Come è possibile stabilire che un evento ha avuto successo?

“All’evento assisteva un pubblico distinto…”, come dire che al convegno, alla presentazione del libro, allo spettacolo, alla mostra d’arte non c’era nessuno; anzi, proprio nessuno che potesse dirsi pubblico, perché quei “quattro gatti” che vagolavano nella speranza che giungesse qualcuno in loro soccorso, non si potevano conteggiare essendo organizzatori, relatori, artisti, attori, musicisti (a seconda del tipo di eventi) pronti ad esibirsi.

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Ecco, una delle questioni più importanti e interessanti del mondo della cultura e dell’arte è proprio questa, anche se molti sembrano piuttosto restii ad affrontarla: come è possibile stabilire se un evento ha avuto successo? Quale sistema di misurazione si deve mettere in atto?

Il sistema più sbrigativo è quello di conteggiare gli astanti, ma per un conteggio onesto occorre depennare dall’elenco sia quanti si muoveranno sul proscenio, sia gli organizzatori, sia quanti hanno legami tali da essere stati comunque costretti, dolcemente o meno, a presenziare (sono le categorie coniugi, fidanzati, parenti sino al terzo grado, colleghi di lavoro, clienti, debitori e creditori sotto ogni forma, allievi, seguaci, amici, eccetera).

L’elenco parrebbe lungo, ma a dispetto delle categorie, non tutte vengono davvero rappresentate: in genere sono al massimo una decina quelli che non hanno trovato una buona motivazione per sottrarsi all’impegno ovvero hanno avuto la forza di declinare l’invito.

Quindi, si può ragionevolmente sostenere che oltre le dieci, dodici persone è possibile cominciare a conteggiare le presenze effettive, quelle giunte per autentica curiosità, per genuina ricerca del piacere, per verace attrazione.

Tuttavia, anche in questo caso sorge un dubbio in merito alla qualità del pubblico.

Se è pagante, allora ha di certo un valore aggiunto.

Nel caso di partecipazione a titolo gratuito, meglio sarebbe se non viziata dalla prospettiva di potersi avventare su un ricco buffet giunti al termine della pressoché mai breve pena.

Comunque sia, è lecito domandarsi se l’inclito pubblico fosse culturalmente preparato, se avesse infine gradito l’esibizione e se questa abbia contribuito all’arricchimento intellettuale.

Interrogativi che sostengono un argomento utile al dibattito, per verificare se esibirsi di fronte a sette persone di qualità sia meglio che farsi avvolgere da settanta spettatori un poco svagati (pagamento del biglietto a parte), perché allora non sarebbe più così importante valutare il successo di un evento semplicemente conteggiando il numero dei presenti.

Per chiudere questa provocazione, si possono citare sette ragioni comuni per cui un evento fallisce per assenza o scarsità di pubblico (vale anche in corso d’opera, perché i partecipanti potrebbero avvertire la necessità di svignarsela alla chetichella): 1. Trascurare di controllare il tempo ovvero la durata dell’esibizione; 2. Scopo poco chiaro e giammai il puro desiderio di mettersi in mostra 3. Preparazione inadeguata o assenza di talento (perché non ci si deve mai improvvisare, né sopravvalutare le proprie capacità); 4. Non riuscire a catturare l’attenzione (si rispettano i tempi stabiliti, non si attendono ritardatari, non si cincischia con aspetti organizzativi avendoli dovuti risolvere prima dell’esibizione); 5. Pomposità (il guaio in cui possono incappare i neofiti, la certezza in cui s’immergono i dilettanti); 6. La noia, la noia, la noia; 7. Finali falsi ovvero l’assenza di una chiusura dell’evento (prima del buffet, ahimè!), respingendo quegli imbarazzanti momenti che si possono riassumere nella richiesta al pubblico “ci sono domande?” (nel caso, le prime due vanno concordate con rappresentanti delle categorie escluse dal conteggio presenze, così si rendono utili anche nel caso in cui rimanessero uniche testimonianze di reazione).