Piercarlo Fabbio ricorda Silvio Bolloli

Ad una settimana dalla scomparsa, dolorosissima quanto inaccettabile, scomparsa abbiamo chiesto al Sindaco Emerito di Alessandria, Piercarlo Fabbio, un ricordo dell’amico Silvio Bolloli.

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Il ricordo di Silvio Bolloli: professionalità, passione e disponibilità al bene comune
La scomparsa improvvisa di Silvio Bolloli, a soli 53 anni, ha lasciato un vuoto profondo nella famiglia e nei numerosi ambienti della comunità alessandrina nei quali aveva operato. Avvocato, insegnante, giornalista, direttore radiofonico e appassionato cronista sportivo, Silvio aveva saputo unire competenze diverse, mantenendo sempre un rapporto diretto e cordiale con le persone. Silvio era un amico che, anche per effetto della nostra differenza generazionale, avevo osservato con attenzione nella sua evoluzione personale, sociale e professionale. Lo conoscevo fin da giovane attraverso l’amicizia antica con la sua famiglia: con la madre, con il padre e con la sorella Brunella, giornalista di Libero, alla quale avevo avuto modo di raccontare alcuni momenti del mio percorso politico e amministrativo.
Era quindi naturale seguire il cammino di Silvio. A Radio Voce Spazio, emittente della quale era direttore responsabile, Silvio mi aveva offerto, insieme a mons. Ivo Piccinini, più di un’occasione per chiarire alcuni passaggi di una vicenda politica che, nella sua fase conclusiva, aveva dovuto misurarsi anche con la giustizia, ma soprattutto la radio diventava uno spazio pubblico nel quale comunicare ai cittadini decisioni e posizioni politiche, formulare anche critiche agli avversari e rispondere a quanti chiedevano chiarimenti. In questi casi Silvio era una presenza attenta, ma discreta. Probabilmente sapeva che ogni tanto le appartenenze tendono a far premio sulla verità fattuale, ma comprendeva le congiunture nelle quali maturava il pensiero e glissava. Non rimproverava, pur potendoselo permettere nel suo ruolo di direttore, ma ragionava e offriva semmai un’altra interpretazione della realtà. E più di una volta, dai microfoni dell’emittente diocesana, avevamo scambiato opinioni e confrontato idee. E non era mai mancata la sua cordialità. Silvio sapeva dunque ascoltare e porre le domande con equilibrio. Non cercava il clamore, ma la comprensione dei fatti.
Era attento alla politica alessandrina, alle sue trasformazioni e alle persone che vi partecipavano, mantenendo uno sguardo curioso ma mai superficiale.
Un capitolo particolare era rappresentato dalle sue radiocronache dell’Alessandria Calcio. Le conduceva con trasporto e passione, ma soprattutto con grande professionalità. La qualità della narrazione, la precisione e la capacità di restituire agli ascoltatori il ritmo della partita sembravano appartenere ai microfoni di un’emittente ben più grande di quella locale nella quale operava. E quando mi recavo allo stadio, durante l’intervallo mi era capitato più di una volta di incontrarlo e di scambiare con lui qualche opinione sull’andamento della gara. Erano brevi conversazioni, ma sempre ricche di osservazioni attente e competenti.
C’era poi quella che definirei l’amicizia dell’incontro. Silvio era sempre sorridente, disponibile a fermarsi, a parlare di politica, di sport, della città o semplicemente della vita quotidiana. Non si sottraeva al confronto e, quando gli veniva proposto un impegno, sapeva mettersi in gioco. Abbracciava le iniziative che riteneva utili, soprattutto quando vi riconosceva una finalità rivolta al bene comune.
Questa sua disponibilità non era esibita. Faceva parte del suo modo di essere e del rapporto che aveva costruito con Alessandria. Non può essere dimenticato, infine, il suo importante impegno nel mondo diocesano: come giornalista sulle colonne de La Voce Alessandrina, ma anche come volontario. Era una presenza concreta all’interno di un cattolicesimo che continua ad avere bisogno di testimoni del Vangelo, di protagonisti della fede e di persone capaci di vivere la propria missione nella realtà quotidiana, senza separarla dal lavoro, dalle relazioni e dal servizio alla comunità.
Dopo i funerali celebrati in una cattedrale gremita, rimangono la sua voce, il suo lavoro, la passione per i Grigi e quella disponibilità sorridente che rendeva piacevole ogni incontro. Rimane soprattutto il ricordo di una persona che aveva ancora molto da offrire alla sua famiglia e alla città e che camminerà al nostro fianco, sorridendo e guardandoci con bonomia. E magari ammiccando ad una realtà che avrebbe saputo raccontare con il suo sguardo originale.
Piercarlo Fabbio