Mario Verdone, quella volta che diventò Cittadino Onorario di Alessandria (correva l’anno Duemila)

Quel giorno, il 12 settembre 2000, il Consiglio Comunale di Alessandria portò a compimento un percorso burocratico che riuscì a render felice un uomo, uno studioso di chiara fama che in vita di soddisfazioni era riuscito a conquistarne. Quel giorno, però, su quel volto che ispirava simpatia e allo stesso tempo esprimeva il rigore di chi si era sempre affidato all’impegno in ogni progetto, vidi chiaramente che cosa significa vivere un momento di intensa e per certi aspetti non scontata gioia. Quel giorno il Consiglio Comunale di Alessandria offrì la cittadinanza onoraria al professor Mario Verdone, che qui nacque per volere del caso il 27 luglio 1917, ed il mio vivo ricordo è racchiuso al momento della sua discesa dai pochi gradini del soppalco ove siedono Presidente del Consiglio, Sindaco e Giunta. Dopo il discorso di accettazione dinanzi alle massime rappresentanze cittadine, il cittadino onorario, che da qualche giorno mi aveva concesso l’onore dell’amicizia, mi cercò, mi venne incontro e con tono allegro dall’accento senese disse: “Oh, ora sì che posso finalmente dire di essere anch’io un Mandrogno”, elevando quel termine che sovente si usa per definire l’Alessandrinità un valore nobiliare, di rango.

In seguito, il professor Mario Verdone, che fu docente universitario e studioso delle avanguardie, ricevette anche un altro riconoscimento di Alessandrinità ovvero il Gagliaudo con medaglia d’oro in occasione dell’837 Compleanno della Città nel 2005, nonché ulteriori attestazioni di stima in occasione delle iniziative di “Gavi Musica e Cinema – Festival Lavagnino”, ma quella della cittadinanza onoraria fu motivo di soddisfazione ineguagliabile, fors’anche inattesa prima dell’avvio della proceduta di riconoscimento.

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Proprio in concomitanza della concessione della Cittadinanza onoraria, ebbi l’onore di organizzare nel teatro comunale, nella sala dedicata ad Adelio Ferrero, che in vita fu critico cinematografico, un intenso e commovente incontro fra il professore Mario Verdone ed i giovani che in quel periodo muovevano o comunque avevano intenzione di fare i primi passi nel settore cinematografico, dietro la macchina da presa oppure come critici.

Il ricordo di quest’uomo straordinario permane, anche se la sua esistenza terrena si è conclusa il 26 giugno 2009.

Il nostro percorso di conoscenza reciproca era iniziato da Chiusa di Pesio in provincia di Cuneo qualche anno prima, quando venne organizzata una sessione di tre giorni della celebre “postazione per la memoria (provincia Granda)” di Ipotesi cinema Cuneo, a cui partecipi con molti allievi della Scuola Holden a cui ero iscritto in quel periodo di studi sulla sceneggiatura cinematografica, in cui erano presenti molti professionisti della “settima arte”, fra cui il regista Luca Verdone, uno dei tre figli del professor Mario Verdone (gli altri sono Carlo, anch’egli regista, e Silvia organizzatrice culturale e moglie di Christian De Sica).

In quell’occasione c’erano appassionati, studenti e cineasti provenienti da varie parti d’Italia e l’ottimo Luca, quando seppe della mia provenienza da Alessandria ebbe a confidarmi sia dell’origina dei natali di suo padre, sia che il professore aveva sempre raccontato con orgoglio quella sua “origine”.

Il luogo di nascita fu Alessandria perché nel periodo che precedette la nascita la madre originaria di Siena, nonostante fosse pressoché prossima al parto volle raggiungere il marito, ufficiale dell’Esercito originario di Pozzuoli ferito in battaglia e ricoverato all’Ospedale Militare della nostra città; tuttavia, in quanto ufficiale ed in convalescenza e prossimo a diventar padre, la famiglia Verdone trovò alloggio in una casa situata all’inizio di via Vochieri, di cui si riuscì ad individuare l’ubicazione proprio in occasione dell’evento del 12 settembre 2000, permettendo così di organizzare una piccola informale visita del neoalessandrino.

Verdone su laureò una prima volta in Giurisprudenza con Norberto Bobbio, con tesi in Filosofia del diritto nell’anno accademico 1939-40 e una seconda volta in Scienze Politiche con Andrea Rapisardi Mirabelli, discutendo una tesi in Storia delle dottrine politiche nell’anno accademico 1941-42.

Dopo un breve periodo di impiego nella segreteria del direttore amministrativo dell’Università di Siena, nell’agosto 1941 Mario Verdone si trasferì a Roma, dove avviò un’intensa collaborazione con le principali testate di argomento cinematografico (tra cui “Bianco e nero” e “Cinema) pubblicando articoli, saggi e studi anche per molti anni a venire; quindi docente di Storia e Critica del Cinema, nonché studioso di tutte le forme d’avanguardia, d’arte e di spettacolo.

Dagli anni Cinquanta intraprese la carriera universitaria con corsi liberi di “filmologia”, in vari atenei e in sinergia con il lavoro al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e dal 1951 fu collaboratore abituale della “Rivista del cinematografo” assieme a Gian Luigi Rondi, Paolo di Valmarana e Ugo Sciascia.

Nel 1965, per primo conseguì in organizzazioni internazionali l’innovativa Libera Docenza di “Storia e critica del Film”. Insieme con Roberto Rossellini fu anche direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia; inoltre, con Dino De Laurentiis, fece parte della grande giuria per l’assegnazione del premio Oscar.

Per farla breve, perché fu molto, ma molto di più.

Personalmente, a me mancano molto le sue telefonate.