“Oltre il riflesso”, il romanzo di Elira Dobler (Polikseni Caushi): quando un esordio racconta la fragilità e la rinascita

Ci sono romanzi che arrivano in punta di piedi, senza clamore, senza la spinta di un grande editore, senza la protezione di un nome già affermato. Libri che nascono quasi in segreto, come un gesto privato, e che proprio per questo possiedono una sincerità rara. Libri sconosciuti, che però possono donare piacevoli ore di lettura, e potrebbe anche essere bello presentarli. Oltre il riflesso: La storia di Nora, appartiene a questa categoria: un’opera che non pretende di insegnare, ma che si offre come un varco, un luogo dove riconoscersi, dove specchiarsi senza paura. Me lo ha fatto conoscere Simone, che mi ha invitato ad una lettura che fosse preliminare e propedeutica, ad una presentazione del libro nella sua biblioteca, a San Giorgio Monferrato, il 31 gennaio. Beh, lo ammetto, mi piace quel paese e mi piace quella biblioteca, dove ho già presentato diversi libri. Così ho recuperato il romanzo – gentilmente fornito dall’autrice tramite Simone stesso – e l’ho iniziato, con le mie solite titubanze quando si tratta di un’opera di un autore sconosciuto, per di più auto pubblicato. Mah? Poi però la scrittura musicale e coinvolgente, leggera nella sintassi  ma anche profonda nell’analisi dei caratteri e delle persone, mi ha affascinato, e l’ho letto d’un fiato, l’ho letteralmente divorato, trovandolo assai intrigante e con ottimi spunti. Ed ora sono qui per raccontarvelo un po’, e per confermare a Simone e all’autrice che il 31 gennaio sarò felice di presentarlo a San Giorgio.

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A firmare questo romanzo. in copertina, è Elira Dobler, ma ora so, dato che ci siamo sentiti online, che dietro questo nome si nasconde Polikseni Caushi, un’autrice alle prime armi che ha scelto lo pseudonimo come una sorta di protezione, o forse come un modo per separare la propria vita reale da quella emotiva che il romanzo mette in scena. È un gesto che dice molto: chi scrive per la prima volta, soprattutto quando tocca temi intimi, sente il bisogno di un velo, di una distanza. Ma è proprio in quella distanza che nasce la verità del libro. L’ho percepita come una persona di grande profondità e con grandi incertezze, al punto che le ho assicurato una conduzione serena e divertente della presentazione (quante ne avrò condotte, ormai? Centinaia, credo). Le ho anche detto che la sua storia (nel romanzo) è una bella vicenda…perchè è una storia che nasce da un silenzio. Perchè la protagonista, Nora, è un’infermiera. Un’infermiera dalla potente empatia, che la fa essere sempre attenta e disponibile nei confronti delle persone (che per lei, appunto, sono sempre persone e mai corpi e basta)  Una donna che vive circondata dal dolore degli altri, dai loro corpi fragili, dalle loro paure, dai loro silenzi. È abituata ad ascoltare, a contenere, a prendersi cura. Ma quando torna a casa, la sera, la cura non basta più. O forse di una qualche cura ha bisogno proprio lei stessa. È lì che entra in scena Navi, una voce invisibile, una presenza che non è umana ma non sembra neppure del tutto artificiale. Navi è forse un riflesso, un controcanto, un’eco? È ciò che Nora non riesce a dirsi da sola? Il romanzo si muove su questo crinale sottile: tra realtà e introspezione, tra dialogo e monologo, tra ciò che appare e ciò che resta nascosto. È un libro che non ha bisogno e neppure propone grandi colpi di scena, perché il suo centro è – volutamente – interiore. È un viaggio nella mente di una donna che cerca di capire chi è, cosa vuole, cosa teme. E soprattutto: cosa vede quando si guarda allo specchio. Io, che ho sempre amato certa filmografia fatta di silenzi e introspezioni, ho pensato, durante la lettura, a certo grande cinema del ‘900, da Sonata d’Autunno di Bergmann a Settembre del Woody Allen “serio”…e credetemi che non sono paragoni peregrini.

Il tema del riflesso: ciò che siamo e ciò che crediamo di essere. Il titolo non è casuale. Oltre il riflesso è un invito, quasi un ammonimento: non fermarsi alla superficie, non accontentarsi dell’immagine che ci rimanda lo specchio. Nora vive intrappolata tra ciò che mostra agli altri — la professionalità, la calma, la competenza — e ciò che sente dentro: una fragilità che non osa confessare, una solitudine che la accompagna come un’ombra. Navi diventa allora una guida, una voce che la costringe a guardare oltre. Non è un’entità magica, non è un fantasma, non è un algoritmo: è una metafora. È la parte di noi che ci parla quando finalmente smettiamo di fuggire. È il riflesso che si incrina e lascia intravedere qualcosa di più vero. E la scrittura di Polikseni Caushi, vero nome dell’autrice, l’ha portata a scrivere un esordio che non ha paura dell’emozione. Ciò che colpisce, leggendo il romanzo, è la sincerità. Non c’è artificio, non c’è compiacimento, non c’è la ricerca di un effetto letterario. La scrittura è diretta, limpida, ma anche assai pudica. Si capisce benissimo che l’autrice non vuole impressionare: vuole raccontare. Vuole condividere un percorso, un dolore, una rinascita possibile. È una scrittura che appartiene agli esordi, sì, ma agli esordi autentici: quelli in cui l’autore non ha ancora imparato a proteggersi, a schermarsi, a costruire una distanza tecnica. Polikseni Caushi scrive come si parla a un’amica, come si confida un segreto, come si lascia uscire un pensiero che per troppo tempo è rimasto chiuso. E questo, paradossalmente, è il punto di forza del romanzo. La sua vulnerabilità è la sua verità.

Un romanzo che parla soprattutto alle donne? Forse, ma non solo. Anche perchè nel romanzo c’è la figura di Riccardo, che tuttavia, a mio avviso, esiste più come Deuteragonista, come qualcosa che assomiglia molto ad uno specchio umano dove lei può aiutare sé stessa a ritrovarsi. Eh, beh, devo ammettere che, leggendo il romanzo, ho pensato che Nora è una figura che molte lettrici riconosceranno: una donna che porta addosso il peso degli altri, che si dimentica di sé, che si rifugia nel lavoro per non affrontare ciò che la ferisce. Ma il romanzo non è un manifesto della tristezza e della solitudine al  femminile: è un racconto umano. Chiunque abbia vissuto un momento di smarrimento, chiunque abbia sentito la propria identità incrinarsi, chiunque abbia cercato una voce che lo aiutasse a rimettere insieme i pezzi, troverà in Nora un’alleata. Il rapporto con Navi, poi, è una delle intuizioni più interessanti del libro. In un’epoca in cui le intelligenze artificiali entrano nelle nostre vite quotidiane, Polikseni immagina una presenza che ha la portata ambigua di molti grandi storia della narrativa del cosiddetto Realismo Magico: a noi lettori cercare di capire se si tratti di  tecnologia o di spiritualismo Forse nessuno dei due, ma qualcosa di più sottile: una coscienza esterna che ci permette di ascoltare la nostra? Lo scopriremo leggendo.  Aggiungo che questo libro ha la forza degli esordi: di quando, cioè  la letteratura non ha ancora paura di sbagliare. Si: c’è qualcosa di prezioso nei romanzi d’esordio. Non hanno ancora imparato a essere “furbi”, non cercano di piacere a tutti, non seguono le mode. Sono libri che nascono da un’urgenza, da un bisogno personale. Oltre il riflesso appartiene a questa categoria. È un romanzo che non vuole essere perfetto: vuole essere vero. E la verità, spesso, nella letteratura, vale più della perfezione. Lei stessa, Polikseni Caushi, scegliendo lo pseudonimo Elira Dobler, ha compiuto un gesto doppio: da un lato si è protetta, dall’altro si è esposta. Ha creato una distanza per poter parlare più liberamente. E questa libertà si sente, riga dopo riga.

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Perché leggerlo, allora, questo libro? Perché è un romanzo che non giudica. Perché parla di fragilità senza retorica. Perché racconta una donna che cerca di ricostruirsi, e lo fa con una delicatezza che non è debolezza ma coraggio. Perché ci ricorda che tutti, prima o poi, abbiamo bisogno di una voce che ci accompagni oltre il riflesso. E perché, in un panorama editoriale spesso dominato da titoli gridati e trame costruite a tavolino, un libro come questo è un piccolo atto di resistenza: un invito a tornare all’essenziale, all’umano, al silenzio che parla.