Mamma, le più belle Poesie a Te dedicate

Una vera e propria Rassegna letteraria in campo poetico scelta e selezionata da  Giovanni Gigliozzi: potrebbe sembrare “Preistoria” ma tutt’altro ratifica l’esistenza delle  “EROINE DEL NOSTRO TEMPO E DEL TEMPO CHE FU”.-

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 di Antonino Freni

Cardarelli, il Giusti, Padre Turoldo, Mallarmé, De  Amicis, persino D’Annunzio, l’immancabile Pascoli, Caproni, Ungaretti e l’universale Quasimodo: tanto per soffermarci tra i più conosciuti inseriti nella raccolta, ma: gli altri Compositori nella raccolta non ne sono da meno in termini di importanza e capacità espressiva.

…  Sempre proficuamente presenti le Donne e persino le Mamme  in tempi di pace, di guerra, di resistenza, di ‘resilienza’  si frappongono, s’interpongono si presentano e vengono idealizzate come Muse indispensabili e Figure di eccelso valore sociale ed affettivo .  Vengono continuamente cantate e decantate in poesia e pur con la (non) prosaica Musica. Con un altro dei  sommi Poeti: quel Manzoni, una rara “Perla” già nel “Coro” e nel “Discorso sulla moltitudine di Uomini”. –  “… Che vive inosservata sulla sua terra, senza lasciare traccia di sé “-: ci consegna dolcissimi ‘incisi’ e significativi riferimenti sul conto delle  Mamme.  Gli Uomini passano le donne no! Rimangono tracce ancestralmente connaturate, intrinseche alla loro istintualità protettiva. Certamente prim’ancora e dopo di Esso altri si misero alla prova  … (.) Non tralasciamo Mistral, Rilke, il nostro Maestro Mario Luzi, Esenin, Diego Valeri, Umberto Saba ed altri …

“Le mamme tracciano la Via della Vita”.  Ricaviamo – pertanto – pertinentemente qualcosa di estremamente rivelatorio e confermatorio in un passo dell’Adelchi di  A. Manzoni … (:) “Sparse le trecce morbide sull’affannoso petto … Come rugiada al cespite/Dell’erba inaridita/Fresca negli arsi calami/ Fa rifluir la Vita/Che verdi ancor risorgono/Nel temperato Albor/Tale al pensier, cui l’empia/Virtù d’amor fatica/Discende il refrigerio/D’una parola amica/E il cor diverte ai placidi/Gaudii d’un altro Amor …”

A tutte le mamme e le donne anche non  mamme del mondo sono riserervate strofe e canzonette anche con la caratura del  carattere popolare oltre che sul profilo artistico e letterario.  Facile ascoltare e reperire il cantilenante “Son tutte belle le Mamme del Mondo …  ‘Voi “Fate” fate nascere i Fiori nei nostri Giardini”. Codeste voci  suonano ‘subitaneamente’  come le prime e sacrosante strofe delle innumerevoli citazioni che compendiano la soave Figura, la dolce Immagine delle Mamme sempre narrate poeticamente e ritratte con sovrabbondante ispirazione rappresentativa. Anche da uno dei Poeti Minori della contemporaneità con “La visione romantica dell’Esistenza“.  Piccoli e Grandi Poeti si prestarono  al cimento. Oggi proponiamo  a cura di Giovanni Gigliozzi la sua oculata scelta   ‘trascendentale’:  una piccola raccolta che racconta e decanta col piccolo volume:  < Mamma, le più belle poesie a te dedicate >. Il volumetto ‘ricavato’ a suo tempo in edicola o ‘peregrinando’ tra le inestimabili ‘Bancarelle’ dedicate alle pubblicazioni librarie e discografiche che ‘ronzano’ o almeno che ronzavano un po’ dappertutto. Nei – trascorsi – tascabili economici Newton, sezione dei Paperbacks, con pubblicazione settimanale    per la modica somma di lire ‘1000’.  Il libricino era alla portata di tutte le  tasche, senza alcuna possibilità di ‘scusanti’ così G. Gigliozzi ci regalava questa piccola ma significativa raccolta. Poesie tutte già edite e pubblicate in precedenza dai vari autori prescelti ed inseriti con dovizia in una  speciale ‘cartella’. Le  Belle ed Eroine  in tempi lontani e meno remoti ed oggi  ancora sono rimastee rimarranno tali.  Nell’attenta  lettura di ogni singola Poesia prevale il rimpianto del figliol  – purtroppo non prodigo – che incurante, insensibile, volubile abbandonava la casa natia per correre dietro ai propri Ideali e se non proprio tali almeno ritenuti cotali”.

 Lo stesso Gigliozzi compone ricostruendo con maestria il suo ricorrente  sogno con “Accade che io sia più vecchio di te”: <Ora è accaduto che io sia più vecchio di Te/ e ti vedo giocare alle Signore/Che strane cose possono accadere:il figlio di qua/superi la madre in età/ in quello strano giardino che si chiama Paradiso/Quando metti il cibo sul piatto non darmi la parte migliore/La piccola mamma che sta nel grande giardino fiorito, chiuso da un verde cancello /e sembra tornata bambina …> Che lo vede in più riprese osservare e rincorrere  con pietosa/mielosa la mamma immaginandola Giovane e Lui ormai anziano che  la fotografa e la immortala travasando in rime le sue oniriche ‘visioni’.  Nel mentre Ella s’incammina ed effettua azioni che mai in vita si sarebbe sognata di fare.

Le nostre Leggiadre Signore rimangono tali e quali oggi e sempre: le Nordiche, le ‘Sudiche’ – tra cui la mia ‘meridie’ nata tra Scilla e Cariddi -: le mamme del Sud per ovvietà. Le ‘Estiche’ per connaturata femminilità e sia consentito dire anche le “Ostiche”:  tali solo per far  – quasi  – ridondanza: ma mai Ostili. Non vogliamo mai indicare contrarie affermazioni o tesi, od altre negative ‘aggettivazioni’ che si volesse o meno intendere da altre parti e da altre angolature. Oggi nell’attualità vediamo Mamme ‘stratosferiche’ che vivono nelle baracche, in luoghi impervi, malfamati ove abbonda la miseria con il relativo ‘stato’ miserevole, e non per colpa Loro. Raccattano, raccolgono tra le discariche seguite dalla numerosa figliolanza qui e là qualcosa da poter mettere sotto i denti. Nessuna accusa, nessuna dichirazione da fare: La domanda è rivolta a Coloro che … (la risposta non è assolutamente immaginifica). La tracotanza delle cattive Amministrazioni che sperperando, disperdendo il Patrimonio umano e materiale per vie traverse  ‘cooptano’ la Povertà. Dopo si possiede anche il coraggio di mostrare l’interminabile ‘stillicidio’ di morte, sofferenza, miseria e povertà chiedendo “l’Obolo”. Sarebbe stato meglio procedere per gradi con provvedimenti oculati in tutto e per tutto, in lungo e in largo mettendo in atto la  più fervida volontà di non infierire e ‘colpo ferire?” (.)

Si raccomanda vivamente: “Oltre il ‘lavacro’ delle mani, del corpo: a seguire … distanziamento e mascherine e necessariamente sarebbe opportuno in taluni casi l’assemblaggio dell’Anima” in ogni sua manifestazione”. Il ‘Virus’ si annida in quegli Oscuri Meandri del “Sonno della Ragione”.

Oltre, proseguendo  nella   declamazione una tra le più belle trascritte riguarda “Se fossi un Pittore”  di Edmondo De Amicis come se fosse un vero e proprio “Affresco” e chi non la ricorda – sin dalle Elementari? -:  “Non  sempre il tempo la beltà cancella/o la sfioran le lacrime e gli affanni/mia madre ha sessant’anni/ e più la guardo e più mi sembra bella  …” E come un ‘mutuo’ interscambiabile regalo il Poeta vorrebbe andare in soccorso della Madre. Un sentimento che si ripete ad oltranza in ogni cuore di figlio o di figlia per configurare il supremo Bene inestimabile della propria Genitrice. De Amicis vorrebbe improvvisarsi Pittore e coi versi ci riesce bene. “Ah, se fossi Pittore/farei  tutta la Vita il tuo ritratto “… Vorrei poter cangiare  vita con vita/darle tutto il vigor degli anni miei”/veder me vecchio, e lei/dal sacrificio mio ringiovanita”. Una strappalacrime implorazione purtroppo un desiderio impossibilitato. Rimane ai Posteri stampato, scritto, cementato attraverso i decenni la voglia di rendere quanto avuto: Permane quell’amore e quel “Ritratto” giovanile quando chinava il viso perché le baciassimo le  trecce bianche ed Ella nascondeva il suo dolore sotto un sorriso. Con” Or passeggi solinga” di Giovanni Prati tutto il disappunto dei figli partiti in terre lontane per i più svariati motivi che la  Vita purtroppo para loro innanzi: il pentimento e lo strazio che si dipana dopo la ‘dipartita’ di ogni mamma. “Parmi d’udire i tuoi gemiti fiochi/quando mesta riguardi il vacuo letto/e tuo figlio mancar vedi al banchetto/e il  cerchi indarlo ai consueti giochi…/Sì vederti mi par, parmi d’udirti/povera madre! e rimaner lontano/tal rimorso è per me ch’io non so dirti/Conosco il fallo e m’adoloro e piango“. Con questi pochi versi estrapolati dall’intero contesto: Il succo del ‘succulento’ o ‘amaro’ Calice. “Colpiti e Affondati!” e ce ne dogliamo.

Qui si cantano solo “Le Gesta delle ‘Peculiari’ madri di Achille,  di Davide, di Golia, del Tizio e del Caio e del sempre allusivo “Sempronio”.  Il nostro punto  di vista rimane invariato tra l’idialliaco e il  poetico:  suona sempre fiabesco il volerla declamare  nel e col  familiare “Angelo del ‘Focolare'”.

Alcune chicche popolari raccolte qua e là“: “Chi ha la mamma ha una ricchezza che nemmeno può immaginare: Chi ha la mamma accanto è fortunato e non lo capisce  fino in fondo… Perché l’amore di una mamma è come il mare, non finisce mai”:  – Le Ali del Sorriso -.

“L’amore di una mamma non lo si trova in nessuna forma possibile, nulla lo può eguagliare e/o sostituire”. C’è la Mamma  che conferma il “Podio” del proprio Figliolo; la Mamma che rassicura la Maestra: “Suo figlio è intelligente ma non si applica: vedrà, quando inizierà ad applicarsi non ve ne sarà per Nessuno”. La Mamma che rincuora il Figlio: Basta poco per non essere più ultimo: raggiungi il ‘penultimo! Poi osservati attorno e …”

Oggi manca una omologa pubblicazione – in termine di contenuti – settimanale di uguale e lodevole ‘fattura’ al modico prezzo di un Euro corrispondente alla somma delle vecche due mila lire. Qualcuno o un’eventuale ‘Casa Editrice’  le ‘ordi(ne)rà’ di conseguenza; traendone  spunto ne siamo sicuri: “le ripetizioni giovano” anche a distanza. Il plagio – in questo caso  – ci piacerebbe, renderebbe Onore. Le librerie sono in crisi sempre più crescente e offrire alle provvidenziali edicole con i suoi operatori la possibilità di dare a mo’ di “panino” assieme al quotidiano, alla rivista e altro ancora la ‘summa’ letteraria e artistica dei più diversificati  autori del  tempo andato e del presente diverrebbe opera meritoria nel difficile contesto del momento che sta attraversando tutto il ‘Comparto’. In ‘relazione’ con i programmi della nostra encomiabile Radio Nazionale  con la trasmissione “Qui Radio 2” nel primo pomeriggio dei giorni della settimana di una trentina di anni e passa orsono:  G.Gigliozzi regalava la sua confortante voce con messaggi e una narrazione accattivante di assoluta gradevolezza. Non  ci si perdeva un appuntamento. Ci proponeva spunti culturali che noi giovani degli anni ’70 seguivamo con ‘indefesso’ interesse. Una moderna Didattica attraverso l’Etere e ne eravamo fieri fruitori – immancabilmente – nel periodo della Maturità scolare, fisica e mentale. Davvero formative quelle sue lezioni. Oggi il suo posto sembra sia stato preso con ugual intento e misura dal Professor Umberto Broccoli che seguiamo con estrema attenzione sin da “Con  Parole Mie”.

“Le madri hanno paura per la nostra  vita, ma non sanno quanto abbiamo paura della vita  senza di loro”.

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