nella Banda dell’Esercito ed è compositore e direttore della banda dell’Artiglieria Contraerea. Ha studiato clarinetto, ma è nella composizione che ha trovato la sua strada: una ventina di lavori per banda, spesso articolati in più movimenti, come Velox ad impetum, e una composizione in quattro movimenti, di notevole difficoltà, presentata al Maggio Musicale Fiorentino. Me lo raccontava quasi scusandosi, come se tutto questo fosse capitato a un altro.

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Il giorno dopo, sui social, ha affidato la sua gratitudine a parole semplici: per lui è stata un’emozione ascoltare la propria musica eseguita da un ensemble di quel prestigio. Ecco. Lo stesso pudore che avevo visto a tavola.

Dopo di lui, il viaggio è ripartito. C’era una volta in America di Morricone, con il tema di Deborah che ancora oggi fa stringere il cuore; lo Disney Spectacular, con La Sirenetta, La Bella e la Bestia e Aladdin, durante il quale più di un adulto, lo confesso, si è tradito canticchiando; e i Latin Favourites, Bésame mucho, Guantanamera, Quando quando quando, con quel piede che si muove da solo e non chiede il permesso.

E quando sembrava finita, il bis: il Galop del Ballo Excelsior, l’Ottocento che si specchiava nel progresso e si trovava bellissimo, e España cañí, il pasodoble che nessuno sa nominare e tutti riconoscono in tre secondi. Mani che battevano a tempo, sorrisi, applausi.

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Poi, in piedi, il Canto degli Italiani. Goffredo Mameli aveva vent’anni quando scrisse quei versi, e a ventidue morì difendendo la Repubblica Romana. L’inno fu adottato in via provvisoria nel 1946 e divenne ufficiale soltanto nel 2017, lo stesso anno in cui questa banda è nata ufficialmente. Ma sabato le date contavano poco. Contava chi lo suonava. Contava sentirlo dalle mani di chi, per mestiere, rischia la vita per noi.

Il merito di tutto questo va all’Associazione Novi Musica e Cultura, che da sei edizioni porta a Novi la musica di qualità, alla direzione artistica del Maestro Maurizio Billi e a Patrizia Orsini, che mi ha voluto su quel palco. Io ho avuto soltanto l’onore di prestare la voce.

Ellington aveva ragione: esistono solo due tipi di musica. Sabato sera, a Novi, abbiamo ascoltato soltanto la prima.