In viaggio con i Templari tra Gerusalemme ed Alessandria della palude, con Ferdinando Caputi & due Cavalieri del Tempio.

La sera di un paio di giorni fa, il 3 Maggio, chi come me ha sfidato la pioggia sottile che cadeva su Alessandria, per poi entrare fra le mura accoglienti del Museo della Gambarina, ha avuto il piacere di vivere una notevole avventura intellettuale, tra Gerusalemme ed Alessandria della palude (così si chiamava questa città all’epoca della sua fondazione), grazie alla guida colta e coinvolgente di Ferdinando Caputi (che sarà pure un Archeologo ormai in pensione, ma non mi pare abbia perso neppure un grammo di una grande curiosità intellettuale per la Storia in ogni sua forma), e di due Cavalieri del Tempio, che al secolo rispondono ai nomi di Walter Siccardi e Angelo Arata, splendidamente e fedelmente abbigliati, ma anche assai preparati e simpatici nell’approfondire quella che potremmo definire “la vita quotidiana dei Cavalieri Templari”.

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La serata proponeva un titolo assai intrigante quanto affascinante: Alessandria una Città ed una Provincia Templare: i 15 Cavalieri che giurarono fedeltà a Guillaume de Beaujeu si è così divisa in tre parti decisamente distinte. Nella prima parte Ferdinando Caputi ha proposto una introduzione al senso e al significato dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio, dalla fondazione dovuta a Bernardo di Chiaravalle, al fatto che all’origine lo scopo dei Templari fosse la protezione dei pellegrini che a piedi raggiungevano i grandi santuari del Cattolicesimo, come Sant’Iago de Compostela, ma anche sottolineando il fatto che furono proprio questi Cavalieri ad inventare le “lettere di credito”, che consentivano ai viaggiatori di versare una certa quota di denaro all’Ordine, magari a Parigi, per poi, grazie a questa sorta di assegno al portatore decisamente ante litteram, poter riscuotere la stessa cifra magari a Gerusalemme, evitando quindi ogni rischio di rapina in viaggio. E poi la tesi principale della serata, davvero sorprendente: vi sono importanti studi che potrebbero portare a concludere che la stessa città di Alessandria sia stata fondata proprio dai Templari, ed in particolare dal gruppo di Cavalieri alessandrini e della provincia di Alessandria.

Ma lasciatemi un attimo spiegare come Ferdinando Caputi espone le sue considerazioni storiche e anche religiose (dato che qui parliamo di Ordine Monacale, per quanto formato da combattenti). Perché quando lui presenta le sue conoscenze e le sue idee, non lo fa sempre in modo lineare (da A si va a B e quindi a C) ma utilizza una modalità decisamente rapsodica. Non si rivolge direttamente a noi che lo ascoltiamo: guarda le sue diapositive, ma ne estrapola una frase, una parola, per poi portarci verso riflessioni decisamente poco ortodosse, aperte ad uno sguardo davvero originale e fuori dagli schemi. Tra uno studio più consapevole della Bibbia (ad un certo punto cita gli studi di Mauto Biglino, ma poi dice “ma non parliamo di Biglino”, con la sapiente ironia che ormai gli conosco e che fa parte del suo affascinante stile espositivo) e della Storia che la Bibbia cela o sottintende, ad esempio ci propone un singolare parallelo fra il Faraone eretico Akhenaton (monoteista in una società dove gli dei erano molteplici) e il Patriarca Abramo, o forse Mosé…un’opinione tanto ardita quanto stimolante di meditazioni, no? Si, ad un certo punto mi sono trovato a riflettere sul fatto che quasi ogni considerazione di Ferdinando Caputi avrebbe potuto portare a discussioni infinite su argomenti inesauribili. E scusate se è poco…

Dopo questa notevole parte introduttiva, ecco che sono giunti fra noi i due Cavalieri Templari, Walter Siccardi e Angelo Arata, abbigliati da combattimento, elmi compresi (che per poter quanto meno respirare bene nonché parlare, hanno giustamente tolto quasi subito) che ci hanno spiegato con dovizia di particolari quello che era un po’ la vita quotidiana dei Templari, che sostanzialmente erano un Ordine di Monaci Guerrieri, fatto praticamente unico nel mondo monacale cattolico. Ma i Templari, prima di diventare tali, erano già dei nobili cavalieri, cadetti di ottime famiglie nobili, addestrati già all’arte della guerra. Che poi nell’Ordine affinavano grandemente le loro capacità guerresche, soprattutto imparando lo spirito di corpo dei Templari, che non lasciavano nessuno indietro, combattendo con il massimo coordinamento fra loro ed un impeto guerresco davvero spaventoso.

Ed infine l’ultima parte della serata, assai intrigante quanto sorprendente: da un incredibile documento dell’epoca, vergato da una rabbino francese nella forma di un rotolo – simile alla struttura della Torah – che contiene i verbali dei giuramenti dei Cavalieri Templari, scopriamo che da Alessandria, Tortona, Acqui e Casale,  furono ben 15 i Cavalieri che fecero il giuramento di appartenenza all’Ordine davanti a Guillaume de Beaujeu, che è stato il 21º Gran Maestro dei Cavalieri templari dal 1273 al 1291. E devo ammettere che quando Ferdinando Caputi ci ha letto nomi e cognomi di quegli antichi Monaci Guerrieri, provenienti dalla zona di quella che il Barbarossa definiva con spregio “Alexandria de palea” e cioè Alessandria della palude, con quei cognomi così “alessandrini”, come fosse gente d’oggi che va alla guerra, abbiamo vissuto un momento davvero emozionante. In fondo a tutto ci sono poi gli studi che ancora si faranno per capire se “Alexandria de palea” sia stata unificata e fortificata grazie al denaro templare…e grazie a quei 15 Templari dai bei cognomi alessandrini.

 

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