Lingotti in fuga, complotti e roulotte

Siamo arrivati al punto in cui persino l’oro comincia a fare le valigie. È quello che sta succedendo in Europa, dove i Paesi Bassi hanno appena spostato 86 tonnellate delle proprie riserve da Stati Uniti e Canada verso Londra… ufficialmente per essere più pronti in caso di crisi. Non perché qualcuno abbia visto sparire i lingotti, ci mancherebbe. Semplicemente perché, di questi tempi, è meglio sapere dove sono le proprie cose quando il mondo comincia a prendere fuoco.
La notizia, inevitabilmente, riporta alla mente la domanda che qualche tempo fa aveva appassionato Donald Trump ed Elon Musk. Ma a Fort Knox, dentro quei caveau che sembrano usciti da un film di James Bond girato da un ragioniere, ci sarà davvero tutto quell’oro?
Uno se li immagina seduti davanti a un plastico del deposito, come Totò e Peppino.
«Elon, secondo te ci sono?».
«Donald, io non mi fido neanche del mio commercialista. Figurati di 4.000 tonnellate di lingotti».
«Bisognerebbe controllare».
«Certo. E già che ci siamo controlliamo anche il vicino».
Il vicino, naturalmente, è il sospetto universale. Trump lo guarda dalla finestra.
«Hai visto?».
«Cosa?».
«Quelle roulotte. Sono particolarmente cariche».
«Di cosa?».
«Non lo so. Ma di certo non di sedie pieghevoli».
«Magari sono i rom».
La teoria Fort Knox ha prodotto, negli anni, quel genere di sospetto che comincia con una domanda ragionevole e finisce inevitabilmente con qualcuno che sostiene di aver visto un lingotto uscire da una porta di servizio alle 3.17 del mattino.
Musk, del resto, potrebbe sempre verificare personalmente. Travestito da signora, occhiali scuri e foulard, potrebbe avvicinarsi quatto quatto a un Compro Oro.
«Quanto mi date per questo?».
«Signora, è un lingotto».
«Sì».
«Ha la fattura?».
«No».
«Una certificazione?».
«No».
«Almeno uno scontrino?».
«No».
«Allora niente».
E Musk tornerebbe a casa con il dubbio che neppure l’oro sia più quello di una volta. La cosa divertente, però, finisce qui. Perché dietro la barzelletta di Trump e Musk che sospettano dei lingotti c’è una storia molto meno comica. I Paesi Bassi non hanno portato via l’oro dagli Stati Uniti perché improvvisamente si sono appassionati al turismo britannico. La loro banca centrale parla di «crescente instabilità geopolitica» e vuole rendere le riserve più rapidamente utilizzabili in una crisi.
E il dato è ancora più interessante se si guarda al contesto: guerre, sanzioni, blocchi commerciali, debiti pubblici giganteschi, mercati nervosi, energia che torna a essere una questione strategica. Il dollaro resta il dollaro e gli Stati Uniti restano il centro finanziario del pianeta. Ma la fiducia, in economia, come nei matrimoni, è una cosa strana: non serve che sia finita. Basta che qualcuno cominci a controllare dove hai messo le chiavi.
Così l’Olanda prende 86 tonnellate d’oro e le mette un po’ più vicino a casa. Altri Paesi stanno ragionando sulle proprie riserve. E intanto a Fort Knox, ufficialmente, i lingotti ci sono. Il Tesoro americano lo ha ribadito: tutto presente, tutto contabilizzato.
Il problema, insomma, non è sapere se dentro Fort Knox ci siano davvero i lingotti.
Il problema è che, in un mondo che si sta sbriciolando tra guerre, debiti e sospetti, sempre più gente sente il bisogno di andare a controllare.
E quando anche i banchieri centrali cominciano a dormire con l’oro sotto il cuscino, forse non è più una teoria complottista.
È semplicemente il capitalismo che ha cominciato ad avere paura del buio.
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