Dialoghi su Moleto

“Se sei astemia, allora, che sei venuta a fare in Monferrato?” chiede Sofia all’amica davanti a una fresca bottiglia di Grignolino. “Dai alza il gomito, bevitene un bicchiere, tanto per cominciare l’approccio con il Monferrato”.

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“No, non è che sia astemia, ma bevo molto poco e solo nelle occasioni speciali” risponde l’amica.

“Questa la è. Sono anni che non ci vediamo e prima di portarti a vedere le colline devi assaggiarne il gusto. L’ho comprata nei dintorni di Moleto dove andremo domani. Dai brindiamo ‘alla nostra!’ Cin, cin.”

“Ci vado spesso sai, alle Cave di Moleto”, prosegue Sofia. “Da Alessandria in mezz’ora ci arrivi, ma il più delle volte mi piace prenderla larga e arrivarci a piedi, dalla bella strada che, da Olivola, tocca i campi e le cascine. Fermarmi sotto un cielo turchino, accanto agli alberi di ciliegie, quando ci sono e proseguire sul nastro d’asfalto raccogliendo qua e là fiori sul ciglio della strada, specie da aprile a maggio, quando le rive straripano di iris e maggiociondoli. Moleto da lì si intravede già. E’ a un tiro di schioppo. Appare in lontananza, incorniciato dal cappuccio delle Alpi, adagiato nel mare verde delle colline coltivate a vigna, con le sue case in tufo color cipria e le sue corti eleganti punteggiate di alberi secolari e palme ornamentali che si aprono all’ospitalità e al mistero celato nella pietra.

“Ti va se ti racconto la sua storia?” domanda Sofia all’amica.

“Andata. Sono tutta orecchi” rispose lei, sorseggiando il vino rosso. “Ah, se mi addormento non te la prendere, sappi che non sarà per la narrazione, ma per il vino, non ci sono abituata” chiarisce l’amica, appoggiando i gomiti sul tavolo; raccogliendo il viso tra le mani si prepara ad ascoltare.

Ridono entrambe.

“Dunque ti dirò che Moleto è insieme una leggenda antica e moderna. E’ un piccolo poggio nel comune di Ottiglio, un borgo charmant, vivace e attraente diventato, non per caso, la cassa di risonanza dell’intero territorio monferrino. La sua notorietà la si deve a un francese stabilitosi qui molti anni or sono. A proposito, domani, se è di casa andremo a fargli visita.
Vedrai, lo troverai simpatico. Invita sempre tutti a visitare il suo infernot.
Ha una villa antica, bellissima, si chiama Villa Celoria. Si trova dopo l’infilata di case verso la fine del paese, prima del Bar Chiuso che poi  in realtà è un ossimoro perché è all’aperto.
Domani ti porto pure lì. E’ esposto ai quattro venti posato sul dorso di una collina da cui la vista spazia all’infinito. E poi c’è un grande prato e una piccola chiesetta romanica. E’ sempre pieno di giovani che prendono il sole, sdraiati sui plaid e, nelle sere estive, ci sono concerti sotto le stelle, ma bisogna munirsi di repellente perché le zanzare picchiano duro. Ritornando a Monsieur Bernard, la sua villa è inconfondibile.
Lascia appositamente il grande portone aperto per mostrare l’auto d’epoca che tiene come un gioiello. La usa come mezzo di seduzione. Gli piace far colpo e a quanto pare gli riesce bene.

Il classico savoir faire, che non manca mai nel patrimonio genetico di un francese. D’altronde a quanto pare, è proprietario dell’intero borgo, ma bisognerebbe appurare meglio.

“Cosa l’ha spinto a trasferirsi in Monferrato?” chiede l’amica.
“Lui dice che a Moleto si sente l’anima della terra e della gente, cosa che in Francia non riesce più a riscontrare”, afferma Sofia.

“E’ una leggenda vivente. I francesi sono raffinati, in questo devi lasciarli stare. Amano la perfezione, anche a costo di essere ripetitivi, il loro gusto è sempre un deja vu, ma conoscono l’arte del bello.

Nel caso di Moleto Monsieur Bernard ha avuto la brillante idea di trasformarlo in un borgo fatato, non l’ha snaturato, s’intende, ma gli ha creato intorno l’atmosfera che mancava: gli angolini romantici, le cene all’aperto a lume di candela e la musica sotto le stelle. Una vaga assonanza con i paesi provenzali io la riscontro: come quello di Gordes o come quelli della Costa Azzurra: mi viene in mente Biot! Te lo ricordi?” chiede Sofia all’amica con una punta di malinconia sulle labbra.

“Le nostre vacanze insieme, se non sbaglio Biot è stata la cittadina che ha chiuso la stagione della nostra gioventù, poi hai incontrato l’uomo della tua vita e ci siamo perse.”

“Si, ricordi bene, ma solo in parte. Quello che ti sfugge però è che l’uomo che ho conosciuto immediatamente dopo non è stato l’uomo della mia vita, ma un amore struggente, che purtroppo si è subito concluso. Un fuoco di paglia, insomma. Matteo è venuto più in là, molto più in là, quando, disgustata dagli uomini, è improvvisamente comparso lui a farmi cambiare opinione e siamo ancora insieme” puntualizza l’amica, tirandosi su i capelli.

“Scusa non volevo ferirti. Se l’avessi saputo non avrei sfiorato l’argomento” disse Sofia dispiaciuta.

“Figurati, ormai è acqua passata, non ti dispiacere.”

“Sei sicura? Allora perché mai hai l’ombretto sbavato?” Chiede Sofia con una punta di malizia.

“No, niente. E’ solo che riparlandone mi viene in mente quanto ho sofferto” dice confidandosi l’amica.

Poi vira il discorso dicendo: “Mi accorgo che anch’io non so più nulla di te. Abbiamo interrotto per tanto di quel tempo i contatti che non sappiamo più nulla l’una dell’altra, questa è la verità.”

“Ci sarà il modo di recuperare vedrai, ribadisce fiduciosa Sofia. In parte questa mini vacanza servirà a riempire i tasselli mancanti. Ci racconteremo.”

“Puoi scommetterci, ma, adesso, bando alle ciance, continua la tua storia, ormai sono entrata nello spirito giusto!”

“D’accordo. Sei proprio sicura di non volere andare a dormire?” Chiede Sofia.

“Assolutamente no, reggo ancora”, la rassicura l’amica.

“Dunque, a parte la leggenda moderna, su Monsieur Bernard ne esiste una ancora più intrigante e fantasiosa, come lo sono quelle che si perdono nella notte dei tempi.

Il Monferrato è stato un feudo importante, ovunque ti giri trovi testimonianze: dalle origini del marchesato sino a quando divenne ducato sotto Federico Gonzaga. La prossima volta che verrai ti porterò a fare il giro dei castelli.”

“Vada per i castelli, ma ora, piuttosto, dimmi, a Moleto, qual è la leggenda che aleggia fin dalla notte dei tempi?” chiede l’amica impaziente di ascoltare il resto della storia.

“Innanzitutto ti sei domandata il perché del toponimo Cave di Moleto?”

“Beh, viene da sé ci saranno state delle cave, non ci vuole un’aquila” afferma sarcastica l’amica.

“Già e sono tuttora ancora oggi visibili. Si estraeva la marna, una pietra argillosa. Ebbene dentro quelle cave pare che i califfi saraceni, un ramo proveniente dal nord Africa o forse dalla Spagna, avessero nascosto un tesoro, sebbene nessuno l’abbia mai trovato. Ma il bello viene adesso. Tieniti forte! Su questo tesoro aleggia la leggenda della maga Alcina, uno spettro che compare in alcuni periodi dell’anno a Moleto. Appare dalla grotta dei Saraceni nella notte del solstizio d’inverno in una luce lattiginosa per proteggere il tesoro, ma è tutt’altro che benevola, pare che sia capace di ispirare autentico terrore in chiunque incontri sul suo cammino.”

“Oh, ma è fantastico! Proprio come nell’Orlando Furioso, la maga, i saraceni, soltanto che nell’opera dell’Ariosto la maga Alcina viveva su un’isola. Va beh, mi sono fatta prendere dall’entusiasmo e sto divagando. Quindi mi porterai alle cave?” domandò l’amica elettrizzata.

“Non credo sia possibile, sono in cattive condizioni e non è molto salutare. Domani chiederemo a qualcuno del posto, può darsi che Monsieur Bernard sappia qualcosa in più sulla faccenda. Comunque non è finita qui” prosegue Sofia.

“Continua ti prego” chiede l’amica invogliata dall’intensità della narrazione.

“No, continueremo domani quando saremo a Moleto, altrimenti non ci sarà più nulla da scoprire.

E’ tardi, per questa sera mi fermo qui”.

“Come? Proprio adesso che ci avevo preso gusto?” Ribatte l’amica disapprovando la decisione di Sofia.

“Suvvia, non essere precipitosa, Moleto deve essere vissuta, non solo raccontata.”

“Allora promettimi che domani non ti lascerai sfuggire il minimo dettaglio”.

“Promesso”.

Si congedano, dandosi appuntamento per l’indomani mattina.

Sofia fa per andarsene quando si sente chiamare dall’amica: “Aspetta volevo ringraziarti.”

“Per cosa?” aggiunge Sofia

“Sai, non ricordo di aver trascorso una serata magica come questa.”

“Non devi ringraziarmi, ho avuto piacere di presentarti Moleto ancor prima di arrivarci, tutto qui.”

A domani. Buonanotte.”

 

 

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