Il gelato al veleno

Quest’estate ho capito una cosa. Il gelato non è più un alimento. È un investimento a medio rischio.
Una volta entravi in gelateria, ordinavi due gusti e uscivi felice. Oggi entri con lo stesso spirito con cui si varca la soglia di una banca, speri che il direttore ti conceda un finanziamento per una coppetta media.
Ho sempre pensato che la canzone Fotoromanza di Gianna Nannini fosse una metafora sentimentale. «Questo amore è un gelato al veleno». Mi sbagliavo. Era una previsione economica. Il veleno, infatti, non è nel pistacchio di Bronte. È nello scontrino.
Ormai scegliere i gusti è l’ultimo dei problemi. Prima chiedi il prezzo. Poi, se hai ancora un po’ di dignità, fai finta che ti interessino i gusti.
«Quanto costa?».
«Quattro euro e cinquanta».
«Ah… allora mi dia un assaggio. Lo voglio ricordare bene».
Il rincaro del gelato è diventato una disciplina olimpica. Tra un po’ ci saranno i futures sulla stracciatella e il cono piccolo verrà quotato in Borsa. L’unica differenza è che, almeno con le azioni, ogni tanto puoi guadagnare qualcosa.
Anche il linguaggio è cambiato. Una volta si diceva… «Andiamo a prendere un gelato». Oggi si dice «Facciamo un giro e vediamo se troviamo un’offerta». Manca poco che le gelaterie espongano i cartelli: Pagamenti anche in comode rate.
Il bello è che continuiamo a raccontarci che il gelato è un piccolo piacere. Piccolo sì. Soprattutto perché ormai, per risparmiare, la pallina sembra fatta con il cucchiaino da caffè. Ti danno una quantità così simbolica che più che mangiarla la ricordi.
Eppure, lo compriamo lo stesso. Perché l’estate senza gelato sarebbe come Ferragosto senza coda in autostrada o il telegiornale senza il servizio sul caldo. Tradizioni che resistono a tutto, perfino all’inflazione.
Io, però, una precauzione l’ho presa. Quando entro in gelateria non guardo più il banco frigo. Guardo direttamente il POS. Se non sviene lui, forse non sverrò nemmeno io.
In fondo il gelato resta una metafora perfetta della vita, ossia si scioglie in fretta, dura poco e costa sempre più di quanto pensavi. Il problema è che, almeno una volta, il conto arrivava dopo.
Adesso te lo presentano prima ancora del cono.
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