Procedura “illegittima” per il conferimento di un incarico dirigenziale: Palazzo Rosso condannato in Appello

Alessandria – Una procedura selettiva avviata da Palazzo Rosso per il conferimento di un incarico dirigenziale a tempo determinato, settore Lavori Pubblici. Ritenuta illegittima e il Comune è stato condannato in appello, condanna che ha ribaltato la decisione del Tribunale.
Tutto ha inizio nel 2022, fine Giunta Cuttica quando l’amministrazione comunale decide di indire una nuova selezione pubblica dopo la scadenza del precedente incarico fiduciario.
Nel frattempo, però, cambia l’Amministrazione, il nuovo esecutivo sceglie inizialmente di sospendere la procedura ma poi la riattiva a luglio introducendo alcune modifiche alle regole già fissate dalla precedente amministrazione.
Nel mirino del candidato, l’architetto Fabrizio Furia, che già aveva lavorato a Palazzo Rosso, finisce la composizione della Commissione esaminatrice. In particolare per la presenza di un dirigente tecnico appena reintegrato in servizio dopo un periodo di sospensione. E che, in precedenza, era stato sostituito proprio dal candidato poi risultato soccombente.
Ulteriori rilievi hanno riguardato il regolamento applicato alla selezione e le modalità di svolgimento del colloquio finale: la procedura prevedeva infatti la presenza fisica dei candidati, ma uno dei partecipanti venne ammesso a sostenere il colloquio da remoto. Alla fine soltanto due candidati furono giudicati idonei dalla Commissione. Il ricorrente e il candidato collegato online, poi scelto dal sindaco nel settembre 2022 per l’incarico.
Questo spinse l’architetto Furia ad intraprendere un’azione giudiziaria affidando il caso al Tribunale del Lavoro. In primo grado il giudice aveva riconosciuto alcune criticità nella gestione della procedura ma le modifiche introdotte dall’amministrazione inizialmente fu ritenuto di considerarle legittime. La Corte d’Appello ha invece assunto una posizione opposta, accogliendo il ricorso, dichiarando illegittima la selezione e condannando il Comune al risarcimento del danno in favore dell’appellante (più di duecentomila euro).
Palazzo Rosso, secondo l’architetto Furia, avrebbe violato almeno tre principi fondamentali: l’immodificabilità delle regole a procedura avviata, l’assenza di motivazioni per il cambio della commissione e il mancato rispetto delle modalità previste per i colloqui.
In primo grado, il Tribunale di Alessandria ha dato ragione al Comune ma la Corte d’Appello di Torino ha ribaltato la sentenza. Ora si è in attesa delle motivazioni. Al termine di questo periodo, il Comune potrà ancora ricorrere in Cassazione.

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