“Una donna libera, con un grande cuore”: l’ultimo saluto a Emma Camagna

ALESSANDRIA – L’immagine di San Francesco di Sales, protettore delle giornaliste e dei giornalisti, sulla bara. Perché Emma Camagna ha amato in maniera totale il mestiere più bello del mondo e lo ha vissuto e interpretato con curiosità, forza, senso della notizia, determinazione, chiarezza, obiettività rispetto.
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Qualità che sottolinea monsignor Gianpaolo Orsini, che concelebra il rito funebre in Cattedrale, e invita tutti a custodire i ricordi privati della grande giornalista scomparsa giovedì, a 94 anni.
Quelli pubblici sono patrimonio di tutte e di tutti: i molti pellegrinaggi a Lourdes, come dama dell’Oftal, il suo rapporto con le ‘ragazze’ della Michel, la cura degli ammalati e delle loro famiglie. Il Soroptimist, di cui è stata socia fino all’ultimo per oltre 50 anni.
E poi il suo lavoro, ma soprattutto il suo essere, come ha ricordato l’avvocata Giulia Boccassi, “una antesignana del femminismo, in una società in cui gli spazi per le donne erano davvero pochi. Emma se li è sempre conquistati, da donna libera qualche è stata fino all’ultimo, e con un grande cuore, che molti e molte possono testimoniare“.
Emma cronista appassionata, Emma impegnata nel sociale. Emma mai gelosa delle sue esperienze lavorative, che anzi raccontava con piacere, Emma battagliera, Emma generosa, Emma con il suo inconfondibile toscano, Emma anche ironica, ma di quell’ironia che oltre a sdrammatizzare e a far sorridere aiuta a costruire e a crescere.
Emma orgogliosa di un rispetto che si è conquistata ogni giorno ‘sul campo‘. Emma fra le prime donne a scrivere di sport, Emma che, quando cammineremo per le vie del centro, porteremo dentro di noi la speranza di incrociarla e di scambiare qualche chiacchiera. Con la certezza, dopo il saluto, di essere un po’ più ricchi.
