monologo CARISTO di Claudio Braggio letto da lui stesso alla mostra fotografica FIMMINE di Antonella Marchini

CARISTO

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monologo di Claudio Braggio

Ad Afrodite tutti quanti addossano
i propri desideri e pronunciano le sillabe
del suo nome, facendo suonare la follia.
La mia povera vita ho lasciato in Caristo;
la città dei Liguri ove l’argento
si credeva scorresse a fiumi.
Qui dove io caddi lasciate ch’io giaccia,
o fanciulle, che soffro invocando illusione
divenuta malasorte, come ebbi a cantare.
Regina fui, e figlia di re, e piansi
gli Stazielli tutti perché furon miei figli,
e cadere li vidi sotto le lance di Roma.
Così presa io fui da Marco Popilio Lenate
che come sposa mi volle avere;
ma dell’assassino nostro io fui solamente schiava.
Caristo è caduta, e sterminati i Liguri;
ma il terrore ancora temete perché invade i cuori
senza ragione, così come giace la compagine distrutta.
Meglio vale morire, che turpemente vivere
e nessun male sente e nessun dolore un morto;
ma beato è chi affronta la sventura.
Piango quei che caddero o furon portati in terra straniera,
e sulle tombe loro ci sarà altro sangue di vittime
di cui le armi dei Romani già fecero scempio.
O Dea, qual grido levasti alla fortuna?
e nulla alla virtú quando egli il corpo mio stringeva
badando solo alla brama d’esser mio sposo.
Dicono che una notte non basta a placare l’odio
che una donna nutre per il letto di un uomo
se questo come giogo le si offre.
E così ebbi come giaciglio la nuda terra,
a causa d’una infida lancia, a spirar l’alito estremo
di una donna sola che ha difeso un solo amore.

(girato nei locali dell’associazione d’arte AL51 regia Antonella Marchini)