I “Data Center”. Una realtà con cui dobbiamo fare i conti….

Un data center è un’infrastruttura fisica che ospita server, sistemi di storage e le relative apparecchiature di gestione. Fa funzionare il web, il cloud, le app, l’intelligenza artificiale (e, quindi, tutte le varie applicazioni correlate, industriali, commerciali, logistiche, sanitarie, informative…). Con il boom dell’AI, il mercato dei data center è, di fatto, in forte espansione. E forse non ce ne siamo neanche accorti.
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Per far girare modelli di linguaggio e sistemi di machine learning servono chip, infrastrutture di rete e, soprattutto, enormi quantità di energia e acqua. È in questo contesto che nasce il concetto di green data center: l’applicazione dei principi di sostenibilità ambientale alla progettazione, costruzione e gestione di queste infrastrutture. E, su questa stessa base si inserisce il formulario preparato da Pro natura Piemonte (con l’aiuto di tecnici e rappresentanti di altre associazioni) con l’obiettivo di correggere/migliorare le PdL (proposte di legge) ora in approvazione presso Palazzo Lascaris a Torino. Prima, però, facciamo un po’ di chiarezza sui contenuti e sulla terminologia specifica…
Quanto consumano i data center?
Energia
Il consumo dipende dalla dimensione. Un data center piccolo può assorbire qualche centinaio di kW; uno di grande scala arriva a decine o centinaia di MW. Nel 2024, il settore in Italia è stato stimato intorno a 3,9–4,5 TWh/anno complessivi (vedere note eslicative al fondo…terawatt / ora complessivi). Per riuscire meglio a quantificare, si tratta circa di un consumo complessivo comparabile a quello di circa un milione di famiglie italiane medio‑grandi alimentate per un intero anno.
Acqua
I server generano calore, che deve essere smaltito. I sistemi di raffreddamento ad acqua sono tra i più diffusi, ma comportano prelievi idrici significativi. I data center dedicati all’AI producono più calore degli impianti tradizionali, e questo ha fatto crescere ulteriormente i consumi idrici.
I principi del green data center
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Un green data center, cioè un centro con alte prestazioni ma consumi ridotti,... si misura su quattro dimensioni principali:
- Efficienza energetica: ridurre il consumo a parità di potenza IT installata, ottimizzando sistemi di alimentazione, raffreddamento e distribuzione.
- Fonti rinnovabili: massimizzare la quota di energia proveniente da solare, eolico o altre fonti pulite, anche attraverso l’autoproduzione.
- Raffreddamento sostenibile: privilegiare soluzioni come il free cooling, la geotermia a pompa di calore, il raffreddamento liquido diretto.
- Riutilizzo del calore di scarto: il calore generato dai server può essere recuperato per il teleriscaldamento o altri usi industriali.
I data center in Italia: un settore in forte crescita
L’Italia è diventata uno dei principali hub europei per i data center, con una concentrazione significativa in alcune aree geografiche. Roma, Milano, Torino, Bologna e molti altri centri sono direttamente toccati…
- Milano è il polo principale per gli hyperscaler: strutture come Vantage MXP1 (64 MW) e Aruba IT3 (45 MW, Rating 4) ne fanno la capitale italiana del cloud.
- Bologna ospita Leonardo, il supercomputer del CINECA da 250 PetaFLOPS, e il centro meteorologico europeo ECMWF.
- Eni guida l’high performance computing industriale con HPC6, da 606 PetaFLOPS, il più potente supercomputer aziendale d’Europa.
- TIM Enterprise gestisce 16 strutture distribuite sul territorio nazionale.
- Polo Strategico Nazionale si appoggia a quattro data center Tier IV tra Lazio e Lombardia.
- Sicilia — con Open Hub Med/Sicily Hub — è la porta d’ingresso del Mediterraneo digitale, punto di atterraggio dei flussi digitali che connettono Europa, Africa e Medio Oriente.
Secondo un’analisi della Community Data Center Italia di TEHA Group, il mercato italiano potrebbe generare fino a 30 miliardi di euro entro il 2030. Un argomento poco affrontato nei talk show e negli stessi Telegiornali…ma assai presente nelle agende dei “signori” che contano…
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Il quadro normativo europeo per i data center
La direttiva EED e gli obblighi di reporting per i data center
La direttiva (UE) 2023/1791 — Energy Efficiency Directive — è il principale atto normativo europeo sull’efficienza energetica. Tra le novità più rilevanti per le imprese, modifica in modo significativo gli obblighi di diagnosi energetica: amplia il perimetro dei soggetti obbligati, introduce i sistemi di gestione dell’energia come alternativa alla diagnosi periodica, e rafforza i requisiti di qualità e frequenza delle rilevazioni.
Per i data center specificamente, la direttiva introduce per le strutture con potenza IT installata ≥ 500 kW un obbligo di raccolta, pubblicazione e comunicazione dei dati energetici e ambientali verso la banca dati europea.
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Ricordiamo, proprio sulla base di quanto stabilito per legge, che i gestori devono rendicontare su:
- identificazione del sito e dell’operatore
- caratteristiche dell’infrastruttura
- KPI energetici e ambientali (parametri ambientali specifici): consumo energetico, uso di acqua, calore di scarto, quota di rinnovabili
La logica della norma è la trasparenza e la comparabilità: creare un linguaggio comune che consenta di valutare le performance dei data center in modo standardizzato. La prima scadenza rilevante era il 15 maggio 2026. L’abbiamo bellamente superata e, ormai, si vive in deroga continua…
Il nuovo schema UE di rating per i data center
Il 21 settembre 2026, comunque, la Commissione europea ha proposto un nuovo schema comune di rating ambientale dei data center, che completa il sistema di reporting introdotto dalla EED e dal Regolamento delegato (UE) 2024/1364. Il nuovo sistema riguarderà i singoli data center con capacità superiore a 500 kW e permetterà di confrontarne le prestazioni sulla base di indicatori relativi a consumi energetici e idrici, utilizzo del calore di scarto, integrazione di energia pulita e capacità di adattare i consumi alle condizioni della rete.
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Il regolamento delegato è attualmente sottoposto al periodo di controllo di due mesi da parte di Parlamento europeo e Consiglio; le prime etichette di sostenibilità sono previste nel marzo 2027. Parallelamente, la Commissione ha avviato una consultazione sui futuri standard minimi di prestazione dei data center, aperta fino al 14 dicembre 2026, in vista di una proposta legislativa prevista nel secondo trimestre 2027.
La direttiva sulle emissioni industriali (IED)
La direttiva (UE) 2024/1785, che modifica la direttiva sulle emissioni industriali (IED 2010/75/UE), è rilevante per i data center che ospitano gruppi elettrogeni e impianti di combustione con potenza termica complessiva uguale o superiore a 50 MW. In questi casi, infatti, lo stabilimento rientra nell’ambito della direttiva IED come impianto di combustione.
In questo caso il data center è soggetto a obbligo di sistema di gestione ambientale (SGA in sigla) in quanto installazione IED, dunque deve adottare un sistema conformemente alle Best Available Techniques (BAT), con audit e verifica periodici.
Il recepimento nazionale della direttiva in Italia è avvenuto poco prima del 1° luglio 2026; da quella data le norme di attuazione nazionale hanno definito le scadenze concrete per l’istituzione e l’operatività del sistema di gestione ambientale per i gestori degli impianti interessati.
La direttiva EPBD sugli edifici
La direttiva sulla prestazione energetica degli edifici non contiene disposizioni specifiche per i data center, ma si applica agli edifici che li ospitano con le regole generali: attestati di prestazione energetica, requisiti per i nuovi edifici a emissioni zero, obbligo di integrazione del solare sulle coperture, automazione degli impianti. Per i data center di nuova costruzione, progettare l’involucro in ottica EPBD è parte integrante di un approccio green.
Quando un data center è soggetto a VIA o AIA in Italia…
Prima di capire quando un data center è soggetto a VIA oppure AIA in Italia, rivediamo brevemente cosa si intende con queste sigle.
La VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) è una procedura autorizzativa che valuta in modo sistematico tutti gli impatti significativi di un progetto sull’ambiente (aria, acqua, suolo, salute, biodiversità, paesaggio) prima che venga realizzato. L’esito è un provvedimento di compatibilità ambientale, senza il quale il progetto non può essere autorizzato.
L’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) è invece un’autorizzazione operativa che riguarda la gestione dell’impianto una volta costruito. Fissa le condizioni di esercizio per minimizzare l’inquinamento, stabilisce i limiti emissivi e i requisiti di monitoraggio. Per i data center di grande scala, VIA e AIA sono spesso procedure distinte ma collegate: la VIA viene prima e condiziona il rilascio dell’AIA.
Nelle linee guida del MASE , si parla inoltre di verifica di assoggettabilità a VIA. Si tratta di uno step preliminare, che serve a stabilire se un progetto, pur rientrando nelle categorie potenzialmente soggette a VIA, determini effettivamente impatti significativi tali da richiedere la procedura completa. In caso positivo si procede con la VIA; in caso negativo il progetto ottiene un provvedimento di esclusione e può procedere senza VIA, eventualmente con prescrizioni.
In Italia non esiste un testo unico sui data center. Il riferimento principale è il D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente), che fissa le soglie sulla base della potenza termica nominale complessiva dei gruppi elettrogeni di emergenza:
- 50–150 MW termici: verifica di assoggettabilità a VIA
- Oltre 150 MW termici: VIA obbligatoria
- Oltre 50 MW termici: AIA obbligatoria
- Oltre 300 MW termici: competenza statale
Le soglie si calcolano in forma aggregata su tutti i gruppi installati, inclusi quelli di riserva.
Le linee guida MASE agosto 2024: cosa chiedono?
Le Linee Guida del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (agosto 2024) definiscono nel dettaglio i contenuti richiesti nella documentazione ambientale (Studio di Impatto Ambientale o Studio Preliminare Ambientale) per i data center soggetti a valutazione.
Il documento copre undici aree tematiche: aspetti progettuali, componenti ambientali e sanitarie, aspetti socio-economici, biodiversità, rischi accidentali, paesaggio, impatti cumulativi, misure di mitigazione e compensazione, decommissioning, piano di monitoraggio.
Tra le valutazioni richieste, due meritano un’attenzione particolare perché richiedono competenze specialistiche spesso non disponibili all’interno del team di progetto.
Life Cycle Assessment (LCA)
L’analisi LCA è richiesta esplicitamente nella sezione dedicata alla verifica delle migliori tecnologie disponibili. Il proponente deve dimostrare che la soluzione tecnologica scelta, dai materiali da costruzione agli approvvigionamenti energetici, dai sistemi di raffreddamento ai gruppi elettrogeni, è quella a minor impatto ambientale disponibile al momento della presentazione del progetto.
Le linee guida indicano l’LCA come la metodologia qualificata per fare questa dimostrazione in modo analitico. Non è sufficiente una valutazione qualitativa: serve un’analisi quantitativa basata su dati di inventario e su metodologie standardizzate (ISO 14040/14044).
Si applica a tutti i data center soggetti a valutazione ambientale, ovvero con gruppi elettrogeni di potenza aggregata superiore a 50 MW termici.
La LCA richiesta nelle linee guida MASE deve essere condotta secondo metodologie standardizzate (ISO 14040/14044) e prodotta prima dell’avvio dell’iter autorizzativo: come strutturiamo questo tipo di analisi.
Verifica climatica (Reg. UE 1060/2021)
La verifica climatica è richiesta nella sezione sulle emissioni in atmosfera e il clima. Serve a dimostrare due cose:
- che l’infrastruttura è resiliente agli impatti climatici futuri (non vulnerabile a eventi estremi, siccità, ondate di calore)
- che le emissioni del progetto sono coerenti con l’obiettivo di neutralità climatica al 2050
Anche questa valutazione si applica a tutti i data center soggetti a procedura ambientale. Va prodotta prima dell’avvio dell’iter autorizzativo, all’interno del SIA o dello SPA.
Altre valutazioni previste dalle linee guida
Le linee guida richiedono anche ulteriori analisi specialistiche, tra cui:
- Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) per impianti oltre 300 MW termici
- Modellistica di dispersione degli inquinanti in atmosfera
- Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) per progetti vicini a Siti Natura 2000
- Indagini faunistiche e ornitologiche con approccio BACI (durata minima 12 mesi ante operam)
- Analisi acustica previsionale (incluse componenti a bassa frequenza)
- Studio idrogeologico e modellazione della falda in caso di prelievi idrici
- Piano di Monitoraggio Ambientale (PMA)
- Piano di Decommissioning
Certificazioni e standard di riferimento
Certificazione Tier . Lo standard Tier (I–IV) valuta l’affidabilità e la ridondanza delle infrastrutture del data center, non la sua sostenibilità ambientale. Un Tier IV garantisce il massimo livello di resilienza operativa. Il Polo Strategico Nazionale italiano si appoggia a strutture Tier IV.
Certificazione LEED. La certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) valuta la sostenibilità dell’edificio in cui è ospitato il data center: efficienza energetica, gestione dell’acqua, qualità degli ambienti interni, uso di materiali sostenibili. È uno strumento utile per dimostrare l’approccio green all’involucro edilizio.
Standard ISO. Le norme ISO 14001 (sistema di gestione ambientale) e ISO 50001 (gestione dell’energia) forniscono un framework operativo per misurare e migliorare le performance ambientali nel tempo.
Roadmap operativa: dalla progettazione alla conformità
Per i nuovi data center
- Valutazione ambientale (MASE): verifica di assoggettabilità o VIA completa, con LCA e verifica climatica integrate nel SIA/SPA.
- Progettazione sostenibile: fotovoltaico su tetti e superfici impermeabilizzate, raffreddamento ottimizzato, predisposizione al recupero di calore.
- Edificio EPBD-compliant: attestato di prestazione energetica, impianti automatizzati, integrazione di rinnovabili.
- Classificazione UE e reporting: avvio del sistema di misurazione e rendicontazione ai sensi dell’EED entro le scadenze previste.
Per i data center esistenti
- Audit energetico e diagnostica: analisi degli impianti, benchmark KPI rispetto agli standard UE (PUE, RUE, CUE).
- Retrofit impiantistico: ottimizzazione del raffreddamento, gestione dei rack, integrazione di rinnovabili.
- Adeguamento normativo: allineamento al quadro EED/regolamento delegato, avvio del reporting
- Monitoraggio continuo: report di sostenibilità, gestione dei rifiuti elettronici, strategia di riduzione delle emissioni nel lungo periodo.
Cos’è il PUE e perché è importante per un green data center?
Il PUE (Power Usage Effectiveness) è il rapporto tra l’energia totale consumata dal data center e quella effettivamente utilizzata dai sistemi IT. Un PUE vicino a 1 indica la massima efficienza. È uno dei KPI principali richiesti dal regolamento delegato UE 2024/1364 e dalla direttiva EED.
Come si vede “un mondo a parte” di cui si conosceva poco e con cui dovremo fare tutti i conti. Per cui ben vengano le raccomandazioni provenienti dal mondo ambientalista.
Pier Luigi Cavalchini
…
Alla Regione Piemonte
commissioni.consiliari@cert.cr.piemonte.it
dir.segreteriagen@cert.cr.piemonte.it
Oggetto: Osservazioni di Pro Natura Piemonte in margine alle seguenti Proposte di Legge (regionale)
- n. 36 “Disposizioni per la tutela dei lavoratori penalizzati dall’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale” Consigliera Canalis (prima firmataria);
·n. 91 “Disposizioni regionali in materia di Intelligenza Artificiale” Consigliere Ravetti (primo firmatario) e altri;
· n. 148 “Linee guida per un uso responsabile dell’intelligenza artificiale” Consigliere Ravetti (primo firmatario) e altri;
· n. 155 “Disposizioni per lo sviluppo dell’ecosistema regionale dell’intelligenza
artificiale e delle infrastrutture digitali sostenibili.” Consigliere Sacchetto (primo
firmatario).
Pro Natura Piemonte APS, nel pubblico interesse, presenta le seguenti osservazioni sulle varie PdL in oggetto.
La scrivente associazione riporta e conferma quanto già presentato come proprio contributo per la consultazione pubblica sul Disegno di Legge regionale recante “Disciplina per l’insediamento di data center”, integrandolo con osservazioni puntuali riferite alla PdL n. 155.
- OSSERVAZIONI GENERALI
I data center più grandi, quali il Maxi Data Center “Cavour Hyperscale Campus” previsto a Trino o progetti simili, suscitano forti preoccupazioni energetiche, ambientali ed etiche.
Aspetti energetici
Alimentazione con 400 MW continuativi di energia elettrica, significa che ogni anno questo data center consumerà 3 miliardi e mezzo di chilowattora di energia elettrica, più del triplo del consumo di tutti i settori della intera provincia di Vercelli (1 miliardo di kWh/anno). Questi nuovi enormi consumi vanificano la transizione energetica, dato che sono persino superiori alla produzione di tutto il fotovoltaico installato in Piemonte (3 miliardi di kWh nel 2024)
Per avere un funzionamento continuo, se dovesse alimentarsi con solo agrivoltaico servirebbero impianti per almeno 35 chilometri quadrati (3.500 ettari) di superficie, e una quantità impressionante di batterie (400 MW, 4 milioni di kWh).
Dato che l’addestramento dell’Intelligenza Artificiale nei data center può avvenire in modo flessibile adattandosi alle disponibilità orarie e stagionali delle fonti rinnovabili, le rinnovabili devono rappresentare da subito l’unica fonte energetica utilizzabile, e devono derivare da nuovi impianti e nuovi accumuli a questo specificamente destinati.
Aspetti sociali ed etici
L’Intelligenza Artificiale totalizzante oggi a chi serve?
Arricchisce il pensiero o lo sostituisce?
A chi servono oggi i data center di vario tipo, in particolare quelli per l’intelligenza artificiale di taglia enorme? A cosa serve questo gigantismo dei data center oggi? Alla speculazione, alla guerra?
La programmazione
Indispensabile programmare preventivamente a livello nazionale e regionale la potenza, la collocazione e le finalità dei data center.
La programmazione non può avvenire dopo!
- SULLE FINALITÀ E SULL’AMBITO DI APPLICAZIONE
Si ritiene che l’Intelligenza Artificiale debba essere considerata un Bene Comune e debba essere sottratta ad applicazioni belliche, speculative o antidemocratiche.
Il suo sviluppo deve essere aperto e graduale, ed il suo addestramento nei data center deve avvenire in modo flessibile, così da adattarsi alle disponibilità orarie e stagionali delle fonti rinnovabili che devono rappresentare da subito l’unica fonte energetica utilizzabile, e devono derivare da nuovi impianti e nuovi accumuli a questo specificamente destinati, per evitare che venga cannibalizzata la quantità di energia rinnovabile tuttora prodotta.
Questo sviluppo deve essere preventivamente pianificato a livello statale e regionale.
Gli aspetti positivi di questa tecnologia non debbono portare a nasconderne le criticità, in parte a carico dei territori dove i data center sono realizzati, ma in misura forse maggiore su luoghi e popolazioni lontane da dove i sistemi di Intelligenza Artificiale sono implementati e che pure godono degli innegabili benefici connessi.
La rigorosa e preventiva programmazione di questa tecnologia, più volte auspicata nel presente scritto non può che essere collegata anche ai devastanti impatti, potenziali e attuali, che questa tecnologia ha in riferimento all’approvvigionamento delle risorse minerali necessarie per fabbricarne i sistemi, le miniere dei minerali strategici sono spesso localizzate in ambiti naturalisticamente molto fragili e socialmente devastati, spesso proprio a causa della corsa all’accaparramento di detti minerali.
Ne sono esempi il bacino del fiume Congo e ampie fasce desertiche sudamericane come l’Atacama desert, tra Cile e Perù.
L’attenzione ai temi di difesa globale dell’ambiente, della Pace e degli interessi delle popolazioni locali, alla base dello scopo sociale di Pro Natura, ci impongono vieppiù di richiedere attenzione ed equilibrio nell’estendere questa tecnologia oltre i limiti dell’utilità sociale, verso il perseguimento di interessi a volte di mera speculazione finanziaria.
In analogia alla classificazione europea si propone di classificare i data center in fasce di potenza fina 1 MW, da 1 a 5, da 5 a 20, da 20 a 100, oltre i 100 MW, prevedendo vincoli crescenti di sostenibilità energetica, urbanistica, paesaggistica e di consumo di suolo.
- SULLA CLASSIFICAZIONE DELLE AREE (ATTRAZIONE, REPULSIONE, ESCLUSIONE)
I nuovi insediamenti devono essere attratti solo in aree già compromesse, lontane da insediamenti abitativi, escludendo l’utilizzo di acqua da falde o corsi d’acqua di qualsiasi tipo, che non richiedano la realizzazione di nuove infrastrutture elettriche o stradali o nuovo consumo di suolo naturale o agricolo per qualsiasi scopo.
Si ritiene di aggiungere che i data center con potenza superiore a 5 MWsiano considerati attività insalubrie come tali non realizzabili a meno di distanze dai centri abitati crescenti in funzione della loro potenza. - SUI REQUISITI DI SOSTENIBILITÀ ENERGETICA E AMBIENTALE
Al fine di non consumare per i data center quella poca energia da fonti rinnovabili tuttora prodotta, si ritiene che l’addestramento dell’Intelligenza Artificiale nei data center deve avvenire in modo flessibile, così da adattarsi alle disponibilità orarie e stagionali delle fonti rinnovabili che devono rappresentare da subito l’unica fonte energetica utilizzabile, e devono derivare da nuovi
impianti e nuovi accumuli a questo specificamente destinati.
Per i dispositivi di back-up devono essere imposti rigorosi limiti temporali di funzionamento giornaliero e annuale.
Gli impianti a fonti rinnovabili dai quali i data center si approvvigionano devono essere di nuova realizzazione e di proprietà del data center.
Si ritiene che il criterio della massima efficienza energetica sia condivisibile, a condizione che tali prestazioni non siano ottenute utilizzando acqua derivante da falde o corsi d’acqua di qualsiasi tipo. - SUI PROFILI URBANISTICI E SUL CONSUMO DI SUOLO
Si ribadisce che i nuovi insediamenti devono essere attratti solo in aree già compromesse, lontane da insediamenti abitativi, escludendo l’utilizzo di acqua da falde o corsi d’acqua di qualsiasi tipo, che non richiedano la realizzazione di nuove infrastrutture elettriche o stradali o nuovo consumo di suolo naturale o agricolo per qualsiasi scopo. - SUL PROCEDIMENTO AUTORIZZATIVO
In analogia alla classificazione europea si propone di differenziare i provvedimenti autorizzativi a seconda delle fasce di potenza (fino a 1 MW, da 1 a 5, da 5 a 20, da 20 a 100, oltre i 100 MW). I progetti dei data center devono contenere la valutazione preventiva esplicita dei consumi energetici e degli eventuali consumi idrici con la indicazione delle rispettive fonti. - SULLE MISURE DI MITIGAZIONE E COMPENSAZIONE TERRITORIALE
I territori ospitanti debbono essere garantiti anche di non subire interruzioni nella fornitura dell’energia elettrica causate dal massiccio utilizzo della rete da parte dei data center.
Inoltre, le popolazioni coinvolte debbono essere consultate con un procedimento preventivo di “inchiesta pubblica”.
La percentuale per le compensazioni per i grandi data center è eccessiva e potenzialmente fuorviante, in ogni caso deve essere vincolata ad interventi di efficienza energetica, comunità energetiche oppure sostituzione di coperture in eternit con nuove coperture con fotovoltaico. - IN PARTICOLARE, IN MERITO ALLA PDL 155, OLTRE A QUANTO INDICATO IN PRECEDENZA, SI PROPONGONO LE SEGUENTI MODIFICHE
Art.1
comma 1
Alla fine, cancellare le parole “attrazione degli investimenti” (questo campo strategico ed ambientalmente delicato deve essere messo al riparo da speculazioni finanziarie, e non può avere tale motivazione tra quelle prioritarie).
Aggiungere: “(la Regione Piemonte) riconosce altresì che si tratta di strutture che hanno un notevole impatto sul territorio, come consumo di suolo, acqua ed energia”.
comma 2
a) aggiungere alla fine: “elo sviluppo di una pianificazione del settore”.
c) aggiungere all’inizio: “nell’ambito della pianificazione (cioè delle necessità indicate dal Piano) favorire…” (perché i soli termini di sostenibilità ed efficienza energetica non devono essere i cavalli di Troia per costruire un numero sovrabbondante di strutture a scopo speculativo).
Art.2
comma 2
La Regione favorisce un utilizzo … aggiungere: “purché questo utilizzo non abbia il fine di una forte riduzione della occupazione, le cui conseguenze andranno bilanciate”.
Art. 3
comma 1
La Giunta Regionale approva il Piano regionale per lo sviluppo della intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali sostenibili.
Aggiungere: “nel quadro degli obiettivi espressi all’art. 7 comma 2” poi aggiungere alla fine: “e per una pianificazione delle effettive necessità del settore. Il Piano deve essere sottoposto a VAS. La Regione deve stabilire le soglie di dimensione al di là delle quali anche i singoli progetti devono essere sottoposti a VIA”.
comma 3
Il piano individua in particolare
a) gli obiettivi strategici della Regione. Aggiungere alla fine: “nel rispetto dei principi di cui all’ art. 2”.
d) cancellare “favorire” e mettere al posto “realizzare” per l’insediamento dei Data Center ed aggiungere “nel rispetto del fabbisogno indicato dal Piano”. (La Regione Piemonte non deve diventare un territorio di insediamento massiccio di
infrastrutture che hanno un forte impatto ambientale e che siano al servizio di altri Stati ed altre regioni a beneficio delle multinazionali del settore).
Art. 4
Nella cabina di Regia regionale manca una rappresentanza delle associazioni di difesa dell’ambiente, riconosciute a livello nazionale, e dell’ARPA.
Art. 5
comma 1
La Regione riconosce …aggiungere alla fine: “purché questi obiettivi non abbiano ricadute negative sull’ambiente, sul territorio e sulla occupazione”.
comma 4
.. sono promossi accordi …
aggiungere alla fine: “vincolanti”
(perché non siano solo accordi di facciata, inseriti per addolcire il testo di legge.)
Art 6
Data Center Green Integrati, recupero del calore, gestione sostenibile della risorsa idrica e valorizzazione territoriale.
Nell’ obiettivo di recupero e riutilizzo del calore va chiarito che esso va smaltito con efficienza anche nei mesi estivi. Nella gestione sostenibile della risorsa idrica va precisato che sarà restituita alla rete senza differenziale termico. Necessita chiarire se per valorizzazione ambientale si intendono le compensazioni ambientali.
comma 1
cancellare il termine “valorizzazione del territorio” perché le misure di riduzione dell’impatto ambientale non sono una valorizzazione.
comma 2
eliminare “e, ove tecnicamente, economicamente e ambientalmente sostenibile, dalla realizzazione di invasi multifunzionali destinati all’accumulo della risorsa idrica, al servizio dell’irrigazione, della resilienza climatica, della sicurezza idraulica e della produzione di energia idroelettrica” in quanto non di competenza del tema della legge.
comma 5
eliminare il punto “d) impianti mini o micro-idroelettrici” in quanto non di competenza del tema della legge.
comma 7
eliminare il punto “b) la realizzazione di invasi multifunzionali a supporto dell’agricoltura, della gestione della risorsa idrica e della resilienza climatica” in quanto non di competenza del tema della legge.
Art. 7
Modificare il titolo dell’articolo in “Infrastrutture Digitali a Sostenibilità Ambientale Controllata”
Modificare in tutti i commi sostituendo con “Infrastrutture Digitali a Sostenibilità Ambientale Controllata”
Comma 1
Sostituire il comma 1 con il seguente
“La Regione Piemonte riconosce quali Infrastrutture digitali a Sostenibilità Ambientale Controllata” (IDSC) i Data Center e le altre infrastrutture destinate all’elaborazione, archiviazione, trasmissione e gestione dei dati digitali che rispettino elevati standard di sostenibilità ambientale, efficienza energetica, resilienza tecnologica e innovazione, valutando preventivamente l’impatto fisico che possono generare, la quantità di calore prodotta e le emissioni acustiche prodotte dagli impianti di ventilazione e refrigerazione”.
Comma 2
Sostituire il punto c) con il seguente: “approvvigionamento energetico coperto integralmente da fonti energetiche rinnovabili certificate, escludendo l’impiego di energia derivante da fonti fossili e da fonti nucleari;”
Inserire dopo il punto e) il nuovo punto “f) minimizzazione delle emissioni acustiche”, e rinumerare i punti seguenti.
Art 10
comma 1
alla fine, aggiungere “nel rispetto delle indicazioni del Piano”. (La promozione di investimenti nazionali ed internazionali non deve eccedere tali indicazioni.)
Art 13
comma 2
punto i) dopo la parola “climalteranti” aggiungere “, inquinanti e acustiche”.
Con i migliori saluti.
Torino, 30 settembre 2026
Estensori: Michela Sericano, Mario Cavargna
…
Non possiamo che fare i complimenti agli estensori rinnovando il nostro interesse per la specifica questione…
…
Note informative
Il “terawatt ora” – Una stufa da 1.000 watt (1 kW), accesa per un’ora, consuma 1 kWh di energia, i consumi dei diversi Paesi vengono misurati in terawattora (TWh). a1 TWh = 1.000.000.000 kWh Il TEP o Tonnellata Equivalente di Petrolio, rappresenta la quantità di energia rilasciata dalla combustione di una tonnellata di petrolio grezzo.
Quanti joule è un watt? – È l’unità pratica di potenza: un ioule al secondo (v. potenza); 1 watt = 1 joule/sec. Il watt e i suoi multipli (un kilowatt equivale a 1000 watt) sono divenuti di uso corrente grazie al loro universale impiego nella misura delle potenze elettriche.
Quanti sono 40 watt in kWh? – La lampadina da 40 watt equivalenti quanto a consumi reali è di 5,5 watt. Questo numero si divide per 1000: i watt diventano kilowatt. Dunque 5,5: 1000 = 0,00055. Questa cifra si moltiplica per il numero di ore in cui la lampadina dovrebbe restare accesa.
Qual è la differenza tra kW e kWh? – KW e kWh sono due unità di misura apparentemente simili tra di loro, ma in realtà completamente differenti; I kW rappresentano la potenza istantanea erogata messa a disposizione alle abitazioni private; I kWh rappresentano il consumo di energia elettrica effettuato nell’arco temporale di un’ora.
Quanto consuma un frigorifero in un giorno? – In media, il consumo di energia elettrica di un frigorifero può andare da 100 a 240 watt l’ora (Wh), ossia tra 1 e 2 kW giornalieri. La maggior parte dei modelli in commercio ha infatti una potenza compresa tra 100 e 300 watt.
Quanto consuma un elettrodomestico da 3000 watt? – Questo significa che un elettrodomestico da 1000 watt (un aspirapolvere, un asciugacapelli, un ferro da stiro), ci potrà costare mediamente sui 20 centesimi l’ora, uno da 100 watt (una lampadina, un televisore) intorno ai 2 centesimi l’ora, e uno da 3000 watt (una lavatrice, una lavastoviglie) intorno ai 60 centesimi l …
Immagine tratta da: zerounoweb
