“Metamorfosi dell’Anima”: quando la materia incontra la parola. A Torino, la bipersonale di Lara Valentino e Cristiano Sandonà. E la voce del poeta Marina Doria.

C’è un modo tutto contemporaneo di conoscere un artista: sul display di uno smartphone, tra una foto sfuocata e un’altra sovraesposta, con il pollice che scorre veloce come se la bellezza fosse una storia di Instagram. Così avevo incontrato Lara Valentino la prima volta, a una mostra di un altro pittore ad Alessandria: lei, entusiasta e persuasiva, mi aveva mostrato alcune sue opere sullo schermo del telefono. Belle, certo, per quel che si poteva giudicare in quattro centimetri di luce artificiale. Le avevo detto, con la curiosità che si deve a chi dipinge davvero: “Quando fai una mostra personale, avvisami.” Lei mi aveva promesso che l’avrebbe fatto. E ha mantenuto la parola. Poi però è accaduto che la “personale” si sia rivelata una “bipersonale”, per di più con il valore aggiunto di un giovane Critico d’Arte – per lui – e di una splendida poeta – per lei. Bellissime sorprese di un pomeriggio d’Arte e bellezza nel cuore di Torino.

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Ed eccomi allora a Torino, primo giugno. Fuori dalla galleria Ad Maiora Art, in via Santa Maria 4/c, la città tiene il fiato sospeso tra il caldo umido e il ronzio lontano del traffico. Dentro, invece, l’aria ha un’altra densità: sa di materia lavorata, di pigmenti, di qualcosa che brucia lentamente senza consumarsi. È il vernissage di “Metamorfosi dell’Anima“, bipersonale di arte contemporanea che mette in dialogo due voci assai diverse tra loro, quelle di Lara Valentino e di Cristiano Sandonà, sotto il segno condiviso di un’unica essenza.

Lara Valentino, torinese del 1972, pittrice autodidatta trapiantata da anni nell’Astigiano, lavora sul piano della luce, del gesto ampio, della superficie come pelle viva. Le sue tele camminano tra il bianco e il blu profondo, tra il grigio e l’argento: catene che sembrano vene, spirali che respirano, forme sospese tra il sogno e la veglia. È pittrice che porta nel lavoro una filosofia precisa e vissuta: la luce che abbiamo dentro, il colore come lingua dell’anima. Quando le chiedo il senso di una mostra a due, la sua risposta è immediata: “La nostra collaborazione è nata da una connessione animica, attraverso le nostre opere, stili molto differenti ma accomunati dalla stessa anima.”

Cristiano Sandonà arriva da un’altra parte, ma tocca lo stesso nervo. Le sue pittosculture hanno la consistenza di reliquie contemporanee: superfici segnate da combustioni e ossidazioni, drappeggi materici che cadono pesanti come lutti, sfere scure che concentrano dolore o memoria in un punto solo. La sua storia spiega molto: da bambino camminava a piedi scalzi nella terra, giocava con l’argilla sulla riva di un torrente, trascorreva gli inverni in una falegnameria che sapeva di bosco. Quella materia non l’ha mai lasciato; è diventata il suo linguaggio. Guardandolo e ascoltandolo mentre spiega le sue opere al pubblico, mi viene spontaneo il paragone con Pietro Racchi, il mio amico artista del Monferrato: la stessa capacità di fare della materia un linguaggio interiore, pur con temi e strade del tutto diverse. Sandonà è simpatico, diretto, capace di portarti dentro il suo universo senza retorica. “Dobbiamo parlare di cose positive,” afferma, con quella franchezza rara di chi ha già attraversato qualcosa. “Siamo umani, troppo spesso ce ne scordiamo. Oggi siamo diventati umanoidi.“. Dopo il vernissage, sulla strada, abbiamo parlato di Sicilia, di Mito, di Quasimodo, con una sintonia intellettuale direi commovente.

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Ma la giornata mi ha donato una sorpresa che non mi aspettavo: Marina Doria. Poeta, come lei stessa preferisce definirsi, di Serravalle Sesia, voce già riconosciuta nel panorama della poesia piemontese. Non dimenticherò il tenero imbarazzo di Marina che legge i suoi versi davanti alle opere di Lara, con una voce che non alzava i toni, priva di retorica, asciutta. Eppure riempiva ogni angolo della galleria. La ascoltavo immobile, perché c’è qualcosa nei suoi versi che non sta nella descrizione né nell’ornamento: sta nella precisione del dolore, nella capacità di toccare il buio dell’anima senza perdere la bussola della bellezza. “Ti cerco tra i confini del tempo, nell’assenza dei giorni, nel buio dell’anima,” recita il suo componimento più teso. E ancora: “Ho un’orchestra nell’anima annodata coi ricordi più belli e due cicatrici profonde.” Non si parla di poesia decorativa, qui. Si parla di qualcuno che ha imparato a tenere in piedi la vita trasformando le ferite in versi. Con Marina nasce subito un’intesa, quella che si crea in pochi minuti tra chi ama la parola con la stessa serietà e la stessa leggerezza insieme.

Intesa che mi sono ritrovato a vivere con gioia – perché l’Arte, quella vera, è contemporaneamente gioia e dolorosa sapienza del mondo – e grande emozione, con entrambi gli artisti, fra quelle opere energiche, materiche, ma anche gonfie di arcana coscienza dell’esistere, della fragilità di animi sorretti dalla coscienza del dolore del mondo, con la luce che le investiva di stimolo al ricercarne il senso e il significato più arcano e più profondo.

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La galleria Ad Maiora Art, diretta con generosa lungimiranza da Alessio Torzi, da sempre sostenitore della sperimentazione contemporanea, offre fino al 30 giugno uno spazio in cui l’arte non fa decorazione ma senso. Le opere di Valentino e Sandonà non si limitano a convivere sulle pareti: si interrogano a vicenda, si rispondono, creano una tensione produttiva tra il bidimensionale e il materico, tra il colore come emozione pura e la scultura come ferita solidificata.

Vale la pena andare. Sarà una bella prova estetica il confronto fra i due artisti, e, visto che Marina ha lasciato laggiù copia delle sue poesie, leggetele, e avrete un’ulteriore, splendida esperienza. L’ingresso è gratuito, la galleria è aperta tutti i giorni dalle 15 alle 19, lunedì chiuso. Ma soprattutto vale la pena portarsi dietro la disponibilità a essere sorpresi: da un rosso che brucia nel buio, da una catena d’argento che scende lungo la tela come una preghiera, da una voce di donna che legge versi davanti a un dipinto e fa sembrare che i due si aspettassero da sempre.

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Ad Maiora Art Showroom — Via Santa Maria 4/c, Torino — Tel. +39 327 308 9505 — www.admaioraart.com