Alessandria: la scoperta della piazza (o dell’acqua calda)

Alessandria. Potere della campagna elettorale.
La Giunta Abonante, che non si distingue certo per originalità delle idee ma si limita spesso e volentieri a riproporre o portare a termine quelle altrui, ora ha improvvisamente riscoperto le piazze cittadine, da tempo immemore vanto, caratteristica e cuore pulsante della nostra città.
E’ arrivato il Giro d’Italia e il campione delle ovvietà, il Vice Sindaco Giovanni Barosini, ha sentenziato sugli organi di stampa locale: “Nell’era delle piazze virtuali vanno valorizzate quelle fisiche come spazi di relazione e unità”. La scoperta dell’acqua calda, in formato qualunquismo social.
La verità è che già nel 2010 (se non prima) l’allora Sindaco Piercarlo Fabbio aveva presentato un bellissimo progetto per la restituzione ai cittadini di Piazza della Libertà (dopo aver fatto proposte inerenti anche a Piazza Garibaldi) pedonalizzata, con corollario di piano per il traffico, il trasporto pubblico e i parcheggi alternativi.
Ovviamente, con la sua ostracizzazione, questo divenne lettera morta proprio perché da lui proposto.
Come tutte le buone idee, però, questa sembra ora rinascere (ma è vietato citarne la primogenia), più a titolo di pura propaganda che di reale progetto urbanistico comprendente trasporti pubblici, parcheggi alternativi, servizi ai cittadini, arredo urbano.
Quindi, per dare a Cesare quel che è di Cesare (o di Fabbio) ho chiesto al Sindaco Emerito un commento sulle ultime esternazioni dei governanti locali in merito alla “storica centralità” delle bellissime piazze alessandrine.
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Massimo Taggiasco
Le piazze come cuore della città: un’idea che viene da lontano
“Finalmente anche l’Amministrazione comunale di Alessandria sembra riconoscere il valore di una visione che, durante il mio mandato da Sindaco, avevamo cercato di tradurre in scelte concrete: le piazze non come semplici spazi vuoti o luoghi di passaggio, ma come vere agorà urbane, capaci di attrarre eventi, relazioni, socialità, commercio e identità cittadina.
L’articolo pubblicato in questi giorni sulla Libertà della piazza conferma, in fondo, una convinzione che avevamo già allora: una città vive se vivono le sue piazze. E una piazza vive quando non è soltanto attraversata, ma abitata, frequentata, riconosciuta dai cittadini come luogo proprio. Durante gli anni della mia amministrazione, dal 2007 al 2012, questa idea aveva trovato diverse applicazioni.
Piazza Garibaldi aveva ospitato per tre volte la grande equitazione internazionale, con il concorso ippico di salto ostacoli a quattro stelle, trasformandosi per alcuni giorni in un’arena elegante e popolare insieme. Piazza della Libertà era diventata teatro del tennis per tutti, offrendo un’immagine diversa e partecipata del centro cittadino. Dalla città era partita la Coppa d’Oro di rally, mentre manifestazioni come Abitanti e Pallemondo avevano dimostrato come anche piazza Garibaldi potesse diventare spazio di gioco, incontro e comunità.
La stessa impostazione era stata seguita per il Natale: il grande albero al centro della città, il Presepe di Città, le facciate illuminate, le luci dei proiettori Spacecannon che fendevano il cielo, i mercatini, il Capodanno con i fuochi artificiali e i concerti, fino a quelli festosissimi di fine anno con migliaia di ragazzi in piazza e alle iniziative di beneficenza, come ad esempio il concerto per l’Uspidalet. Si trattava di una precisa idea di città: riportare le persone nei luoghi centrali, restituire funzione civile agli spazi pubblici, fare delle piazze non soltanto luoghi monumentali, ma motori di relazione, economia urbana e appartenenza.
In quella stessa direzione andavano anche i progetti di riqualificazione di piazza Garibaldi e piazza della Libertà, con l’ipotesi dei parcheggi sotterranei e della restituzione della superficie a una nuova funzione urbana, più libera, più ordinata, più disponibile alla socialità e agli eventi. Per piazza Garibaldi il contratto con il project finacing del parking sotterraneo era stato firmato fin dal 2012. Per piazza della Libertà era già stato presentato alla cittadinanza il progetto di massima firmato da Enzo Testa.
Bastava continuare e non interrompere, così come ad esempio si è avuta continuità con il recupero dell’antica chiesa di san Francesco a fini museali. Oggi, a tredici anni dalla conclusione di quella esperienza amministrativa, apprendo con soddisfazione che il Comune dichiara di voler valorizzare proprio quelle peculiarità: la piazza come spazio di relazione, di direzione, di unità. È una buona notizia per Alessandria. Ed è anche la conferma che quella visione non era sbagliata, né velleitaria.
Era semplicemente avanti rispetto ai tempi e, forse, rispetto al clima politico di allora. Se oggi la città riparte da lì, non posso che esserne lieto. Perché le idee buone non appartengono mai soltanto a chi le ha formulate per primo: appartengono alla città, quando la città finalmente le riconosce. Ma è giusto ricordare che quella strada era già stata aperta. E che Alessandria, quando ha avuto il coraggio di usare le sue piazze come luoghi vivi, attrattivi e popolari, ha dimostrato di poter essere molto più bella, più accogliente e più unita di quanto spesso ami raccontare di sé.”
Piercarlo Fabbio
