Camagna e la pietra segnatempo

Camagna è inconfondibile, con la sua corona di santi che cinge la cupola della chiesa parrocchiale.

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Vista da lontano anche un profano, colui che di rado si spinge tra le colline monferrine, la individuerebbe a colpo d’occhio.

Il cielo sereno di una domenica di fine maggio è la cornice migliore per ammirare il paese che si sviluppa tutto intorno alla chiesa di San Eusebio, il santo a cui è dedicata.  La luce pomeridiana si specchia sulla sommità della cupola dove una madonnina d’oro rifrange i suoi raggi per i declivi e le verdi vallate.

Nel punto più alto siede la maestosa chiesa parrocchiale che per effetto prospettico domina sul paesaggio e sulle case intorno, le quali sembrano inchinarsi a tale austera solennità. Relegate tra le stradine anguste di questo piccolo paese di campagna sembrano persino non esistere. Nessuno di noi, amici della domenica, le guarda infatti, attratti soltanto dall’immensità del tempio. Grande, imponente, ma di dimensioni ridotte rispetto al progetto originario del Caselli. Per farvi un’idea di quello che avrebbe dovuto essere, basterà guardare una delle vetrate all’interno della chiesa.

Più o meno al centro dell’abside è raffigurato il santo in questione che tiene tra le mani la chiesa raddoppiata di dimensioni. Un colosso, se si tiene conto delle proporzioni del paese e dei suoi abitanti. L’occasione per dare una sbirciata all’interno ci è data dalla prodigalità del vicesindaco del paese che in qualità di cicerone ne illustra le peculiarità.

E’ domenica e c’è sempre qualcuno interessato all’arte oltre ai tratti del paesaggio.

Non ci fermiamo qui però. Già in partenza avevamo deciso per una camminata tra le colline di Camagna. I campi di questa stagione riservano scorci mirabili e meravigliose fioriture spontanee. I delicati papaveri occhieggiano tra le spighe mature e i gigli selvatici ricoprono di bianco il ciglio dei sentieri. All’ombra delle chiome degli alberi assaporiamo la piacevole frescura dopo   aver faticato nei tratti in salita sotto il sole che disperde i colori di questa tarda primavera.  Li ritroviamo nei campi trebbiati, nelle coreografiche balle di paglia che sono di per sé un dipinto bucolico, un’evoluzione dei più famosi covoni di Monet. Camminiamo senza accorgercene rapiti dall’irregolare susseguirsi delle cime erbose su cui si adagiano paesi in scala ridotta a cui tentiamo di dare un nome. Lu, Vignale oppure Cuccaro, tiriamo a indovinare e forse sbagliamo confondendo dell’uno e dell’altro torri e campanili. Solo l’inimitabile Camagna può fugare ogni dubbio. Eccola rivelarsi a ogni curva, bella e piena di vanità, non c’è che dire. Tuttavia l’apparire di una piccola creatura dei prati può annebbiare quell’immagine di straordinaria bellezza. E’ il caso di una farfalla arancione venutasi a posare su una tenera foglia d’erba. Sembra voler competere e ci riesce facendo scaturire immediata felicità. La strada panoramica contribuisce a risollevare lo spirito, i chilometri non pesano e passo dopo passo ritorniamo in paese soddisfatti con le gote arrossate dal sole. Dobbiamo fare presto, all’improvviso il tempo si annuvola e nell’aria si sente già l’inconfondibile odore ferroso della pioggia. Un crocchio di donne anziane all’ingresso del paese sono pronte ad aprire l’ombrello. Una più spavalda delle altre grida “un tempo qui si sapeva sempre se avrebbe piovuto o se ci sarebbe stato il sole! Sapete perché? Avete sentito parlare della Culieta? Chiede ridacchiando”. Sbalorditi rispondiamo di no. L’anziana donna ci racconta di una pietra magica che segnava il tempo. Ora non esiste più. Su di essa aleggia la leggenda che l’abbiano distrutta o murata. Al suo posto è stata eretta un’edicola appena sotto la chiesa. Dopo averci rivelato il segreto di Camagna, alle prime gocce di pioggia, la donna ci saluta chiudendosi in casa. Ci dirigiamo verso il posteggio rapidamente. Sebbene la pioggia non ci consenta altro tempo per parlarne, quest’ultima storia ci ha colto di sorpresa e meravigliati.

Sebbene fossimo già lontani, Camagna continuava a far parlare ancora di sé.

 

 

 

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