Il Wiener Salon Quartett a Pozzolo Formigaro. Quattro musicisti, un’unica anima. Vienna arriva nella Chiesa delle Ghiare

Le trasferte musicali, lontane da meraviglioso Teatro Marenco, nelle notti d’estate, con i concerti organizzati dall’Associazione Novi Musica e Cultura, grazie all’infaticabile Patrizia Orsini, ma anche grazie all’aiuto generoso di CRAL, CRTO e Consiglio Regionale, sono sempre azzeccatissime: esaltano gli strumentisti che di volta in volta salgono sul palco, e io ci vado sempre come a una vera festa di musica e di bellezza. Sabato 13 giugno, alle ore 21, la Chiesa delle Ghiare di Pozzolo Formigaro diventerà dunque uno di quei luoghi sospesi nel tempo, dove il suono si fa architettura e l’architettura diventa risonanza. Il Wiener Salon Quartett, quattro musicisti dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI legati da un’intesa rara e preziosa, porterà in scena un programma che attraversa i secoli con la grazia leggera di chi sa dove mettere i piedi.

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La prima parte della serata appartiene a Mozart, e non potrebbe essere altrimenti, quando si parla di perfezione musicale unica e indimenticabile. La Serenata in Sol maggiore KV 525, la celeberrima «Eine kleine Nachtmusik», aprirà il concerto con quei quattro movimenti che sembrano scritti per essere suonati sotto le stelle: l’Allegro luminoso, la Romanza che scende nel cuore come un sussurro, il Minuetto elegante e il Rondò festoso. A seguire, il Divertimento in Fa maggiore KV 138, pagina più intima e giocosa, dove Mozart si concede il lusso della leggerezza senza mai rinunciare alla profondità.

Dopo la pausa, il programma cambia passo e spalanca le porte alla Vienna dei salotti, dei valzer e delle passioni trasversali. Franz Lehár con la sua «Vilja Lied» introdurrà quell’atmosfera da operetta che profuma di cipria e nostalgia; poi gli Strauss, padre, figlio, faranno il resto, Josef con «Wo die Zitronen blüh’n» (Dove fioriscono i limoni, op. 364), l’«Annen-Polka» e la celeberrima «Pizzicato Polka» scritta a quattro mani dai due fratelli. Fritz Kreisler aggiungerà la sua «Schön Rosmarin» e il malinconico «Liebesleid», prima che Jacob Gade faccia alzare la temperatura con il suo «Jalousie», tango tzigano di una gelosia irresistibile. A chiudere, il «Csárdás» di Vittorio Monti: una fiamma ungherese che brucia fino all’ultima nota.

Chi sono questi quattro musicisti? Michal Ďuriš, violinista e violista slovacco, porta con sé la scuola di Graz e gli anni con l’Orchestra Mozart fondata da Claudio Abbado, una formazione che lascia il segno, come tutte le esperienze nate sotto quella bacchetta. Antonella D’Andrea, violinista diplomata con il massimo dei voti al Conservatorio «L. Perosi» di Campobasso, ha suonato con la Royal Philharmonic Orchestra di Londra, con la Scala, con Santa Cecilia: un curriculum che racconta di talento coltivato con disciplina e passione. Ula Ulijona, viola, è nata a Vilnius e ha studiato a Berlino con Tabea Zimmermann e a Basilea con Hatto Bayerle; dal 1997 è prima viola solista della Kremerata Baltica di Gidon Kremer, l’orchestra che ha ridefinito il concetto di musica da camera nel nostro tempo. Antonello Labanca, contrabbasso, si è diplomato a diciannove anni a Potenza e ha poi portato il suo strumento ingombrante e nobile sui palchi della Scala e di Torino. Quattro percorsi differenti, come recita il sottotitolo del concerto, ma un’unica intesa musicale. È questo il miracolo della musica da camera: che quattro storie lontane, quattro tecniche elaborate in città diverse, quattro temperamenti, si possano incontrare in un’unica frase musicale e diventare, per la durata di una serata, una cosa sola.

L’ingresso è a offerta libera.
Ma la prenotazione è obbligatoria: novimusicaecultura.direzione@gmail.com, oppure al 380 582 7986. Non bisogna farsela scappare.

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