Verde come rinascita. “Green Spirit” al Parco Storico Bricherasio di Fubine

C’è un colore che non ha bisogno di spiegazioni. Arriva prima del pensiero, si insinua nello sguardo, porta con sé qualcosa di antico — la memoria dell’erba bagnata, la penombra di un bosco, il risveglio lento di marzo. Il verde, scriveva Rumi nel XIII secolo, è venuto “dall’altro mondo, ebbro di vento, come rinfrescato da nuova leggerezza”. Parole di un mistico persiano che suonano stranamente urgenti oggi, in un’epoca in cui il rapporto tra l’uomo e la natura ha smesso di essere ovvio, e va riscoperto, quasi riconquistato.
È da questa intuizione che prende forma Green Spirit, mostra inaugurale del ciclo espositivo The Miracle of the Moment, che apre il prossimo sabato 21 marzo alle ore 17.00 al Parco Storico Bricherasio di Fubine Monferrato. Un appuntamento che rimarrà aperto fino al 21 giugno 2026 — tre mesi interi, un arco che abbraccia tutta la primavera e accompagna il paesaggio stesso nel suo risveglio stagionale, dall’equinozio di marzo fino al solstizio d’estate. Non un evento, dunque. Una presenza.
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Il luogo è già un manifesto. Il Parco Storico Bricherasio si configura come un museo a cielo aperto dove la tecnologia di realtà aumentata e virtuale si intreccia con un patrimonio botanico straordinario: oltre 26.000 esemplari tra alberi, arbusti, rose e piante rare, e un roseto con 461 varietà dedicato alla contessa Sofia di Bricherasio — figura nobile e sensibile che, allieva del pittore Lorenzo Delleani, trasformò questo luogo in un cenacolo di cultura piemontese. Camminare tra i suoi viali significa muoversi in uno spazio dove la storia e il paesaggio si sovrappongono con naturalezza. In questo contesto, la scelta di portare l’arte è quanto mai coerente. Perché l’arte, come la natura, chiede presenza.

A dialogare con il verde del Monferrato sono sei artisti di ArtMoleto, collettivo fondato dall’artista austriaca Michelle Hold, che riunisce pittori, scultori e fotografi radicati nel territorio, uniti dalla capacità di percepire l’armonia del paesaggio che li ospita. Non è un gruppo che produce manifesti o rivendicazioni: è una comunità di sguardi, convinta che la bellezza sia una forma concreta di risposta alle crisi del presente. Espongono: Giò Bonardi, Ilenio Celoria, Piero Ferroglia, Michelle Hold, Giovanni Tamburelli, Bona Tolotti.
Su Bona Tolotti mi permetto una nota personale, perché di lei non posso scrivere con il distacco che si addice alla cronaca. È un’amica, e — soprattutto — è un’artista verso la quale nutro un’ammirazione che nel tempo non ha fatto che crescere. Ho avuto il privilegio di incontrarla alla sua personale Arte e Vita alla Galleria Aperture sull’Arte di Casale Monferrato, e di passeggiare con lei tra le sue opere — una promenade lenta e straordinaria, durante la quale mi spiegava il senso di ogni tela mentre io cercavo di restituirle, in cambio, le suggestioni musicali che quelle opere mi evocavano: i Preludi di Debussy per il Tempio antico, il silenzio puro come unica risposta possibile a Silent Heart, Miles Davis e il suo In a Silent Way per i colori metafisici de La scala. Di quell’incontro scrissi un articolo, nel quale cercai di rendere giustizia a ciò che la sua pittura sa fare: attraversarti, lasciarti dentro qualcosa che non sai nominare ma che riconosci come vero. Bona Tolotti lavora con la tecnica mista su supporti eterogenei — carta, roccia, tela, legno, corteccia, vetro, cemento — costruendo opere senza confini tra anima e natura, tra macrocosmo e microcosmo. I suoi viaggi — in oriente, in Spagna, nel centro e sud America — non sono semplice biografia: diventano materia pittorica, vissuto che sgocciola sulla tela e poi si irradia verso chi guarda. È milanese di nascita, monferrina d’adozione da oltre trent’anni. E in questo territorio ha messo radici — radici profonde, come certi alberi del parco in cui ora espone.
Vederla a Green Spirit, in questo museo a cielo aperto che profuma di terra e di storia, mi sembra la collocazione più giusta che potesse esserle offerta.

Il tema della rigenerazione che attraversa tutta la mostra non è decorativo. In un momento storico in cui la relazione tra uomo e ambiente naturale è diventata una delle questioni più pressanti della nostra civiltà, scegliere il verde come simbolo significa scegliere la vita nella sua forma più elementare e più preziosa. L’arte, qui, diventa strumento di riconnessione: non denuncia, ma riscoperta. Non protesta, ma presenza. Il ciclo The Miracle of the Moment porta già nel titolo una filosofia: il miracolo non è altrove, non è domani. È nella percezione acuta di ciò che esiste adesso, in questo respiro, in questa luce che filtra tra le foglie di un parco storico in una mattina di fine marzo.
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L’inaugurazione è sabato 21 marzo, ore 17.00, al Parco Storico Bricherasio, Fubine Monferrato (AL). La mostra resterà aperta fino al 21 giugno 2026.
