Il futuro? Si chiama Burraco

Per anni ci hanno raccontato che il futuro sarebbe stato virtuale. Avremmo vissuto nel Metaverso, lavorato con l’Intelligenza Artificiale, fatto riunioni con un visore in testa e magari litigato con il frigorifero perché non ci riconosceva l’impronta digitale.
Poi è arrivata l’estate.
E il massimo dell’innovazione è tornato a essere un tavolino di plastica bianco, quattro sedie leggermente traballanti, un mazzo di carte consumato e qualcuno che urla: «Pezzotto!».
Abbiamo passato dieci anni a discutere se ChatGPT ci avrebbe sostituiti, se i robot avrebbero preso il nostro lavoro e se gli algoritmi avrebbero imparato a provare emozioni. Alla fine, scopriamo che l’emozione più autentica resta vedere il compagno che cala il jolly sul tris che stavamo preparando da mezz’ora.
Il burraco è probabilmente l’unico social network dove, se fai una mossa stupida, gli insulti arrivano dal vivo e senza bisogno della connessione Wi-Fi.
La cosa più sorprendente è il ritorno dei giovani. Ragazzi che fino a ieri comunicavano solo con emoji e messaggi vocali da sette minuti, oggi siedono davanti a un mazzo di carte e imparano parole misteriose come “pozzetto”, “chiusura” e, naturalmente, “pezzotto”. È quasi commovente. Un archeologo del futuro potrebbe pensare che l’Italia abbia inventato una nuova religione.
Del resto, il burraco è l’essenza della Dolce Vita. Non c’è fretta. Si gioca, si discute, si ricontano le carte, si dà la colpa al compagno, si promette che quella è l’ultima partita e poi se ne fanno altre quattro. È l’esatto contrario dell’algoritmo. Nessuno ottimizza nulla. Anzi, il tempo viene deliberatamente sprecato. E che meraviglia.
Anche il linguaggio è impagabile. In spiaggia puoi sentire frasi come: «Hai bruciato il jolly», «Mi hai rovinato il pozzetto» oppure «Con te non gioco più», pronunciate con la stessa intensità con cui all’ONU discutono di crisi internazionali. Dopo cinque minuti, però, tutto è dimenticato. Basta un caffè o un gelato e la pace è ristabilita. Se la diplomazia mondiale funzionasse come un tavolo di burraco, probabilmente ci sarebbero meno guerre e più carte francesi.
Forse è questo il segreto del suo successo. Mentre il mondo corre, il burraco si ostina a camminare. Mentre tutti cercano di guadagnare tempo, lui invita a perderlo. E in un’epoca in cui ogni secondo deve essere produttivo, sedersi per due ore a discutere se una scala vale più di un tris assume quasi il valore di un gesto rivoluzionario.
Il futuro, alla fine, non era il Metaverso. Era il tavolino accanto al bar della spiaggia.
Con la tovaglia di plastica, il ventilatore che gira piano e qualcuno che, prima o poi, urlerà inevitabilmente: «Pezzotto!».
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