Alessandria: SOLVAY – SYENSQO a un bivio cruciale

Alessandria. Data storica quella di oggi (5 agosto 2026) per il futuro dell’azienda SyEnsQo/Solvay e di tutto il territorio. Si discute (e probabilmente si arriverà ad una approvazione “con raccomandazioni” dell’ Autorizzazione AIA concessa dall’Ente provincia) in queste occasioni. Noi, per parte nostra, possiamo solo ricordare l’insieme della vicenda, facendo presente che non è con la chiusura della fabbrica che si risolvono tutte le questioni, anzi. Sarà proprio compito della proprietà avviare (e, in parte, continuare) un processo di ristrutturazione globale che comprenderà la completa dismissione di tute le produzioni inquinanti, specie in presenza di normative di soglia non ben definite, alcune dichiaratamente cancerogene, per passare ad altre compatibili economicamente, innovative e ambientalmente accettabili.  Oltre a, e questo è un altro punto importante, mantenere – e se possibile incrementare – il numero degli operatori di qualsiasi livello interni ed esterni all’azienda em, soprattutto, portando a termine davvero, le quattro grandi bonifiche che da troppo tempo attendono una precisa definizione in termini di attuazione e finanziamenti. Cambiare per migliorare, quindi, non “chiudere” per andarsene e lasciare il territorio con i suoi problemi centenari. Ma andiamo per ordine…

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Cominciamo con i convenevoli di rito… (dalla PEC inviata a tutti gli organi di competenza (1))
“Spett.le Provincia di Alessandria – Direzione Ambiente e Pianificazione
Territoriale
e p.c. ARPA Piemonte – Dipartimento Territoriale Piemonte Sud Est
Comune di Alessandria ASL AL
Oggetto: Osservazioni critiche, opposizione e richiesta di ostensione
integrale degli atti nell’ambito dei procedimenti di riesame/rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale
(AIA) dello stabilimento chimico Syensqo (ex Solvay Specialty Polymers
Italy S.p.A.) di Spinetta Marengo (AL).”
 La solita manfrina…direte voi… ma, vi assicuriamo…con un po’ di pazienza tutte le questioni prenderanno “la loro rotondità”.  Perche’ proprio di questo si tratta, di come i contenuti veri vengono presentati e di come andrebbero considerati per eventuali cambiamenti. Passando da una visione a due dimensioni ad un’altra, ben più completa, a tre (e forse a “quattro” se ci mettiamo anche il “tempo”, variabile su cui si sta giocando molto, forse troppo). Più in dettaglio…

Premessa ed inquadramento
Dall’esame della documentazione amministrativa e tecnica relativa
all’estensione e autorizzazione alla produzione/uso delle sostanze per- e
poli-fluoroalchiliche (in particolare cC6O4, ADV e PFOA), emergono gravi e sistematiche criticità strutturali, analitiche e gestionali che mettono in discussione le garanzie di tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Ovviamente questo in merito alla discussione in atto…se riconcedere l’Autorizzazione AIA allo svolgimento delle attività industriali previste dalla SyEnsQo/Solvay, oppure limitarle, vincolarle o, semplicemente, chiuderle.
Si evidenziano di seguito i principali punti di debolezza, incongruenza
e fallimento prescrittivo riscontrati nei provvedimenti provinciali.
1. PRINCIPIO DI PRECAUZIONE E MANCANZA DI UN QUADRO
NORMATIVO COGENTE (Rilievo su DDAP2 155/2021 e DD 906/2021)
· Assenza di limiti di legge nazionali e affidamento a bozze legislative: Nelle premesse della DDAP2 155/2021 viene riconosciuto espressamente che “non esistono sufficienti evidenze scientifiche di parte pubblica e studi a favore di una conferma della non pericolosità indotta da questa sostanza sull’uomo e sull’ambiente”, nonché l’assenza di limiti nazionali per i PFAS nei reflui. La Provincia si è affidata ai valori presi dalla bozza del “Collegato Ambientale 2020” (Tabella 5-bis).
· Criticità: Autorizzare per un lasso temporale decennale (tale è il termine in oggetto)  la produzione e l’uso intensivo di una sostanza altamente persistente ed idrosolubile come il cC6O4 in assenza di standard
ambientali definiti per legge e a fronte di un conclamato inquinamento
storico del sito (PFOA, cromo esavalente, solventi fluorurati, residuri di lavorazione del titanio e di composti per l’agricoltura di nota pericolosità) viola il Principio di Precauzione stabilito dall’art. 191 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) e dall’art. 3-ter
del D.Lgs. 152/2006.

Altre motivazioni che suggerirebbero una maggiore cautela…
In realtà, ritornando alla necessità di vedere la questione su più piani prospettici, vi sono ancora divergenze sistematiche tra i dati dell’Ente di Controllo (ARPA) e il Gestore (Solvay/Syensqo). Infatti, dalla DD 906/2021 emerge chiaramente che nelle campagne di monitoraggio in contraddittorio (aprile e giugno 2021), ARPA ha rilevato concentrazioni di
cC6O4 in falda pari a circa il doppio rispetto a quelle misurate dal laboratorio della società allora solo Solvay. Altra motivazione valida per procedere con attenzione è la mancata adesione ai circuiti standardizzati previsti in normativa. La ditta, di fatto, non ha aderito al circuito di
intercalibrazione delle metodiche analitiche con UNICHIM (DD 906/2021).
A queste “debolezze” va aggiunta la Prescrizione n. 1 della DDAP2
155/2021 che impone la “assoluta tenuta della rete idrica e l’eliminazione
delle perdite
“. Ciononostante, si sono verificati sversamenti accidentali (es. evento  dell’8 dicembre 2020 con rilascio non controllato di cC6O4, citato in DD 351/2021). Fatto conclamato e risaputo a cui occorre aggiungere la contaminazione e rimozione della barriera della MiPre. Tanto è vero che nella DD 906/2021 si dà atto del permanere di concentrazioni elevate e persino in aumento di cC6O4 nei pozzi della
barriera di emungimento/trattamento (MiPre) e nei piezometri dell’area
Plastomeri. Deroghe e variazioni “in corso d’opera” che non depongono a favore di un impegno costante e documentato per la salvaguardia della fabbrica stessa oltre che dell’ambiente circostante e del benessere delle maestranze a qualsiasi livello.
Inoltre un’autorizzazione integrata ambientale di durata decennale
non può fondarsi su presidi depurativi e gestionali a carattere sperimentale o temporaneo.
Le autorizzazioni devono basarsi sull’applicazione consolidata e verificata delle Migliori Tecniche Disponibili (BAT). Ricordiamo, nello specifico, che nel corso del 2021 (DD 906/2021), la Società Solvay ha applicato un “Piano di miglioramento sperimentale” mediante impianti temporanei a
noleggio per tentare di rientrare nei limiti prescritti per lo scarico P4 in Bormida. Fatto anche questo ben conosciuto e che dovrebbe far riflettere.

Gli “omissis” che pesano come un macigno e le proposte del mondo ambientalista

Ma non è finita qui e, per confermare quanto affermato all’inizio, rinnoviamo l’appello a responsabili amministrative dell’Impianto e a tutte le Autorità di competenza ad operare in modo tale da rendere liberi gli accessi agli atti ora ostacolati in mille modi. Ricordiamo, infatti, che continua la segregazione illegittima delle informazioni tecniche: In tutti i
provvedimenti analizzati (es. DD 906/2021, punto 11 della Determina) vengono applicati estesi oscuramenti ed omissis richiamando l’art. 29-quater comma 14 del D.Lgs. 152/2006 a tutela della riservatezza industriale e del know-how. Tale prassi, però,  viola apertamente il
diritto di accesso e partecipazione sancito dalla Convenzione di Aarhus e dal D.Lgs. 195/2005 (di attuazione della Direttiva 2003/4/CE), che impongono la massima trasparenza per le informazioni ambientali. D’altra parte tale principio è stato autorevolmente e definitivamente confermato dal TAR Piemonte (Sez. II) con la Sentenza n. 1537/2025, emessa a seguito del ricorso promosso da Legambiente Ovadese contro la Provincia di Alessandria e SyEnsQo (ex Solvay)
Pier Luigi Cavalchini


Alla luce di quanto sopra analizzato, Pro Natura Alessandria (così come già attuato da altre associazioni ambientaliste e di difesa della salute e del territorio) chiede formale accoglimento delle seguenti istanze:
1. DINIEGO o SOSPENSIONE dell’AIA decennale per la produzione e l’uso di cC6O4 e altri PFAS fino a completa ed inequivocabile bonifica e messa in sicurezza dell’intero polo chimico e della falda acquifera.
2. APPLICAZIONE RIGOROSA DEL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE (Art. 3-ter D.Lgs. 152/2006): Sospensione immediata delle autorizzazioni alla produzione e all’uso del cC6O4 e dei PFAS di nuova generazione, in virtù della persistenza, idrosolubilità e tossicità dimostrata di tali composti.
3. OTTEMPERANZA ALLA SENTENZA TAR PIEMONTE N. 1537/2025 E RIMOZIONE DEGLI OMISSIS: Immediata pubblicazione e ostensione di tutti gli atti di gara, allegati tecnici, registri di carico/scarico, volumi di produzione e relazioni analitiche integrali afferenti allo stabilimento di Spinetta Marengo, privi di oscuramenti e omissis sui dati emissivi e sulle sostanze impiegate.
4. RISOLUZIONE DELLE DISCREPANZE ANALITICHE: Rigetto di qualsiasi valutazione tecnica presuntiva basata sui dati forniti dal Gestore fino a quando non sia formalmente validata e completata la procedura di intercalibrazione e allineamento con i dati ARPA.
5. VERIFICA STRUTTURALE DEGLI IMPIANTI: Esecuzione di perizie
indipendenti di terzi sulla reale tenuta delle reti idriche, di drenaggio e dei bacini di stoccaggio, superando le mere relazioni di asseverazione fornite da professionisti incaricati dalla proprietà.

Alessandria, 4 agosto 2026
Fabrizio Boschetto.  Membro Direttivo Pro Natura Alessandria “e.r.i.c.a.
– i 2 fiumi”
Pier l. Cavalchini .  Presidente   Pro Natura Alessandria “e.r.i.c.a. –
i 2 fiumi”
@pronaturaalessandria  –  Per Pro Natura Alessandria

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In allegato il documento originale inviato via PEC al Sindaco, alla Prefettura e agli organismi di competenza. (1- da cui viene ripresa l’intestazione )

 Doc 2

Scheda illustrativa.

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO PROVINCIA DI ALESSANDRIA, COMUNE DI ALESSANDRIA, ARPA PIEMONTE, ASL AL

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Scheda illustrativa.

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO PROVINCIA DI ALESSANDRIA, COMUNE DI ALESSANDRIA, ARPA PIEMONTE, ASL AL

Rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo: definite nuove prescrizioni per la progressiva eliminazione del cC6O4 e il rafforzamento delle tutele ambientali

La Provincia di Alessandria, il Comune di Alessandria, ARPA Piemonte e l’ASL AL, comunicano congiuntamente che oggi, 5 agosto 2026, con la seconda e ultima seduta della Conferenza dei Servizi decisoria, avviata il 22 luglio scorso, si è conclusa l’istruttoria per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo. Così l’avvio del Comunicato yanto atteso quanto invocato come spartiacque vero tra un “prima” e un “dopo”.

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In dettaglio abbiamo (secondo gli estensori del comunicato stesso):

. “un quadro autorizzativo significativamente più restrittivo rispetto al precedente, introducendo prescrizioni innovative nel panorama nazionale per gli aspetti relativi ai valori limite di emissione in atmosfera dei PFAS”

.  “un percorso di progressiva riduzione delle emissioni e di miglioramento degli impianti e dei sistemi di controllo”.

.  “la definitiva cessazione della produzione del cC6O4; infatti a  decorrere dal 1° gennaio 2027, nello stabilimento di Spinetta Marengo non sarà più autorizzata la produzione di tale sostanza e il relativo utilizzo sarà limitato esclusivamente alle quantità ancora presenti presso il sito, destinate alla realizzazione di due soli prodotti per i quali non esiste ad oggi una soluzione tecnologica alternativa (ma entro tale data verranno tagliati anche questi residui a favore dei NFS (Non-Fluoro-Surfactant)”.

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.  “vi è l’impegno a rispettare  valori limite specifici per la sommatoria dei PFAS, nonché limiti dedicati per PFOA e PFOS, applicati fin dal rilascio del provvedimento autorizzativo a tutti i camini dello stabilimento asserviti agli impianti che utilizzano e/o hanno utilizzato tensioattivi PFAS”.

.  “per tutti i camini interessati dalla presenza di PFAS viene introdotto sin da subito (quindi da sett. 2026), per il parametro “somma di PFAS” (tra cui sono ricompresi anche il cC6O4, l’ADV, il PFOA e il PFOS),  un limite pari a 10 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo), destinato a essere dimezzato a 5 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo) dal 1° luglio 2027.

.  “per i camini non più interessati dall’utilizzo del cC6O4 il limite per il parametro “somma di PFAS” viene ridotto a 1 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo) dal 1° luglio 2028 e a 0,5 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo) dal 1° luglio 2029, fino al raggiungimento, entro il 1° luglio 2030, di un valore limite pari a 0,1 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo) per la quasi totalità dei camini dello stabilimento”.  (*)

.  “per i pochi punti emissivi interessati dalla fase transitoria di utilizzo del cC6O4 ancora presente in sito, il limite per il parametro “somma di PFAS” viene ridotto a 2,5 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo) dal 1° luglio 2028 ed portato a 1 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo) dal 1° luglio 2029, per poi raggiungere il valore di 0,1 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo) al termine dell’utilizzo del composto citato”.  (*)

.  “sul fronte della tutela delle acque, il nuovo provvedimento prevede da parte del gestore la presentazione di un piano pluriennale per la gestione e riqualificazione delle reti idriche interrate (**), al fine di incrementare la sicurezza degli impianti, agevolare le attività di controllo e ispezione e garantire la piena accessibilità ai sistemi di monitoraggio”.

. “si introducono inoltre valori obiettivo più restrittivi per il fiume Bormida relativamente ai parametri MFS/ADV e cC6O4 (rispettivamente per il cC6O4 0,1 µg/l (microgrammi per litro) e per l’MFS/ADV 0.05 µg/l (microgrammi per litro)), rafforzando il livello di tutela del corpo idrico rispetto agli standard precedentemente vigenti. (***)

Il quadro delle prescrizioni ambientali si completa con specifiche disposizioni finalizzate al rafforzamento della tutela della salute pubblica. In particolare, il provvedimento prescrive l’elaborazione della Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) e disciplina le modalità di attuazione del monitoraggio ambientale esterno, con particolare riferimento alla qualità dell’aria per i composti PFAS e per i composti clorurati e fluorurati. A tal fine viene individuata ARPA Piemonte quale soggetto incaricato dell’esecuzione delle attività di monitoraggio definendo gli obblighi posti a carico del gestore. Fatto questo breve riassunto, mutuato direttamente dal testo ufficiale, restano alcuni asterischi (nostri) di perplessità rispetto alle tempistiche e alle modalità di analisi continua e coordinata dei vari “momenti di passaggio ed evoluzione”. Preoccupa la mancanza di accenni alle quattro bonifiche previste e agli impegni su occupazione e innovazione delle produzioni ma, per ora, ci limitiamo alle prime osservazioni di rito.  PLC

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO PROVINCIA DI ALESSANDRIA, COMUNE DI ALESSANDRIA, ARPA PIEMONTE, ASL AL

Rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo: definite nuove prescrizioni per la progressiva eliminazione del cC6O4 e il rafforzamento delle tutele ambientali

La Provincia di Alessandria, il Comune di Alessandria, ARPA Piemonte e l’ASL AL, comunicano congiuntamente che oggi, 5 agosto 2026, con la seconda e ultima seduta della Conferenza dei Servizi decisoria, avviata il 22 luglio scorso, si è conclusa l’istruttoria per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo. Così l’avvio del Comunicato yanto atteso quanto invocato come spartiacque vero tra un “prima” e un “dopo”.

In dettaglio abbiamo (secondo gli estensori del comunicato stesso):

. “un quadro autorizzativo significativamente più restrittivo rispetto al precedente, introducendo prescrizioni innovative nel panorama nazionale per gli aspetti relativi ai valori limite di emissione in atmosfera dei PFAS”

.  “un percorso di progressiva riduzione delle emissioni e di miglioramento degli impianti e dei sistemi di controllo”.

.  “la definitiva cessazione della produzione del cC6O4; infatti a  decorrere dal 1° gennaio 2027, nello stabilimento di Spinetta Marengo non sarà più autorizzata la produzione di tale sostanza e il relativo utilizzo sarà limitato esclusivamente alle quantità ancora presenti presso il sito, destinate alla realizzazione di due soli prodotti per i quali non esiste ad oggi una soluzione tecnologica alternativa (ma entro tale data verranno tagliati anche questi residui a favore dei NFS (Non-Fluoro-Surfactant)”.

.  “vi è l’impegno a rispettare  valori limite specifici per la sommatoria dei PFAS, nonché limiti dedicati per PFOA e PFOS, applicati fin dal rilascio del provvedimento autorizzativo a tutti i camini dello stabilimento asserviti agli impianti che utilizzano e/o hanno utilizzato tensioattivi PFAS”.

.  “per tutti i camini interessati dalla presenza di PFAS viene introdotto sin da subito (quindi da sett. 2026), per il parametro “somma di PFAS” (tra cui sono ricompresi anche il cC6O4, l’ADV, il PFOA e il PFOS),  un limite pari a 10 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo), destinato a essere dimezzato a 5 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo) dal 1° luglio 2027.

.  “per i camini non più interessati dall’utilizzo del cC6O4 il limite per il parametro “somma di PFAS” viene ridotto a 1 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo) dal 1° luglio 2028 e a 0,5 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo) dal 1° luglio 2029, fino al raggiungimento, entro il 1° luglio 2030, di un valore limite pari a 0,1 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo) per la quasi totalità dei camini dello stabilimento”.  (*)

.  “per i pochi punti emissivi interessati dalla fase transitoria di utilizzo del cC6O4 ancora presente in sito, il limite per il parametro “somma di PFAS” viene ridotto a 2,5 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo) dal 1° luglio 2028 ed portato a 1 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo) dal 1° luglio 2029, per poi raggiungere il valore di 0,1 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo) al termine dell’utilizzo del composto citato”.  (*)

.  “sul fronte della tutela delle acque, il nuovo provvedimento prevede da parte del gestore la presentazione di un piano pluriennale per la gestione e riqualificazione delle reti idriche interrate (**), al fine di incrementare la sicurezza degli impianti, agevolare le attività di controllo e ispezione e garantire la piena accessibilità ai sistemi di monitoraggio”.

. “si introducono inoltre valori obiettivo più restrittivi per il fiume Bormida relativamente ai parametri MFS/ADV e cC6O4 (rispettivamente per il cC6O4 0,1 µg/l (microgrammi per litro) e per l’MFS/ADV 0.05 µg/l (microgrammi per litro)), rafforzando il livello di tutela del corpo idrico rispetto agli standard precedentemente vigenti. (***)

Il quadro delle prescrizioni ambientali si completa con specifiche disposizioni finalizzate al rafforzamento della tutela della salute pubblica. In particolare, il provvedimento prescrive l’elaborazione della Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) e disciplina le modalità di attuazione del monitoraggio ambientale esterno, con particolare riferimento alla qualità dell’aria per i composti PFAS e per i composti clorurati e fluorurati. A tal fine viene individuata ARPA Piemonte quale soggetto incaricato dell’esecuzione delle attività di monitoraggio definendo gli obblighi posti a carico del gestore. Fatto questo breve riassunto, mutuato direttamente dal testo ufficiale, restano alcuni asterischi (nostri) di perplessità rispetto alle tempistiche e alle modalità di analisi continua e coordinata dei vari “momenti di passaggio ed evoluzione”. Preoccupa la mancanza di accenni alle quattro bonifiche previste e agli impegni su occupazione e innovazione delle produzioni ma, per ora, ci limitiamo alle prime osservazioni di rito.  PLC