Lezioni di minoranze e altre rivoluzioni silenziose

L’ultima volta che sono stato a Termoli mi sono seduto sulla panchina accanto alla statua di Jacovitti e abbiamo iniziato a parlare. Le conversazioni con le statue sono sempre migliori. Non interrompono, non alzano la voce, e soprattutto non ti chiedono perché non hai ancora finito di lavorare. Io gli parlavo della situazione internazionale, lui annuiva con quel sorriso di bronzo un po’ storto, come se tutto fosse già disegnato in anticipo, ma senza fretta.
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Ho tirato fuori Serge Moscovici, lo psicologo sociale francese che ha passato la vita a osservare le folle e le minoranze, quelle piccole tribù di testardi che cambiano il mondo senza mai urlare. Moscovici ci ricorda che il cambiamento vero raramente nasce dalla maggioranza. È la minoranza coerente che piega le norme di gruppo, che semina idee senza attendere applausi o like. In questi tempi di società appiattita, dove tutti sembrano fotocopie l’una dell’altra, forse è un bene che esista ancora chi insiste, resiste e riflette.
Calliope, mia vecchia musa retorica, si sarebbe divertita a osservare la scena… gli estintori dei musei che diventano sculture minimaliste, i cartelli delle uscite di sicurezza trasformati in opere concettuali sul senso della fuga. E io, nei musei, mi soffermo sempre lì. Non davanti ai quadri famosi, ma a quei dettagli minuscoli, come se fossero messaggi cifrati dell’universo, un pezzo di nastro adesivo sul vetro, un lampo di luce sul pavimento, un sospiro tra le sale vuote.
Gli amici mi chiedono spesso quando smetterò di lavorare. Rispondo con la stessa leggerezza di chi ha già visto troppe panchine e troppe statue. “Dopo i 67 anni.” Moscovici avrebbe sorriso, perché chi osserva e resiste, anche senza fretta, è già cambiamento.
E qui succede il miracolo. Jacovitti, improvvisamente, si stacca dal piedistallo. Non cammina, no, fluttua leggermente, come se il vento di Termoli lo avesse reso leggero. Mi guarda, e io capisco che forse le minoranze coerenti non solo cambiano le norme, ma riescono persino a far parlare le statue. Calliope ride in un angolo, gli estintori applaudono, e io, seduto su quella panchina, mi sento incredibilmente al sicuro. In un mondo che sembra appiattito, la follia coerente è l’unica forma di libertà.
