Addio a Livio Berruti. Marcel Jacobs: “Correrò per lui”

TORINO – Aveva una affascinante falcata da angelo, Livio Berruti, che si è spento oggi, a 87 anni, in una clinica di Torino dove era ricoverato da qualche giorno.  Berruti consegnato all’eternità dell’atletica e dello sport italiano, e mondiale, da quell’oro sui 200 metri a Roma 1960, il primo europeo a dimostrare che, nella velocità, gli americani si potevano battere. Il vero inizio della rinascita dell’Italia.

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Torinese, ma legato molto al Monferrato, dove è stato spesso ospite di incontri, manifestazioni sportive, convegni, è stato maestro di stile e di eleganza, in pista quando correva e poi nella vita. La foto della sua vittoria  nelle Olimpiadi di casa, gli occhiali scuri e le scarpette bianche, è diventata, anch’essa, una icona della narrazione per immagini.

 

Livio-Berruti
Livio Berruti, scomparso a 87 anni, con la canotta della nazionale indossata a Roma ’60

Come lo è il racconto di quei Giochi,  in cui Berruti, che in semifinale aveva eguagliato il record mondiale, nell’attesa della finale era a bordo pista, con un libro in mano, una dispensa di chimica per un esame imminente da sostenere, lui studente del Politecnico di Torino. Berruti eterno ragazzo innamorato della lealtà e della correttezza, 

Legato da profonda amicizia a José Altafini, per anni il Circolo della Stampa – Sporting di Torino è stato il punto di incontro e di tante chiacchierate.

Per Marcell Jacobs, anche lui legato alla nostra provincia, “La leggerezza di Berruti è un modello per noi velocisti. Dice quanto è bella la nostra specialità e quanta emozione ha potuto trasmettere a milioni di italiani e non solo. Gli sono grato per le sue parole dopo la mia vittoria a Tokyo: ‘È stata una gara emozionante, mi ha fatto tornare indietro di sessant’anni. Ho trovato un valido erede’ aveva detto. Correrò per lui, agli Europei a Birmingham

 

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