La notte dei cantautori torna al Bosco delle Acacie: il 17 luglio, a Vesime, il grande coro italiano

Ci sono canzoni che non ricordo di aver imparato. Le so, semplicemente, come si sa il proprio nome, come si sa la strada di casa. La guerra di Piero e La città vecchia di Fabrizio De André, Rimmel di Francesco De Gregori, il Guccini di Radici: sono stati i miei primi ascolti, i dischi che giravano sul piatto quando ancora non sapevo che quella musica mi avrebbe accompagnato per tutta la vita. Sono cresciuto con i cantautori, ne ho amato le vicende musicali e umane, e con gli anni ho capito che il loro dono più grande è stato quello di saper dire parole definitive sulla vita e sull’anima.Penso al verso che chiude La città vecchia, quando De André guarda gli ultimi dei carruggi, i perduti, i reietti, e ci ricorda che Se non sono gigli sono sempre figli, vittime di questo mondo. Oppure a quella immagine rovesciata di Via del campo, dove Faber ci ha insegnato che la bellezza non germoglia dalla ricchezza: Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior… E l’arco lunghissimo di questo amore arriva fino ad oggi, fino a Ivano Fossati che in Pane e coraggio ha pronunciato la frase forse definitiva sull’emigrazione: Ma soprattutto ci vuole coraggio / a trascinare le nostre suole / da un paese che ci odia / ad un altro che non ci vuole.  Ecco cosa hanno fatto i cantautori italiani: hanno regalato a un intero Paese le parole per raccontare e per capire.

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È per questo che aspetto con gioia venerdì 17 luglio, quando al Bosco delle Acacie di Vesime, in regione Casarossa, tornerà a grandissima richiesta La Notte dei Cantautori, dopo il successo dell’anno scorso. Quel cortile lo conosco bene: ci sono stato a maggio per un concerto poetico dedicato alla rosa, avvolto in un freddo che sembrava di fine inverno, e ci ho vissuto in passato serate che porto ancora con me. Stavolta la stagione si è rimessa in pari: sarà una vera notte d’estate, di quelle fatte apposta per cantare all’aperto, sotto le lucine accese tra i rami.

Sul palco, dalle 21, la band guidata da Marco D’Angeli alla voce, con Francesco Lannocca alle tastiere e cori, Maurizio Miotello alle chitarre e cori, Antonio Filigno al basso e Angelo Cannarozzo alla batteria. Il loro progetto è un viaggio nella penisola e nel tempo attraverso le canzoni di Dalla, De André, De Gregori, Battisti, Battiato, Vecchioni, Bertoli, Bennato, Rino Gaetano e altri ancora: brani arrangiati in maniera originale, senza tradire le intenzioni degli autori, e cuciti insieme da racconti e aneddoti che aiutano a conoscere meglio le personalità di quegli artisti. D’Angeli parla di una «fotografia sonora» del nostro Paese, e la definizione è perfetta: perché la musica d’autore italiana, nata con Modugno e lanciata dai fermenti degli anni Settanta, è davvero un patrimonio collettivo, un enorme coro nazionale.

E non è un’operazione nostalgica, tiene a precisare D’Angeli: ai concerti arrivano moltissimi ragazzi giovani che quelle canzoni le conoscono perché gliele hanno cantate i genitori, o perché le ascoltano ancora oggi sulle piattaforme. È la prova che certe parole non invecchiano: passano di mano, come si passa il pane a tavola.

La serata avrà anche una cornice preziosa: nella legnaia sarà allestita la mostra delle bellissime ceramiche di Carlo e Delia, e a fine spettacolo ci sarà un abbondante rinfresco, con il servizio bar attivo per tutta la sera. Il biglietto intero costa 15 euro, 10 per i tesserati, e comprende spettacolo, visita alla mostra, rinfresco e una consumazione; il tesseramento annuale a sostegno dell’associazione, facoltativo, è di 10 euro. La prenotazione è gradita, ai numeri 371 6364930 e 349 0088398, oppure scrivendo a associazioneboscodelleacacie@gmail.com. In caso di pioggia l’evento si sposterà nel salone parrocchiale di Vesime.

Ma io confido nelle stelle di luglio. Confido in quel cortile che a maggio ci ha visti tremare sotto gli scialli e che ora ci restituirà una notte tiepida e generosa, dove nessuno avrà bisogno del foglietto con le parole: le sappiamo già tutte, da sempre. Basterà che la band attacchi le prime note, e il Bosco delle Acacie diventerà quello che queste canzoni sono sempre state: un coro, un falò, una tavola apparecchiata per tutti.