Giornate FAI d’Autunno: il 10 e 11 ottobre oltre novanta aperture in Piemonte e Valle d’Aosta

Piemonte/Valle d’Aosta – Più di 700 luoghi straordinari, molti dei quali solitamente inaccessibili o poco conosciuti, apriranno eccezionalmente le loro porte in occasione della 15ª edizione delle Giornate FAI d’Autunno, il grande evento di piazza che il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS dedica alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese, in programma sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026 in 350 città d’Italia. L’iniziativa, organizzata dalle Delegazioni e dai Gruppi FAI presenti in tutte le regioni con il fondamentale contributo dei giovani volontari, invita il pubblico a scoprire l’immenso patrimonio storico, artistico e ambientale che ci circonda, grazie alle visite a contributo libero che per due giorni daranno vita a un grande racconto diffuso e corale, fatto di monumenti, architetture, paesaggi, opere d’arte, tradizioni e storie che rappresentano i territori e le comunità che li vivono.
Dagli edifici monumentali ai teatri, dalle chiese ai luoghi dell’educazione, dalle aree naturalistiche ai castelli, passando per collezioni d’arte, esempi di architettura contemporanea e siti insoliti e curiosi, la varietà delle aperture proposte sarà come sempre ampia e sorprendente (elenco dei luoghi aperti e modalità di visita su www.giornatefai.it).
Partecipare alle Giornate FAI d’Autunno non è solo un’occasione per conoscere il patrimonio culturale che
ci circonda, ma anche un modo per contribuire concretamente alla sua cura, alla sua tutela e alla sua
valorizzazione attraverso l’attività del FAI, di cui, a ogni visita, si potrà sostenere la missione con una
donazione.
In questa edizione dell’evento il FAI riserverà una particolare attenzione all’artigianato italiano e al Made
in Italy valorizzando i saperi, gli antichi mestieri, le tradizioni manifatturiere, la creatività e le eccellenze
produttive che, insieme ai beni storici, artistici e paesaggistici, concorrono alla definizione dell’identità dei
territori, e rendono l’Italia un punto di riferimento in tutto il mondo. La Fondazione si impegna a raccontare e a far conoscere a un pubblico sempre più ampio questo patrimonio culturale attraverso aperture e visite speciali, selezionate grazie all’attenzione e curiosità inesauste della sua Rete territoriale e alla collaborazione con Confindustria e Museimpresa.

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Ecco una selezione di aperture in Piemonte:
TORINO
Sul tetto del Lingotto. La Bolla e la Pista 500
Ingresso dedicato agli Iscritti FAI
Durante le Giornate FAI d’Autunno aprirà eccezionalmente la Bolla, sul tetto del Lingotto, l’iconica sala
convegni in acciaio e vetro realizzata da Renzo Piano nel 1994 sulla manica sud dell’edificio, che si staglia
accanto alla celebre piattaforma di atterraggio per elicotteri, con un punto di vista unico sulle Alpi e sullo skyline torinese. I visitatori potranno accedere alla Bolla dalla Pista 500, l’ex pista di collaudo delle automobili FIAT sul tetto del Lingotto, trasformata nel 2022 dalla Pinacoteca Agnelli in una spettacolare passeggiata panoramica nell’arte. La pista, lunga 1,1 km e larga 24 metri, è stata arricchita di un giardino pensile su progetto di Benedetto Camerana e Cristiana Ruspa e ospita oggi sculture, opere luminose o sonore, installazioni realizzate da artisti internazionali. Gli interventi si confrontano con l’architettura e il passato industriale del Lingotto, con il contesto urbano e il paesaggio circostante e trasformano la Pista 500 da circuito chiuso a strada aperta, da luogo produttivo a spazio collettivo per nuove storie e visioni. La grandiosa fabbrica del Lingotto, simbolo della storia industriale di Torino, venne progettata dall’ingegnere Giacomo Mattè Trucco, costruita nel 1914 e inaugurata nel 1923. Venne edificata nella zona meridionale della città e in pochi decenni la presenza dello stabilimento portò alla costruzione del quartiere Lingotto, tra i più densamente abitati. L’edificio si configura come una piastra di cinque piani su una superficie di oltre 28.000 metri quadri. Inizialmente le auto venivano portate sulla pista con un montacarichi ma già alla metà degli anni Venti furono costruite le rampe elicoidali di accesso sfruttando le potenzialità offerte dal cemento armato. Nei primi anni Quaranta, la produzione del Lingotto, già parzialmente spostata nel nuovo stabilimento di FIAT Mirafiori, fu ridotta a causa dei gravi bombardamenti e fu ripristinata e parzialmente riconvertita nel dopoguerra, fino alla chiusura definitiva della fabbrica nel 1982. Il provvedimento
di tutela del 1987 e il successivo concorso internazionale a inviti promosso dalla proprietà portarono alla
riconversione del complesso, affidata a Renzo Piano. A controbilanciare la Bolla, elemento caratterizzante della nuova identità del Lingotto, sulla manica nord si trova lo Scrigno, realizzato nel 2002 e sede della Pinacoteca Agnelli, che gli Iscritti FAI potranno visitare con biglietto ridotto.
Si ringraziano Stellantis e la Pinacoteca Agnelli per l’apertura.

Heritage Hub: la collezione delle auto italiane entrate nella storia.
Durante le Giornate FAI d’Autunno 2026 sarà visitabile l’Heritage Hub, all’interno degli impianti della
gigantesca fabbrica di Mirafiori, realizzata tra il 1936 e il 1939 dall’Ufficio Tecnico FIAT diretto da Vittorio
Bonadè Bottino: uno spazio espositivo che racconta la storia dello stabilimento e rende visibile la straordinaria collezione aziendale di vetture prodotte da FIAT, Lancia e Abarth, oltre a una serie di modelli Alfa Romeo, Autobianchi e Jeep.
Particolarmente interessante è l’Area Motori, dove sono esposti i propulsori più iconici della lunga storia
dell’azienda; è inoltre esposta una selezione di vetture FIAT prodotte nell’arco di cinquant’anni esclusivamente per l’Arma dei Carabinieri. È possibile così ammirare oltre 300 vetture, tra cui alcune rarità, concept car ed esemplari unici che difficilmente si possono vedere altrove. Oltre alle file laterali dedicate alla collezione FIAT e Lancia, tra le più complete al mondo, il percorso di visita è scandito in otto aree tematiche: Records and Races, dedicata alle protagoniste dei grandi trionfi in pista; Concepts and Fuoriserie, che raccoglie pezzi unici e prototipi visionari; Archistars, con i modelli che hanno ridefinito l’architettura dell’automobile; Eco and Sustainable, riservata alle vetture pionieristiche nella tutela dell’ambiente; Small and Safe, dove sicurezza e compattezza trovano il loro equilibrio; Style Marks, che celebra le icone che hanno segnato la storia del design; Epic Journeys, dedicata alle automobili protagoniste di imprese memorabili; The Rally Era, che riunisce le pietre miliari delle competizioni su strada e sterrato.
Villa La Tesoriera
Aprirà la barocca Villa La Tesoriera, progettata dall’architetto cremonese Jacopo Maggi nei primi del Settecento, con un percorso che conduce dal grandioso Salone d’Onore al giardino. Nel Salone, interamente decorato, il ritratto giovanile di Vittorio Amedeo II campeggia sul camino, svelato da putti alati che sostengono un sontuoso drappo; sulla parete opposta, Aymo Ferrero di Cocconato, Tesoriere di Vittorio Amedeo II e committente della dimora, è raffigurato in veste di cavaliere mentre uccide un drago, in un ritratto criptato anch’esso svelato da putti che spostano un sipario ceruleo. Volte e pareti sono rivestite dallo straordinario ciclo pittorico attribuito a Giovanni Battista Pozzo, realizzato con la collaborazione di maestranze ticinesi per le decorazioni a stucco.
Affacciata sull’antica strada di Francia, oggi Corso Francia, la villa conserva l’asse prospettico che unisce due straordinarie presenze architettoniche sabaude, la Basilica di Superga e il Castello di Rivoli. La villa attraversò numerosi passaggi di proprietà. Negli anni Quaranta dell’Ottocento, Ferdinando Arborio Gattinara, marchese di Breme e conte di Sartirana, noto entomologo, fece costruire il corpo est per ospitare il proprio museo di entomologia, mentre nel parco il giardino all’italiana lasciò spazio a un giardino romantico, appena riqualificato.
Nel 1934 il Duca Amedeo di Savoia Aosta ereditò la proprietà e fece realizzare il corpo ovest, destinato alla sua biblioteca, restituendo simmetria al complesso. Dopo l’armistizio del 1943 la villa fu occupata dalle truppe naziste, che ne trafugarono arredi e collezioni. Acquisita nel 1971 dalla Città di Torino, ospita la Biblioteca Musicale Andrea Della Corte. Durante le Giornate FAI d’Autunno sarà possibile accedere al piano nobile e ammirare le Sale auliche affrescate, raramente visitabili.
Con il Patrocinio della Città di Torino.
Villa La Tesoriera è una delle aperture dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno 2026, in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea.

COLLEGNO (TO)
La Fabbrica della Felicità-Leone 1857
Appena inaugurata, aprirà La Fabbrica della Felicità-Leone 1857, il museo esperienziale e immersivo che
racconta l’arte manifatturiera alla base della produzione di una delle caramelle più amate e conosciute in Italia e nel mondo. La storia della Leone 1857 ha inizio 170 anni fa a Neive (CN), dove Luigi Leone trasforma l’abitudine di offrire piccoli zuccherini digestivi a fine pasto in un’intuizione imprenditoriale: nasce così la Pastiglia Leone, destinata a diventare simbolo di gusto ed eleganza. Dalle celebri pastiglie alle caramelle, dalle gelée al cioccolato, la Leone 1857 crea prodotti diventati icone del patrimonio dolciario nazionale. La produzione si svolge nello stabilimento di Collegno, alle porte di Torino, dove artigianalità, cura per il dettaglio e materie prime accuratamente selezionate garantiscono elevati standard qualitativi. Il nuovo museo di impresa – che mette in relazione macchinari storici e tecnologie contemporanee, mostrando come le lavorazioni siano cambiate nel tempo – si trova accanto allo stabilimento di produzione delle pastiglie in operatività dai primi anni 2000. Lo spazio del museo è stato concepito per ospitare la produzione del cioccolato e svilupparvi intorno un percorso di fruizione con vetrate e sale interattive. La visita si conclude con il “Teatro”, tra ingredienti, aromi e lavorazioni, con installazioni pensate per coinvolgere il pubblico anche attraverso l’interazione. Il progetto architettonico – che comprende impianti fotovoltaici, sistemi per il recupero delle acque piovane e materiali naturali e riciclabili e che esalta la luce naturale e il rapporto con il verde – è stato affidato a Piuarch, mentre Luca Molinari Studio ha curato il progetto museale e i contenuti.

VALPERGA (TO)
Sacro Monte di Belmonte
In occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, durante le Giornate FAI d’Autunno
2026 il Sacro Monte di Belmonte offre un percorso tra storia, devozione e paesaggio, con gli itinerari esterni
delle Cappelle della Passione di Cristo, della Statua di San Francesco e il percorso pedonale dei Piloni del
Rosario da Valperga. Dalla sommità del monte, lo sguardo spazia sulla pianura canavesana fino a Torino,
Superga, Chivasso, Trino, Agliè, Rivarolo, Castellamonte e Cuorgnè.
Il valore del sito deriva dalla presenza stratificata di testimonianze storiche e devozionali delle comunità locali a partire dalla Tarda Età del Bronzo. Intorno all’anno Mille sorse il primo nucleo del Santuario per iniziativa dei Benedettini; nel 1326 venne eretto il monastero delle monache di Santa Scolastica, che rimasero fino al 1600, quando furono sostituite dai Frati Francescani. Dal 1620 il Santuario fu ampliato, fino al completamento dell’edificio nel 1888. Nel 1712 iniziarono inoltre, per iniziativa del francescano Michelangelo da Montiglio, i lavori della Via Crucis, conclusi intorno alla metà dell’Ottocento con la costruzione di 13 cappelle, anche grazie al sostegno economico di comunità e famiglie canavesane. Il sito è inserito nella Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Belmonte, che si estende su 349 ettari, ed è stato riconosciuto nel 2003 dall’UNESCO come patrimonio dell’Umanità, nell’ambito del sito seriale dei Sacri Monti di Piemonte e Lombardia. Il luogo è gestito dal piemontese Ente di gestione dei Sacri Monti, che si occupa di tutta l’area, compresa quella naturale; la chiesa e parte dell’ex convento apriranno in via eccezionale. Il monte ospita inoltre una delle due aree sperimentali dell’Ente dedicate allo studio e al monitoraggio degli effetti degli eventi di vento e tempesta sulla componente arborea, nell’ambito del progetto Interreg Euro-MED RENFORCE.

PAGNO (CN)
L’incredibile Collezione Ghiglia: tutto il mondo della Vespa
In occasione dell’80° anniversario della Vespa, a Pagno, nel cuore della Valle Bronda, aprirà per le Giornate FAI d’Autunno 2026 la dimora di Dario Ghiglia con la sua straordinaria collezione. Il palazzotto cinquecentesco – residenza di campagna di una nobile famiglia locale, ricca di affreschi e stemmi di diverse epoche – custodisce oggi 85 Vespe, oltre un migliaio di modelli statici e un’incredibile quantità di oggetti, giocattoli, accessori e materiale cartaceo provenienti da tutto il mondo. Tra i pezzi più preziosi, una Vespa del 1948, la rara Vespa U e la 90 SS (Super Sprint); l’ultima arrivata è la Vespa 400 del 1958, unico modello a quattro ruote, costruito e venduto solo in Francia. La dimora, che si affaccia in posizione panoramica su vigne e frutteti, presenta i caratteri delle nobili ville di campagna cinquecentesche. Alcune decorazioni sopravvivono ancora oggi: in facciata un affresco con la Madonna con il Bambino e uno stemma gentilizio; al primo piano, al centro della volta, un’Annunciazione del Settecento; al secondo piano, una cartella ovale in stucco e lo scudetto araldico di una delle nobili famiglie che possedettero la tenuta. Dopo diversi passaggi di proprietà, la dimora è arrivata a Dario Ghiglia, che ne ha curato i restauri conservativi e dal 1995 vi ha allestito la sua collezione, frutto di una vita di passione per la Vespa. Tra i tesori di Pagno, sarà visitabile anche il Monastero dei SS. Pietro e Colombano, di origini longobarde, che rimase nei secoli uno dei maggiori centri culturali e religiosi del territorio, nonostante l’annessione all’Abbazia della Novalesa nell’825 e il saccheggio subito a opera dei Saraceni.
La visita alla Collezione Ghiglia sarà possibile usufruendo per il viaggio di andata e ritorno della navetta messa a disposizione con partenza dal banco FAI posizionato in centro al paese, all’interno della Confraternita del Gonfalone.

CEVA (CN)
Oltre il portone del Castello Rosso
Ingresso dedicato agli Iscritti FAI
Passeggiando nel centro storico di Ceva, tra il fiume Tanaro e il torrente Cevetta, il pubblico avrà un’occasione
di straordinaria eccezionalità: per la prima volta in assoluto il Castello Rosso apre le sue porte al pubblico. A
rendere l’esperienza ancora più unica sarà la presenza speciale della padrona di casa, la Marchesa Adele
Pallavicino, che accoglierà i visitatori per guidarli personalmente alla scoperta della storia, dei ricordi e dei tesori della dimora di famiglia. Il Palazzo Rosso sorge all’estremità orientale della collina del Castèl. Il nucleo più antico, rivolto verso l’abitato, risale al XIV-XV secolo ed è addossato alla cinta muraria che un tempo chiudeva l’intera altura. La facciata, su cui si apre il portale d’ingresso, conserva due aperture a sesto acuto corrispondenti alla Sala delle Colonne, l’ambiente più spazioso del palazzo. Gli interni, con affreschi e dipinti, raccontano la storia della famiglia Pallavicino e della città di Ceva. Il caratteristico colore rosso è con tutta probabilità riconducibile al XIX secolo. Qui furono accolti nel corso dei secoli personaggi illustri come Emanuele Filiberto di Savoia, Carlo Emanuele I con la consorte Caterina d’Austria e Filippo II di Spagna; il 20 aprile 1796 vi fu ospite anche Napoleone Bonaparte, che si recò a cena nel Palazzo Bianco e riposò per alcune ore in una camera ancora esistente. Per due volte, inoltre, la Santa Sindone sostò a Ceva: nel 1561 e nel 1706.
A Ceva il pubblico potrà visitare anche i resti del cinquecentesco Forte, protagonista delle principali battaglie contro i Francesi tra Seicento e Settecento e distrutto nel 1801 per ordine di Napoleone, con le cappelle ipogee ricche di affreschi, e il Museo del Fungo, allestito nel 2024 all’interno dell’ex convento dei Padri Cappuccini grazie alla collaborazione tra il Comune e il Gruppo micologico cebano “Rebaudengo-Peyronel”, il secondo per importanza in Italia, che ne cura l’allestimento e la gestione.

ROCCA GRIMALDA (AL)
Santa Limbania e il borgo di Rocca Grimalda
Le Giornate FAI d’Autunno propongono una passeggiata alla scoperta di Rocca Grimalda, nell’Oltregiogo
Ligure, tra Basso Piemonte e Alto Monferrato, situata su un ripidissimo sperone roccioso che domina la pianura ovadese e il corso dell’Orba. Una vera fortezza naturale, circondata da vigneti e caratterizzata da un originale impianto urbano a Y, con case a corte interna e vicoli disposti a pettine lungo la via principale. Di origine alto-medievale, il borgo passò nel tempo dai domini del Monferrato ai Trotti e, dal 1572, ai Grimaldi, che introdussero il culto di Santa Limbania e favorirono la diffusione della vite. Il percorso parte dai Giardini Paravidino e conduce alla Chiesa di Santa Limbania, la cui attuale configurazione architettonica è frutto di rimaneggiamenti tra XVI e XVII secolo. La chiesa conserva un ciclo di affreschi cinquecenteschi della scuola piemontese, interessati da un recente intervento di restauro, stimolato anche dalla visibilità ottenuta grazie alla mobilitazione per il censimento FAI “I Luoghi del Cuore” nel 2022, quando fu votata da oltre 5000 persone. Si prosegue nel centro storico al settecentesco Oratorio della Beata Vergine delle Grazie, che conserva una raccolta di ex voto, e al Museo della Maschera, dedicato alla tradizione carnevalesca della Lachera. Aperto anche il castello, con il giardino, la cappella e le cantine: conserva la torre circolare romanica, trasformata dai Trotti nel Quattrocento in dimora signorile e ampliata dai Grimaldi nei secoli successivi. Dal belvedere Marconi si può infine ammirare il panorama sulla vallata dell’Orba. Sabato 10 alle 18 l’Oratorio ospiterà un concerto di musica classica del trio “Itinera Mundi”.

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ASTI
Il Vescovado: già casa-forte dei Macalufo
Nel cuore medievale di Asti, le Giornate FAI conducono alla scoperta di un luogo nascosto e solitamente non visitabile: il Palazzo del Vescovado, dal XV secolo sede del Vescovo e degli uffici della curia diocesana. Il
percorso prende avvio dalla Colonna della Misericordia – alla cui base, secondo un’usanza antica, il Venerdì
Santo venivano bruciati gli strumenti utilizzati per le pene capitali – e prosegue nel cortile e nel suggestivo
giardino storico settecentesco, progettato dall’architetto pavese Giovanni Antonio Veneroni. All’interno si visita l’importante salone cinquecentesco, con il soffitto decorato e il raffinato fregio affrescato commissionati dal vescovo Vasino II Malabaila tra il 1519 e il 1525. Di fronte al Seminario – anch’esso visitabile durante le Giornate FAI 2026, al mattino – e a breve distanza dalla maestosa Cattedrale di Santa Maria Assunta, il Palazzo del Vescovado sorge nell’antico centro del potere religioso astese. Le ricerche documentarie hanno attribuito l’originaria proprietà ai Macalufo, ricca famiglia di mercanti; nel 1412 il vescovo Alberto Guttuari acquistò l’intero complesso per farne la nuova sede della diocesi. Il palazzo nacque tra due torri preesistenti come una delle case-forti che nel XIII secolo caratterizzavano la città. Nonostante i rimaneggiamenti avviati dal Seicento, conserva importanti tracce medievali: murature con mattoni a vista, antiche bifore e trifore, monofore decorate in cotto e arenaria e il portale sulla torre, incorniciato da quattro ghiere in laterizio. Le torri furono ridotte all’altezza dei tetti nel 1813-14 per volontà del vescovo Dejan; il più recente intervento, tra il 1988 e il 1990, ha permesso di recuperare la torre prospiciente via Carducci.

TRIVERO (BI)
Casa Zegna
Casa Zegna si inserisce nel contesto montano di Trivero, sulle pendici delle Prealpi Biellesi. Il paesaggio è un singolare modello di urbanizzazione alpina e “fabbrica nel bosco”, nato dalla visione di Ermenegildo Zegna: l’imponente lanificio storico e la palazzina di famiglia, firmata dall’architetto razionalista Ottavio Cabiati negli anni Trenta, convivono armoniosamente con l’Oasi Zegna, tra boschi e parchi terrazzati disegnati dal paesaggista Pietro Porcinai negli anni Cinquanta e Sessanta. Le Giornate FAI offrono l’opportunità di scoprire Casa Zegna attraverso diverse proposte. Oltre alla possibilità di visitare liberamente il bene e i suoi spazi espositivi, il pubblico potrà partecipare alle visite guidate alla mostra “Luccicanza” di Chiara Camoni – ore 11 e 14.30 – accompagnati dal personale di Casa Zegna, grazie alla collaborazione con la Fondazione Zegna. Un’altra proposta porta alla scoperta del paesaggio dell’Oasi Zegna attraverso la passeggiata culturale e ambientale “Foreste: tra Cambiamento Climatico e Cura”. Un percorso di circa 4 chilometri e della durata di 2 ore, accompagnati dal ricercatore Marco Passerini e dall’appassionato di boschi Alessandro Mesini, che permetteranno di osservare e comprendere l’ambiente forestale e le trasformazioni che lo interessano, con particolare attenzione al rapporto tra cambiamento climatico e cura del territorio. La passeggiata è adatta anche a famiglie e camminatori occasionali, purché muniti di scarpe da trekking. Il ritrovo è previsto in località Stavello, lungo la Strada Panoramica Zegna, all’interno dell’Oasi Zegna. In caso di condizioni meteorologiche avverse, la passeggiata sarà sostituita da un incontro presso Casa Zegna, sempre alle ore 14.30. Ancora, un’iniziativa culturale dedicata ai soli Iscritti FAI: la visita presso il Lanificio Ermenegildo Zegna condotta eccezionalmente da Anna Zegna. Un percorso esclusivo all’interno dello storico Lanificio per conoscere la storia, l’innovazione e l’eccellenza manifatturiera (su prenotazione: biella@delegazionefai.fondoambiente.it, posti limitati).

VEGLIO (BI)
Associazione Lanificio Picco 1883
L’ex Lanificio Picco di Veglio, incastonato nella rigogliosa Valle di Mosso lungo il corso del torrente Strona,
apre al pubblico e propone un percorso tra archeologia industriale e arte contemporanea. Fondata nella seconda metà dell’Ottocento come laboratorio artigianale per la lavorazione della lana, l’ex Fabbrica Picco, poi Lanificio Picco e Filatura Picco, si sviluppò nel corso del Novecento sfruttando la forza idraulica del torrente per il funzionamento dei macchinari, fino alla cessazione dell’attività produttiva. Il complesso conserva i caratteri dell’architettura industriale tessile di fondovalle: costruito in pietra locale e mattoni a vista, si articola in più volumi lungo il declivio e presenta grandi finestre regolari per garantire l’illuminazione naturale dei reparti.
Restano inoltre le opere legate all’originario sistema idraulico, tra cui le prese d’acqua e i condotti che
alimentavano le turbine. L’involucro dell’antico stabilimento, rimasto intatto dopo il declino della produzione, costituisce oggi una significativa testimonianza dell’archeologia industriale della Valle di Mosso. Durante le Giornate FAI sarà possibile visitare gli spazi dell’antico stabilimento tessile e due mostre a cura di L. Mikelle Standbridge di Casa Regis – Centro per la Cultura e l’Arte Contemporanea, con due artisti biellesi: Mario Saroldi esporrà gli acquerelli inediti raccolti nella serie “Sé Evasivi – una raccolta di ritratti inafferrabili”, ed Edith Maria Signoretti presenterà la ricerca astratta di “Textile Matters – EDTHS i flowers”, con opere di grande formato realizzate come light box, macro-immagini floreali illuminate attraverso un velo di cashmere. Si potrà ammirare, inoltre, la mostra “MEMORIES”, con opere del fotografo Stefano Ceretti.

NOVARA
Chiesa e Oratorio della Madonna del Latte a Gionzana
Le Giornate FAI d’Autunno 2026 rappresentano un’occasione unica per visitare il trecentesco Oratorio della
Madonna del Latte a Gionzana, frazione a sud di Novara, uno dei più preziosi oratori campestri del territorio, normalmente aperto solo in occasioni particolari. Il percorso consente di scoprire un luogo ricco di storia, immerso nelle risaie, in un contesto rurale rimasto inalterato, e di ammirare il vasto ciclo di affreschi tardogotici realizzati tra il 1487 e il 1488 dalle botteghe di Daniele De Bosis e Tommaso Cagnola, tra le più importanti e prolifiche del territorio novarese a cavallo tra il XV e il XVI secolo. L’oratorio è a navata unica con abside semicircolare, preceduto da un elegante portico e affiancato tra Sei e Settecento dalla casa dell’eremita, custode del santuario. Originariamente dedicato a Santa Maria della Scaglia, venne edificato come cappella privata della nobile famiglia Tettoni, destinata alla devozione dei contadini delle loro proprietà. L’abside è dominata dalla Madonna in trono con i donatori della famiglia Tettoni, affiancata da santi e sormontata dal Cristo Giudice entro una mandorla mistica. Lungo le pareti si susseguono numerose scene e figure devozionali, tra cui San Sebastiano, San Rocco, Sant'Antonio Abate, San Giorgio, la Crocifissione, l'Annunciazione e la Beata Panacea. Gli affreschi, più volte coperti da strati di calce durante le pestilenze, quando l'oratorio fu adibito a lazzaretto, sono stati riportati alla luce grazie ai restauri del Novecento e a quello concluso nel 2011, che ha restituito leggibilità a uno dei più significativi cicli pittorici tardomedievali del Novarese. Le visite permetteranno di approfondire la storia
dell'antico oratorio e della celebre immagine della Madonna del Latte, oggi perduta ma ancora viva nella memoria e nella devozione popolare.

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AMENO (NO)
Fondazione Antonio e Carmela Calderara
Dedicato agli Iscritti FAI l’ingresso allo Studio e appartamento di Antonio Calderara
Nel borgo storico di Vacciago, la Fondazione Calderara apre al pubblico durante le Giornate FAI la casa-museo dell’artista, con la possibilità, per i soli Iscritti FAI, di visitare lo studio e l’appartamento privato di Calderara, normalmente non accessibili. Lo studio conserva ancora oggi il carattere intimo e contemplativo che accompagnò l’artista nella sua incessante indagine sulla luce, sul colore e sull’essenza della pittura. La Fondazione Antonio e Carmela Calderara ha sede in un palazzo seicentesco affacciato sul Lago d’Orta, circondato da case padronali, cortili e giardini. La casa fu ereditata da Calderara a metà degli anni Cinquanta e divenne la sua residenza stabile; pochi mesi dopo la sua morte, nel 1979, vi fu costituita la Fondazione, con l’obiettivo di trasformare la casa- studio in un museo. La collezione, intitolata “La storia di Antonio Calderara e una scelta di artisti contemporanei
suoi amici”, comprende 327 opere, 56 dell’artista e 271 di artisti internazionali con cui Calderara aveva
intrecciato rapporti di amicizia, stima e affinità di ricerca. Il percorso attraversa le opere di artisti come Albers,
Fontana e Manzoni, incontrati a partire dalla fine degli anni Cinquanta, nel periodo del passaggio dalla sua
pittura figurativa a quella astratta. Nel cortile, lo “Spazio Verde” ospita alcune sculture, visibili nel loro insieme dalla loggia superiore. Il rapporto con il paesaggio del Lago d’Orta accompagna anche l’evoluzione della ricerca di Calderara: dalle forme naturali osservate nel paesaggio lacustre, progressivamente semplificate, fino alle composizioni geometriche e di luce degli ultimi anni. Negli spazi della Casa Calderara sarà inoltre aperta la mostra “Azuma. 100 x 100 Kokoro”, a cura di Anri Ambrogio Azuma in collaborazione con Paola Bacuzzi ed Eraldo Misserini della Fondazione, con sculture, dipinti e bassorilievi in gesso inediti e la riedizione dell’installazione “Luce a Vacciago”, realizzata dallo scultore per il cortile della casa vent’anni fa.

BORGOSESIA (VC)
Le frazioni alte di Borgosesia
Le Giornate FAI d’Autunno 2026 offriranno la possibilità di riscoprire un patrimonio di architettura, devozione popolare e tradizioni, legato alla storia delle comunità della Valsesia, tra piccoli borghi immersi nei boschi che conservano la memoria di un’agricoltura eroica, in passato più popolati. L’itinerario proposto tocca alcune “frazioni alte”, come Albergate, piccolo borgo con poche case raccolte attorno all’Oratorio di Santo Stefano, generalmente chiuso, la Cappella con il Presepio settecentesco e l’elegante Casa Negri, edificata tra Cinquecento e Settecento. Il borgo custodisce inoltre antiche abitazioni con tracce di affreschi e il “Taragn”, fabbricato rurale tipico della bassa Valsesia, un tempo rivestito di paglia, testimonianza della tradizione agricola della valle. E ancora, Brina e Ferruta, su un elevato poggio che sovrasta quasi tutti i luoghi di Borgosesia, conservano tracce della loro storia agricola e antichi nuclei abitati. A Ferruta la parrocchiale di Sant’Antonio Abate, edificata nel Cinquecento, custodisce affreschi, decorazioni e opere di artisti valsesiani; a Brina l’Oratorio di San Gaudenzio conserva tele seicentesche e un’opera firmata del pittore valsesiano Tarquinio Grassi del 1702. La visita ai borghi di Bastia e Lovario permetterà di conoscere la storia di Luigi Frascotti, importante personaggio e benefattore
locale. A lui appartenne il suggestivo torrione di Bastia, una costruzione dotata di possenti contrafforti che
domina l’altura. Oggi l’edificio appartiene, in parte, al pittore Ermanno Zamboni, che lo ha restaurato e impreziosito con decorazioni e dipinti murali. Il torrione sarà visitabile in esclusiva dagli Iscritti FAI.
Cascina Sella, e il vicino borgo di Sella si raggiungono percorrendo per 3,5 km la strada “delle frazioni alte”. Il piccolo borgo di Sella è composto da alcune case, disposte lungo il profilo della collina. Tra queste spiccano Villa De Giuli e Casa Ferro, che apriranno eccezionalmente le loro porte in occasione delle Giornate FAI. Presso il forno di Casa Ferro verrà, inoltre, organizzata una dimostrazione di panificazione. Cascina Sella è costituita da sole due abitazioni e da un oratorio settecentesco, preziosamente decorato, di proprietà privata.
Ancora, a Vercelli domenica 11 ottobre saranno proposti due eventi speciali dedicati ad Amedeo Avogadro,
uno dei più importanti protagonisti della storia scientifica locale, nel 250° anniversario della sua nascita. Alle ore 10 e alle 16 partiranno i percorsi Sulle tracce di Amedeo Avogadro, dal Liceo Scientifico all’Archivio di Stato, fino alla Torre degli Avogadro e a Palazzo Avogadro della Motta, per giungere al Palazzo Arcivescovile.

STRESA (VCO)
Villa Ducale
Affacciata sul Lago Maggiore, aprirà Villa Ducale, tra le antiche dimore nobiliari di Stresa, solitamente non
aperta al pubblico perché dal 1966 ospita il Centro Internazionale di Studi Rosminiani. Il percorso attraverserà saloni e toccherà le testimonianze rosminiane, fino al grande giardino. Agli Iscritti FAI sarà inoltre riservata la visita alla Coffee House del 1775. La villa, esempio di prestigiosa dimora dell’alta borghesia, fu edificata tra il 1770 e il 1772 per Giacomo Filippo Bolongaro, arricchitosi a Francoforte con il commercio del tabacco.
Nell’Ottocento passò ad Antonio Rosmini, diventando luogo d’incontro con Alessandro Manzoni e personalità legate al Risorgimento italiano. Dal 1857 fu dimora della Duchessa di Genova Elisabetta di Sassonia, madre della futura regina Margherita, assumendo il nome di Villa Ducale. La villa conserva affreschi e decorazioni originali di Giovanni Battista Ronchelli, artista attivo nel Settecento anche in altre realtà importanti del territorio, tra cui Palazzo Estense a Varese e Villa Della Porta Bozzolo, oggi Bene FAI. Con l’arrivo della Duchessa di Genova, edificio e parco furono adeguati alle esigenze della corte sabauda, con interventi legati anche agli architetti Pietro Bottini e Augusto Guidini. Degli arredi della vita di corte rimane oggi solo una parte, mentre gli ambienti storici sono stati progressivamente adattati alle funzioni del Centro Internazionale di Studi Rosminiani, che custodisce archivi e un patrimonio librario di circa 110.000 volumi destinato agli studiosi.

Le aperture in Valle d’Aosta:
AOSTA
Patrimonio e storia del Palazzo Vescovile di Aosta
Il Palazzo Vescovile di Aosta apre le porte al pubblico, offrendo un’opportunità unica per immergersi nella storia, nell’architettura e nell’arte di uno dei complessi più prestigiosi del “quartiere ecclesiastico” cittadino. Si potrà accedere a spazi di rappresentanza, in parte oggetto di recenti interventi di restauro. I visitatori potranno ammirare da vicino lo sfarzo del grande atrio neoclassico e dello scalone monumentale progettati dal ticinese Michele Albertolli, impreziositi da raffinati stucchi raffiguranti elementi simbolici, stemmi e la grandiosa figura allegorica della Costanza. Il percorso consente di contemplare il prestigioso salone d’onore al primo piano, dominato dal ciclo pittorico settecentesco iniziato dal pittore di origine lombarda Carlo Francesco Cogrossi e ultimato da Antonio Piantini. A completare il percorso, la vista sul riservato giardino interno, citato sin dall’epoca medievale, tuttora ricco di rigogliosi roseti e alberi da frutto.
Oltre le mura: dalla Porta Orientale alla Necropoli passando per la piazza razionalista
Un percorso alla scoperta di Aosta romana, attraverso alcuni dei luoghi più significativi della città: l’Area funeraria fuori le mura, normalmente non accessibile al pubblico e scenario di riti funerari dal IV secolo al VIII secolo, la Porta Decumana e Piazza della Repubblica. La partenza è prevista presso il punto FAI in Via Eduard Aubert, proprio all’angolo di Piazza della Repubblica. Un’occasione speciale è riservata agli Iscritti FAI con la possibilità, nella giornata di sabato, di accedere alla Biblioteca regionale e ai suoi sotterranei, normalmente non inclusi nel percorso di visita. Qui sarà possibile scoprire da vicino le testimonianze archeologiche della Porta Decumana e conoscere una parte meno visibile e particolarmente suggestiva della storia di Aosta.

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