Sardegna ostaggio delle rinnovabili: il silenzio della Regione e della Presidente Todde

Nostra intervista a Michele Pala, Avvocato del Comitato Referendario per il No

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La Sardegna, gemma d’Italia, è al centro di una cruciale battaglia energetica che funge da monito per l’intero Paese. Le imponenti installazioni eoliche e fotovoltaiche, spesso calate dall’alto, hanno innescato una forte reazione popolare, un muro contro muro con l’inerzia delle istituzioni regionali. Abbiamo approfondito il tema con l’avvocato Michele Pala del Comitato Referendario per il No, il quale denuncia senza mezzi termini una vera e propria emergenza democratica. Tutto questo nella seconda puntata di Excalibur.                                                                                                                            

La Battaglia Contro il Potere Trasversale

L’attuale spinta alle energie rinnovabili in Sardegna, in particolare l’eolico e il fotovoltaico, è stata definita come “imposta”. Perché usate un termine così forte?

Sì, purtroppo ‘imposte’ è proprio il termine corretto, perché è mancato completamente il coinvolgimento democratico della popolazione. Il mio Comitato, già nell’aprile del 2024, aveva inviato a tutti i 377 sindaci sardi un ordine del giorno per rappresentare la situazione e chiederne la discussione nei Consigli Comunali. Non abbiamo ricevuto nessuna risposta positiva da nessuno di loro. Questo silenzio è stato un primo, forte segnale.

A che punto la vostra battaglia ha smesso di essere solo ambientale per diventare una lotta contro un potere trasversale e invisibile che, a vostro avviso, controlla le istituzioni?

L’osservazione è giustissima. I poteri che oggi condizionano davvero la vita delle persone e il destino dei territori non sono all’interno delle istituzioni, ma sono esterni alle istituzioni. In questo senso, possiamo parlare di emergenza democratica. Se le istituzioni non sono più a tutela dei cittadini, ma sono succubi di interessi che vanno ben oltre quelli della popolazione, il nostro voto e l’espressione democratica diventano un esercizio vuoto. La stessa rassegnazione popolare che percepiamo, e che si manifesta nell’astensionismo, è l’effetto di questo sistema: le persone eleggono rappresentanti che poi sono condizionati da poteri esterni e si dimenticano del popolo.”

Referendum Contro l’Amministrazione Politica

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Lei definisce la proposta di legge popolare ‘Pratobello’ come un ‘binario morto’ che mirava a neutralizzare la protesta. Ci può spiegare perché il referendum regionale consultivo è, a suo giudizio, l’unica iniziativa veramente temuta dalla politica?

La proposta ‘Pratobello’, pur corredata da 210.000 firme di persone che hanno a cuore la Sardegna, era oggettivamente uno strumento sbagliato perché confida nella politica. Era una proposta di legge indirizzata al Consiglio regionale che, inevitabilmente, così come ha fatto, l’avrebbe disattesa. Si rivolgeva a una politica che, in questa vicenda, è parte del problema e non la soluzione, una politica silente e succube degli interessi delle grandi multinazionali.

Noi, per questo motivo, abbiamo scelto il referendum. Questo strumento, invece di chiedere alla politica di votare una legge, pone un quesito chiaro e chiede alla popolazione di esprimersi su una vicenda di assoluta importanza. Questa è la forza del referendum: il voto referendario non è governabile.

La politica regionale ha dunque cercato di neutralizzare il referendum? In che modo? La Presidente Todde è stata invitata a partecipare al dibattito?

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Io sto dicendo che la politica ha utilizzato la Prato-Bello, persino arrivando a sostenerla, ben sapendo di poterla gestire, dato che l’ultima parola spettava al Consiglio regionale. Segnalo che il Consiglio regionale non si è mai espresso a favore del referendum. Abbiamo invitato la Presidente della Regione, la dottoressa Todde, a confrontarsi sul problema serenamente, ma non si è mai presentata. Non ha mai parlato del referendum. Così come tutti i consiglieri regionali hanno letteralmente eluso la questione.

Nonostante i nostri 15 comunicati stampa, ne è stato pubblicato forse uno. C’è stato un ostracismo totale proprio perché il voto referendario non è governabile. La politica sa che, se il popolo si esprime, non può ignorarlo.”

Oscuramento Mediatico e la Riscossa Popolare

Lei denuncia un ‘tambureggiamento quotidiano’ a favore della Pratobello, in netto contrasto con l’oscuramento del referendum. Quali strategie avete adottato per informare i cittadini, nonostante la barriera mediatica?

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Le difficoltà non sono state poche, c’erano e ci sono. Ho vissuto sulla mia pelle l’opposizione: sono stato intervistato come promotore del referendum a una manifestazione, ma della mia intervista, nel servizio mandato in onda, non ve n’era traccia. Addirittura, iniziative a sostegno del referendum sono state presentate come iniziative della Prato-Bello. Quando la stampa non è slegata dai meccanismi di potere, ma anzi ne è espressione, è evidente che ci siano precisi interessi che convergono verso una direzione che non è quella dei sardi.

Come abbiamo risposto? Ci siamo comprati gli scarponcini nuovi e abbiamo incominciato a girare paese per paese, porta a porta, cercando con i nostri mezzi di informare e sensibilizzare le persone. Questa devastazione del territorio sardo – con migliaia di pannelli fotovoltaici e torri eoliche alte oltre 200 metri – può essere fermata solo con un grande movimento popolare. A quel punto, potremo mettere la politica in condizioni tali da far tremare i polsi, e dovranno necessariamente ascoltarci.

Non Contro il Progresso, Ma Contro la Devastazione

È vero che anche in Sardegna si registra l’interesse di personaggi del potere finanziario internazionale per l’acquisto di vecchie realtà industriali e per investimenti nella produzione di corrente elettrica?

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Sì, si parla di un’attività intensa e di personaggi di un certo livello che sono venuti a osservare le aziende del carbone e a valutare investimenti, anche da parte di soggetti che starebbero investendo in maniera molto importante per installare questi apparecchi industriali. Si è innescato un meccanismo di speculazione finanziaria sul territorio.

Dobbiamo precisare un fatto: il vostro Comitato non è contro il progresso, vero?

Assolutamente no. Il referendum è a tutela del paesaggio. Noi non siamo contrari all’utilizzo dei pannelli fotovoltaici per la produzione di energia, ma siamo contrari all’utilizzo del suolo per questo scopo. I pannelli possono essere installati sui tetti delle abitazioni e sui capannoni industriali.

Inoltre, le energie rinnovabili non sono solo eolico e fotovoltaico: abbiamo le biomasse, il moto ondoso, l’idroelettrico. L’ultimazione dei bacini idroelettrici sardi risolverebbe due problemi: la produzione di energia e il problema della siccità. Ma non noto movimenti né cantieri in questa direzione. Anzi, mentre ci presentano la transizione energetica per superare i combustibili fossili, pare che in Sardegna stia arrivando il gas, che è fossile.

Un dibattito pratico e di buonsenso su queste questioni non c’è stato, perché?

Perché le discussioni sembrano tutte condizionate da un lato dagli interessi economici e dall’altro da posizioni ideologiche che sono distanti mille miglia dagli interessi della popolazione e del territorio. Credo che la popolazione debba potersi esprimere. I cittadini non sono bestie, e la differenza tra l’essere cittadini e l’essere sudditi passa proprio dal diritto di decidere il proprio destino.”

Il Responso Politico e i Tempi della Giustizia nel 2025

Venendo all’attualità, ci racconti in sintesi l’esito dell’iter referendario: quali sono state le motivazioni del rigetto da parte della politica regionale e quali sono i tempi attuali della giustizia?

Dopo la raccolta di oltre ventimila firme, sono state depositate presso la Corte d’Appello di Cagliari, la quale le ha poi trasmesse all’Ufficio del Referendum della Regione Sardegna. Questo Ufficio è composto da quattro magistrati e dal direttore generale della Regione. È importante sottolineare che i quattro magistrati sono stati nominati dalla stessa Presidente della Regione, Todde.

“Il deposito della nostra richiesta referendaria è stato effettuato intorno al 13 settembre 2024. Tuttavia, abbiamo ricevuto il riscontro negativo dall’Ufficio Regionale solo il 23 dicembre, con una motivazione che ci è risultata incomprensibile e pretestuosa. L’Ufficio ha infatti paragonato il nostro quesito, incentrato sulla tutela del paesaggio, a quello promosso in passato dai Cittadini Veneti per l’Indipendenza del Veneto.

Questa analogia è totalmente priva di fondamento: i due quesiti non presentano alcun elemento di connessione. La nostra richiesta è specificamente volta alla tutela ambientale e paesaggistica, mentre la proposta veneta aveva una chiara e diversa natura, potenzialmente lesiva dell’unità nazionale. Sorprendentemente, a noi è stato contestato che il nostro Referendum andrebbe a incidere su principi contrari alla Costituzione, richiamando, impropriamente, proprio il concetto di unità nazionale.

Come Comitato, abbiamo deciso di impugnare questo rigetto, poiché riteniamo che neghi al popolo Sardo un fondamentale diritto politico e di voto. Per questo motivo, abbiamo presentato ricorso presso il Tribunale civile di Cagliari. L’unica udienza si è tenuta il 5 maggio 2025, ma ad oggi non abbiamo ancora ricevuto una risposta alla nostra opposizione.

Questa attesa ci preoccupa notevolmente. Il rischio concreto è che il susseguirsi delle prossime consultazioni elettorali – regionali, politiche ed europee – possa far slittare l’approvazione del Referendum di diversi anni. La normativa, infatti, impone il rispetto di un intervallo di sei mesi prima e dopo ogni elezione. Se non riuscissimo a centrare l’unica finestra temporale utile, stimata per il 2026, si innescherebbe un meccanismo di rinvii pluriennali che, di fatto, bloccherebbe l’esercizio della democrazia attraverso il voto referendario.”

Grazie Avv. Pala, personalmente, credo che questa vicenda non sia solo una battaglia legale e burocratica, ma una questione di dignità democratica. Non possiamo permettere che i tempi della giustizia e la calendarizzazione politica soffochino un diritto fondamentale del popolo. L’inerzia di oggi rischia di trasformarsi in una negazione prolungata della volontà popolare. Continueremo a vigilare e a lottare con ogni mezzo per garantire che la voce dei Sardi venga ascoltata e che si possa finalmente esercitare il diritto di pronunciarsi su una materia così cruciale come la tutela del nostro paesaggio. Non è in gioco solo un Referendum, ma la salute della nostra democrazia.

Giuseppe Spinelli

retearil21@gmail.com

Per accedere all’intervista integrale: https://www.youtube.com/watch?v=FWs8whDiqEk&t=648s