A tu per tu con l’esperto, Luciano Dissegna: la sua è una provocazione o un grido d’allarme per famiglie e PMI?

Tante, troppe volte, nelle famiglie e nelle imprese, oltre ai conti bisogna fare i salti mortali per arrivare a fine mese. Tuttavia, il messaggio che la grande informazione fa passare si divide sempre in due fazioni: da una parte chi governa dice – e a onor del vero – che “va benino, ma si potrebbe fare meglio”, mentre dall’altra l’opposizione grida alla “catastrofe totale”.
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Personalmente mi fido più dei primi: se non altro si avverte un realismo legato a contingenze e fattori diversi, e l’umiltà di ammettere certe criticità non è da tutti. Indipendentemente da questo, però, in alcuni casi bisognerebbe guardare le problematiche da un’altra prospettiva e tentare una via alternativa, considerati i disastri accumulati da un po’ di tempo a questa parte da certi “Governi”.
Mi spiego meglio: serve dare risposte diverse a drammi atavici come, per esempio, il sistema di tassazione. Sì, proprio quello, origine di molti mali e mai davvero messo sotto la lente d’ingrandimento per essere migliorato, nonostante da esso dipenda tutto e tutti.
A questo proposito, incuriosito dalle idee del tributarista Dr. Luciano Dissegna – amico di tante chiacchierate –, mi sono fatto spiegare la sua visione per poi raccontarla a chi leggerà. Vi invito a guardare l’intervista integrale al link di seguito per scoprire come si potrebbe invertire la rotta del nostro Paese, così da renderlo più appetibile dal punto di vista degli investimenti e ridare ai giovani la voglia di crearsi un futuro, senza essere costretti a scappare da uno Stato che, per certi versi, si dimostra quasi vessatorio.
L’Intervista: La Tassazione Inversa
Luciano: Buonasera a tutti, ciao Peppe. Sono da sempre contrario ai titoli troppo onorifici e all’ampolloso “lei”.
Benissimo, Luciano, tu con questa idea hai lanciato una pietra nello stagno. Ora si stanno formando quei famosi cerchi che si allargano, perché stai incuriosendo tantissime persone, me compreso. E allora voglio chiedere lumi proprio a chi questa tassazione inversa l’ha pensata: che cos’è esattamente e su quali principi si basa?
Partiamo dai principi, perché sono la pietra angolare di qualsiasi società civile. Il principio più importante, e sono sicuro che concorderai con me, è il fondante, l’uguaglianza.
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Il problema è che finora l’uguaglianza è stata intesa da molti in senso puramente formale, spesso usata come paravento da chi vuole farsi i propri interessi. La vera uguaglianza, invece, è sostanziale. Cosa prevede? Prevede la tutela della diversità: gli uguali vanno trattati in modo uguale, ma i diversi – in termini di sofferenza, di rischio fisico ed economico – vanno trattati in modo diverso.
Fino a oggi, in tutto il mondo, la tassazione è stata percentuale (la Flat Tax), proporzionale o progressiva (come l’IRPEF in Italia, basata sul reddito guadagnato). Ma anche la progressività attuale non fa vera giustizia, perché non tiene conto del fatto che non tutti i produttori di reddito sono uguali. Ci sono persone che rischiano e soffrono di più, e queste vanno trattate meglio dal fisco.
Non è possibile tassare allo stesso modo un militare che in questo momento si trova in Libano sotto le bombe e un collega che svolge lo stesso servizio qui in Italia, tranquillo dietro una scrivania, magari con lo stesso identico reddito. Bisogna applicare una tassazione diversa, che tenga conto del rischio fisico ed economico.
Questa è una rivoluzione vera e propria, Luciano.
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È una rivoluzione mondiale, mi permetto di dire, perché un sistema simile non è mai stato applicato nella storia dell’umanità. Ed è possibile solo oggi grazie a strumenti tecnologici avanzati, come l’intelligenza artificiale. Oggi i dati ci permettono di calcolare al millesimo persino il rischio.
Il rischio è sempre stato visto come un concetto troppo soggettivo in economia, un costo impossibile da quantificare, e per questo lo Stato non lo ha mai riconosciuto. Ora non ci sono più scuse: abbiamo la tecnologia per calcolarlo.
Ci hai spiegato i principi e la filosofia che ci sta dietro. Ma come funziona dal punto di vista procedurale? Passiamo al cuore dell’argomento, dalla forma alla sostanza.
Prima però mi hai fatto venire in mente un altro principio fondamentale, dobbiamo rimettere al centro: l’uomo, la persona. Vedi, Luciano, in questa fase storica, con i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, le grandi multinazionali stanno guadagnando cifre astronomiche, mentre a perdere sono le famiglie, i cittadini e le piccole imprese. Proviamo a girare la frittata: come facciamo a far funzionare questa tassazione inversa per proteggere l’uomo? Come si gestiscono le uscite e il gettito?
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Mi hai portato proprio sull’aspetto che più di ogni altro potrebbe fare giustizia in un mondo sempre più in mano a grandi gruppi internazionali e a paperoni straricchi, mentre cresce la povertà. La tassazione inversa serve proprio a questo: a introdurre imposte che tengono conto del rischio, incluse le imposte negative, cioè veri e propri contributi e sussidi.
Come si calcolano questo rischio e questa sofferenza? In modo matematico, incrociando le infinite banche dati oggi disponibili. Attraverso questi dati possiamo misurare quante persone fisiche o giuridiche (società, lavoratori, pensionati) abbandonano o fuoriescono da una determinata categoria.
Il principio cardine è questo: più una categoria viene abbandonata – a causa di fallimenti, licenziamenti, dimissioni o cessazioni – meno viene tassata, e viceversa.
Fammi capire bene: se, per esempio, molte aziende edili sono costrette a chiudere e ad abbandonare quel settore, la tassazione inversa interviene riducendo le tasse o introducendo aiuti per tutelare chi resta in quella categoria?
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Esatto. O si tassa di meno, o si interviene con contributi diretti. Facciamo un altro esempio pratico: chi fa un lavoro umile e pesante, come l’assistenza sociosanitaria o la cura degli anziani più vulnerabili, non può subire lo stesso trattamento fiscale di chi svolge un lavoro con livelli di stress e rischio nettamente inferiori. Il mondo dei badanti e degli assistenti va protetto e aiutato con la tassazione inversa, erogando contributi integrativi in base al disagio effettivo della loro categoria.
È davvero una svolta. Senti, toglimi una curiosità. Se vuoi fare il nome fallo pure, altrimenti non importa: è vero che qualcuno ti ha detto: “Lascia stare, Luciano, perché questa è una guerra tra poveri”?
Sì, e non ho problemi a fare il nome: me l’ha detto Marco Rizzo. Ho affrontato l’argomento con lui proprio perché, con la sua visione politica, pensavo fosse la persona più adatta a comprendere un sistema basato sul principio di uguaglianza sostanziale. Siamo amici, e gli ho chiesto cosa ne pensasse di una tassazione che andrebbe finalmente a colpire i grandi gruppi e i manager delle multinazionali – persone pagate in proporzione a profitti spesso generati da prodotti inutili, nocivi per l’ambiente o distruttivi come le armi.
Volevo fargli capire che così colpiamo i veri privilegiati e redistribuiamo le risorse a chi ha lavorato e rischiato una vita intera, magari vicino ai forni o nelle fonderie d’acciaio, e oggi prende una pensione dieci volte inferiore a quella di certi ex parlamentari. Lui mi ha risposto: “Sì, Luciano, va benissimo, ma mi raccomando: non scateniamo una guerra tra poveri mettendo i pensionati contro i parlamentari da 15.000 euro al mese”. Ma io dico: dai, per favore!
Luciano, andiamo verso la conclusione toccando un nervo scoperto. Perché la tassazione inversa difende così strenuamente la piccola impresa e, di riflesso, le famiglie e i cittadini?
Perché la piccola impresa è l’emblema dello spirito di iniziativa, del coraggio e della capacità di mettersi in gioco guardando al futuro. La mancanza di questo spirito, oggi, sta provocando una sorta di morte fisica del Paese, evidente anche nel crollo delle nascite. La piccola impresa è, per definizione, la principale fonte di ricchezza diffusa sul territorio, quella che permette di dare risposte anche ai più bisognosi.
Oggi le piccole imprese hanno una percentuale di “fuoriuscita” e di perdita altissima, perché la crisi e la burocrazia le costringono a chiudere in continuazione. Con il mio sistema, sarebbero le prime a beneficiare dei flussi positivi, insieme ai lavoratori che fanno mestieri pericolosi o umili e ai pensionati al minimo che vivono nelle grandi città. Anche perché la piccola impresa è fatta innanzitutto di famiglie che si tramandano il lavoro da generazioni.
A questo proposito, ti ho ascoltato di recente a un congresso mentre spiegavi la tassazione inversa ed esordivi con una metafora molto potente. Dicevi: “Mi trovo in un momento storico in cui mi sembra di volare su un aereo e, guardando giù, vedo l’Italia devastata, tutta bombardata”. Ti riferivi proprio alla distruzione delle piccole imprese, vero?
Sì, esatto. Mi sono paragonato a quel ricognitore inglese che dall’alto fotografava i danni dei bombardamenti. Oggi, guardando l’Italia dall’alto, vedo la distruzione del tessuto della micro e piccola impresa. E come hai giustamente ricordato tu, Peppe, le due cose si tengono insieme: piccola impresa significa lavoro familiare. Difendere l’impresa significa promuovere e tutelare il bene più prezioso che abbiamo, che è la famiglia e la vita stessa.
Chiudiamo con queste bellissime parole.
Mi permetto solo di aggiungere un auspicio per tutti i colleghi che ascolteranno questa nostra piacevole chiacchierata: proviamo a guardare al nostro lavoro con una prospettiva diversa. Cari colleghi, facciamo informazione vera. Non cerchiamo di compiacere il potente di turno dicendo solo ciò che fa comodo. Parliamo dei problemi reali dei cittadini e delle piccole imprese, perché è lì che batte il cuore della nostra Italia. Siamo diventati grandi nel mondo grazie alla nostra fantasia e alla nostra umanità; se non rimettiamo al centro le persone e la famiglia, siamo destinati a morire.
Grazie mille, Luciano. Spero davvero di ritrovarti presto per approfondire questo argomento, perché c’è ancora tantissimo da dire. Alla prossima!
Per seguire l’intervista integrale: https://www.youtube.com/watch?v=6XGiBDsFNvw&t=37s
Giuseppe Spinelli
