“Ripristino della Natura”. Forti critiche dal mondo ambientalista e attesa per l’esame in Commissione Europea

Il refrain è il solito…da una parte il tentativo di allargare le maglie della legislazione per avere meno limitazioni rispetto all’uso del suolo e ad alcune norme urbanistiche e di tutela della fauna e degli ecosistemi, dall’altra una serrata analisi delle conseguenze che stanno portando questa nazione e tutta l’Europa verso un cambiamento climatico irreversibile. Non è tanto questione di “accettare una tropicalizzazione dell’area temperata sud europea” (sono in molti a sostenere questa posizione fatalista e non solo rappresentanti del Governo) quanto piuttosto di riservare una fruizione elevata (e, un tempo, normale) della natura nel suo insieme, del meglio del mare, della montagna e di tutto il ben di Dio che ha caratterizzato l’Europa fino ad oggi, ad una ristretta cerchia di persone. Davvero con molto denaro e con mezzi superiori alla media per questa “minoranza più fortunata” i cambiamenti e le limitazioni che sono di fronte a tutti, semplicemente, “non inciderebbero”. Una “natura” riservata, di fatto, ai più ricchi e gli altri…si arrangino. E non è questione di destra o sinistra…il problema riguarda tutto il sistema economico post-capitalista.
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Come hanno reagito le associazioni di tutela ambientale…
Ben quattordici associazioni nel giorno ultimo per la presentazione del PNR all’Europa (Commissione europea) confermano la loro delusione per il processo di condivisione e le loro preoccupazioni sui contenuti. Infatti proprio in questo inizio di settembre scade il termine per la presentazione dei Piani Nazionali di Ripristino che ogni Stato deve far avere alla Commissione Europea per dare attuazione al Regolamento Europeo sul Ripristino della Natura.
Apicittadine, Blue Marine Foundation, Centro Italiano Studi Ornitologici, Cipra Italia, Federazione Nazionale Pro Natura, Fondazione Capellino, Fondazione Marevivo, Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i territori, Lav, Legambiente, Lipu, Slow Food Italia, Worldrise, WWF Italia chiedono al Mase ( Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ) di rendere pubblico il testo finale e di dare riscontro degli esiti della consultazione pubblica conclusa il 24 giugno 2026. Ad oggi, infatti, non risulta siano stati pubblicati né i contributi ricevuti, né la loro valutazione, né l’indicazione di quali osservazioni siano state accolte o respinte ed i criteri di valutazione, nonostante le rassicurazioni di un maggiore coinvolgimento dei portatori d’interesse e delle istituzioni scientifiche.
Passi indietro su cui riflettere
Una mancanza di trasparenza grave, che impedisce ad istituzioni scientifiche, associazioni, comitati e cittadini di verificare se la partecipazione abbia inciso realmente sulla costruzione del Piano. Il tutto con una progressiva marginalizzazione dell’ISPRA ed una sempre maggiore facoltà di intervento delle amministrazioni locali, spesso in contrasto tra loro per i motivi più vari. L’AIPO, Agenzia interregionale per il Po, ad esempio, da tempo invoca una integrazione degli organici e più strumenti per il monitoraggio dei fiumi. Ma si preferisce la “gestione a vista” spesso non tenendo conto dei lavori e degli studi di qualità che, praticamente, suggeriscono tutte le scelte migliori e possibili, senza inventarsi scorciatoie.
Tornando a quanto affermano le quattordici associazioni preoccupa il possibile indebolimento delle misure di tutela proposte nelle sedute di confronto e approfondimento. Particolarmente gravi le richieste avanzate da ANCI e riprese da ANCE sugli ecosistemi urbani che prevedono la cancellazione o modifica di misure chiave, comprese le salvaguardie relative alla non riduzione del verde urbano e della copertura arborea, alla tutela dei suoli non artificializzati e alla sospensione delle trasformazioni che potrebbero produrre ulteriori perdite.
Se confermate, queste modifiche, insieme alle altre carenze evidenziate nelle osservazioni delle associazioni faranno sì che il Piano di Ripristino della Natura sia un’ennesima occasione perduta. Mai come questa estate è risultato, infatti, evidente che servono soluzioni urgenti basate sulla Natura per poter far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici e rafforzare la resilienza di tutti gli ecosistemi, da quelli urbani e agricoli a fiumi, boschi e ambienti marini e costieri. Indebolire il Piano significa assumersi la responsabilità delle conseguenze dell’immobilismo nei confronti di un mondo in crisi.
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Come per il PNR (Piano Nazionale di Ripristino) molta vetrina, molte parole vuote e poco più
Il Piano Nazionale di Ripristino è un’opportunità unica, le associazioni chiedono quindi alla Commissione Europea di valutare con attenzione i contenuti del Piano e di richiamare il nostro Paese agli obblighi di partecipazione e trasparenza previsti dal Regolamento.
“Riportare la Natura nelle nostre Vite come recita la Strategia Europea per la Biodiversità” – concludono le associazioni – “non deve essere solo un atto formale ma un serio impegno delle nostre istituzioni a tutti i livelli.”
Temiamo però che l’operazione sia più subdola e che porti ad una vera contro-rivoluzione culturale con accettazione del rango di “sudditi ambientali” per una notevole fetta di popolazione…restringendo le possibilità di fruizione “popolare” di beni comuni che più vengono definiti in questo modo più diventano privati e inaccessibili. “Meditate gente…meditate” direbbe Renzo Arbore….
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Pier L. Cavalchini
