Il postino di Neruda

“Non sempre Poeti si nasce, lo si può diventare anche da Postino”: lo dice Pablo Neruda attraverso il romanziere Antonio Skarmeta nell’omonimo libro.
di antonino freni
Contro ogni ‘apocalittica’ visione del trascorso fine millennio, Pablo Neruda si ripete in un’altra ‘cit.’ un centinaio di anni fa, riferendosi a “Rimbaud”. Egli è stato Il più “grande e ‘straziante poeta’ dei disperati”.
La Profezia che seguirà viene rammentata e riportata nella stesura del piccolo ‘seducente’ Romanzo ove inevitabilmente si parla di “Amore, Ribellione e Psiche”. Una ‘catatonica’ sequenza di oniriche “Visioni”.
Nel Cartulàrio “Oh Rimbaud!” Pablo Neruda tiene nel suo Cuore le’ illuminazioni’ di Arthur R. uno dei più espressivi c.d. Poeti ‘maledetti’: non poteva essere altrimenti avendo vissuto sulla propria pelle avverse Vicissitudini politiche.
Un inciso: nella Collana de ” Gli Immortali” che non dovrebbe mancare alla più piccola delle nostre Librerie anche Stéphane Mallarmé e Charles Baudelaire.
” … All’alba , armati di ardente pazienza, entreremo nelle città splendide … ” I Cieli sono aperti! I misteri sono morti dinnanzi all’Uomo che eretto, incrocia le sue forti braccia nell’immenso Splendore dell’opulenta Natura! Egli canta … e il bosco canta, mentre il fiume mormora un Inno di Letizia che sale verso la Luce! … [ è la Redenzione! è l’Amore! è l’Amore! … ]
Prosegue Pablo Neruda, “Io credo in questa profezia di Rimbaud”.
… In conclusione devo dire agli Uomini di buona volontà, ai lavoratori, ai poeti, che l’intero avvenire è espresso in questa frase … Luce, Giustizia e Dignità saranno riversate a tutti gli Uomini. – Così la Poesia non avrà cantato invano – .
Con queste citazioni nerudiane il romanziere Antonio Skarmeta c’introduce nell’atmosfera del suo poetico romanzo: < Il Postino di Neruda >. Con la dedica apposta sintetizza l’opera in due sole righe: ” A Matilde Urrutia, ispiratrice di Neruda, e attraverso di lui, dei suoi umili ‘plagiari'”.
E, infatti, il Postino Mario Jimenez, protagonista principale del Romanzo asserisce: “Plagio o non plagio, la Poesia non è di chi la scrive, ma di chi la usa! Neruda annuisce e lo incoraggia in questa sua nuova ardente passione.
Ma chi è che scatena questa ‘insana’ passione nell’animo di M.J.? Sicuramente scropriremo pagina dopo pagina che non poteva non essere che Beatriz, Beatriz Gonzalez, la piccola, dolce, tenera e sensuale cameriera in un’osteria frequentata dal Postino.
Così si conferma: “Tutti diventano poeti anche se prima non erano predisposti verso la Musa, quando li tocca amor.”
< Mr. Postman dei Beatles e mucho amor dei Ramblers divengono inni per la vita di M.J. >
Tutto quello che gravita attorno ad Egli acquista una dimensione nuova, onirica, imperscrutabile che nei fatti diverrà idilliaca di una indotta sensibile ‘perscrutazione’.
Il nuovo poeta si abbevera alle Fonti della Lirica. Scopre le metafore, durante uno dei tanti colloqui che il ‘Vate’ Pablo gli concede. “Cosa sono le metafore?” Bè! Quando dici che il cielo sta piangendo, cos’è che vuoi dire? Semplice che sta piovendo, No?” – “Cacchio! Come mi piacerebbe essere poeta”. In Cile sono tutti poeti. – “Se vuoi diventare poeta cammina e pensa camminando”. Così spesso succede lo testimonia anche il maestro ‘Negrito Blanco’ che nella sua Esistenza lo aveva sempre asserito: “Nel mentre cammini, pensi, sogni o lavori nei limiti del possibile ‘digita’ l’invisibile tastiera che ti accompagna scrivendo pagine al vento e, potendo immortalale nella tua mente, dopo corri subitaneamente col vergale in pagina, prima che vadano disperse nel dimenticatoio”.
Con le metafore M.J. farà dire a Donna Rosa Gonzalez: “Mi ha scaldato la figlia come uno stufato”.
Mario, grazie anche a Pablo riuscirà a sposare Beatriz e nascerà così e non poteva essere diversamente “Pablo Neftalì Jimenez Gonzalez” e da lì il ‘Ritratto’ a matita di Pablo Neftalì che darà il ‘clow’ al Romanzo.
Salvator Allende vince democraticamente le elezioni in Cile, Neruda muore il 23 settembre 1973 e di pari passo Allende verrà esautorato e come per in canto si sentono declamati ‘etereamente’ i seguenti versi: < Io torno al mare avvolto dal cielo/Il silenzio tra l’una e l’altra onda/stabilisce una sospensione pericolosa/muore la vita, si acquieta il sangue/finchè irrompe il nuovo movimento/e risuona la voce dell’Infinito >.
Abbiamo omesso volontariamente mille altri dettagli e ‘sottigliezze’ narrate nell’Opera di Skarmeta – apparentemente minuta ed esigua -. Un esplicito invito si rivolge col voler o poter leggere o rileggere il volumetto in questione, perché ci si possa ancora una volta inebriare un ulteriore attimo di Amore e Umanità. Ci siamo messi alla prova: così tanto da poter riproporre un delizioso ‘quadretto’ amoroso nel vorticoso ‘ i n s t a b i l e ‘ mare dell’umana Sofferenza.
Nel suo messaggio romanzato ‘involontariamente’ anche politico Skarmeta difatti e nei Fatti ha voluto imprimere scrivendo di propria mano un “Diario per la Vita”.
“La moltitudine umana è stata per me la lezione della mia vita. Posso accostarmi ad essa con la timidezza propria del poeta, con l’apprensione del timido, ma in grembo a essa mi sento trasfigurato. Sono par te della maggioranza essenziale, sono un’ennesima foglia del grande Albero Umano”.
In questa ‘malinconica’ postilla c’è T u t t o il meritato Nobel per la Letteratura nel 1971. E, allora grazie Pablo per la tua intramontabile Alba nelle splendide Città, abitate dai pazienti e laboriosi Uomini.
Grazie anche al Postino M. Jimenez che pur suonando una sola volta, ha frastornato lo Spirito e la mente.

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