Luigi Tenco, la valle e l’anima: dalle teche di LMCA all’Isola in Collina

Con l’estate sono tornate le teche de La mia cara Alessandria. Quelle teche che, col passare degli anni, sono diventate un po’ come certi armadi di casa: uno li apre per cercare una cosa precisa e poi ne ritrova altre dieci che pensava di avere dimenticato. La puntata numero 729 de Il Meglio de La mia cara Alessandria, riporta gli ascoltatori al 24 ottobre 2017, quando la trasmissione numero 266 era stata dedicata a Luigi Tenco. Non per raccontare tutto Tenco, né per entrare nel giallo della sua morte, nelle ipotesi, nelle polemiche e nei sospetti che per decenni hanno accompagnato la tragedia di Sanremo. L’intento era un altro: fermarsi qui, da queste parti. A Cassine, a Ricaldone, a Maranzana, per cercare il Luigi Tenco bambino, che aveva respirato la valle Bormida, le colline del Monferrato, il mondo dei parenti, delle case, delle stazioni, delle scuole, del fiume, dei ritorni estivi.
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Tenco tra Genova e il Piemonte meridionale
Luigi Tenco è stato certamente Genova. È stato la scuola genovese, la canzone d’autore, il jazz, l’inquietudine moderna che entrava nella musica leggera italiana quando ancora molti preferivano non sentirla. Ma Tenco è stato anche questo lembo di Piemonte meridionale, dove l’Alessandrino si mescola con il Monferrato, dove la terra non ha mai avuto confini troppo rigidi, perché basta spostarsi di pochi chilometri per trovare un dialetto appena diverso, un vino diverso, una memoria diversa. Luigi era nato a Cassine il 21 marzo 1938, nella casa della famiglia Zoccola, in corso Garibaldi. La madre, Teresa Zoccola, apparteneva a una famiglia benestante, legata anche al commercio del vino. Gli Zoccola avevano radici tra Cassine, Ricaldone e Maranzana: un piccolo triangolo di paesi, colline, stazioni, cortili, scuole e parentele che avrebbe accompagnato Tenco anche dopo il trasferimento della famiglia a Nervi e poi a Genova.
Cassine, Ricaldone e Maranzana
Nel racconto radiofonico, il viaggio era cominciato idealmente dalla stazione ferroviaria di Cassine, nell’estate del 1937. La linea Alessandria-San Giuseppe di Cairo, la trazione elettrica trifase, la pensilina in ferro lavorato, il viale di platani verso corso Garibaldi: tutto contribuiva a restituire l’atmosfera di un mondo in trasformazione. Poi c’era Ricaldone, con la casa della famiglia Zoccola-Tenco, la facciata bianca, il cortile, la stalla, e un’economia familiare che aveva già superato la sola dimensione agricola per orientarsi verso il commercio enologico. C’era Maranzana, con le sue relazioni familiari e contadine. E c’era Cassine, dove Luigi aveva frequentato le scuole medie, nel chiostro della chiesa di San Francesco e del convento annesso, tra archi, portali e pietre antiche. La valle Bormida gli aveva offerto paesaggi, giochi, estati, amicizie. I bambini potevano ancora giocare nelle piazze e nelle strade. Il traffico era rado. Per le vie c’erano ancora più cavalli, muli e buoi che automobili. D’estate ci si bagnava nella Bormida, all’altezza del ponte per Castelnuovo, presso la chiusa che alimentava il Canale Carlo Alberto.
Il bambino e la madre
Alle elementari di Ricaldone, Tenco aveva già mostrato una sensibilità particolare. In un tema del 15 ottobre 1946, a otto anni, aveva scritto della persona che amava di più: sua madre Teresa. A lei avrebbe poi dedicato una delle sue canzoni più intense, Vedrai, vedrai. Il rapporto con la madre, il senso della fatica, la malinconia, la tensione verso una verità non addomesticata, la percezione precoce della solitudine e dell’ingiustizia sembrano già appartenere a quel ragazzo che, più tardi, avrebbe portato nella canzone italiana una voce nuova. Una voce non consolatoria, non decorativa, non compiacente.
L’Isola in Collina e la memoria viva
Proprio in questi giorni Ricaldone torna a essere il centro di quella memoria viva. Dall’11 al 19 luglio 2026 si svolge infatti una nuova edizione de L’Isola in Collina, la storica rassegna dedicata alla canzone d’autore e alla figura di Luigi Tenco. La manifestazione, nata nel 1992, ha saputo tenere insieme due dimensioni che non sempre riescono a convivere: da un lato la fedeltà a un nome, a un artista, a una lezione musicale; dall’altro la capacità di restare popolare, territoriale, conviviale. Non una memoria fredda, dunque, ma un incontro tra musica, luoghi, cantine, vigneti, piazze, comunità. Il programma 2026 si presenta particolarmente ricco, con appuntamenti distribuiti tra la Cantina Cappuccini, l’Antica Cascina San Rocco, l’agriturismo 1929 di Pizzorni Vini, piazza Beltrame Culeo e il piazzale della Cantina Tre Secoli. Tra i protagonisti figurano Marina Rei, Mario Fargetta, artisti legati alla comunità macedone di Ricaldone e, nella serata conclusiva del 19 luglio, Cristiano De André con il tour De André canta De André Best of Tour 2026.
Il filo tra Tenco e De André
La presenza di Cristiano De André ha un valore particolare. Non è una presenza qualunque nella storia dell’Isola in Collina. Già nel gennaio 1992 aveva partecipato alla giornata commemorativa dedicata a Tenco, interpretando Preghiera in gennaio, la canzone che Fabrizio De André aveva scritto per l’amico scomparso. Si ricompone così un filo che lega Tenco, De André, Ricaldone, la canzone d’autore e la memoria di un’Italia musicale che non si era accontentata dell’intrattenimento. Una musica che aveva provato a mettere nelle canzoni la fatica di vivere, le ingiustizie, la solitudine, l’amore non consolatorio, la rabbia, la domanda di libertà. L’Isola in Collina non è soltanto un festival musicale. È anche una forma di valorizzazione territoriale. Il Monferrato delle colline UNESCO, le cantine, i produttori, la tradizione enogastronomica, gli stand, il museo dedicato a Luigi Tenco in via Maurizio Talice: tutto concorre a far capire che la cultura non vive sospesa nel vuoto. Ha bisogno di luoghi. Ha bisogno di case, di strade, di paesi che la custodiscano senza imbalsamarla.
