Comitato Stop Solvay: “Davanti al Tribunale per la Fraschetta: decenni di inquinamento non si monetizzano, si bonificano”

Alessandria – “Questa mattina cittadine e cittadini, associazioni e comitati si sono ritrovati davanti al Tribunale di Alessandria per accompagnare le parti civili all’udienza del procedimento penale per disastro ambientale a carico dei dirigenti ex Solvay.
Un presidio che conferma come il percorso “Ce l’ho nel sangue”, continui a coinvolgere una comunità che non accetta più il silenzio e l’abbandono istituzionale.”
Così, in un comunicato stampa, il Comitato Stop Solvay.
“Mentre il processo prosegue, restano aperte tutte le questioni che riguardano il presente e il futuro
del territorio. È ancora fermo il procedimento di rinnovo dell’A.I.A. dello stabilimento Syensqo, scaduto dal 2022. Continuano a mancare risposte sulla tutela della salute pubblica, sul biomonitoraggio e sul futuro produttivo del sito. La Regione Piemonte, il Ministero dell’Ambiente e gli altri enti coinvolti
continuano a sottrarsi a un confronto pubblico con la cittadinanza, ignorando anche la richiesta
formale di incontro avanzata dai comitati.
In questi mesi abbiamo assistito a un susseguirsi di annunci, promesse e rinvii. Nel frattempo, però,
le persone continuano a convivere con le conseguenze dell’inquinamento e a non ricevere le risposte
che meritano.”
“Nel corso dell’udienza – prosegue il comunicato – gli avvocati della difesa hanno chiesto la derubricazione del reato contestato, da disastro ambientale colposo a inquinamento ambientale colposo, richiesta alla quale la Procura si è opposta. Sono stati inoltre depositati gli assegni circolari relativi alle proposte transattive. Nella prossima udienza del 25 giugno, l’ultima di questa fase del procedimento, le parti civili saranno chiamate a esprimersi.
Per quanto ci riguarda, la nostra posizione è chiara: decenni di inquinamento non si monetizzano. Si bonificano.”
“Non accetteremo – conclude il comunicato – che il danno ambientale e sanitario subito dalla popolazione venga trasformato in una questione economica o in una trattativa tra istituzioni e azienda. Non esiste assegno che possa compensare anni di contaminazione, PFAS nel sangue, preoccupazioni per la salute, sofferenze e perdita di fiducia nelle istituzioni,
Il percorso “Ce l’ho nel sangue” continuerà per ottenere bonifica integrale del territorio, tutela della salute pubblica, stop alle produzioni nocive.
Perché la Fraschetta non è una zona di sacrificio. Perché Solvay deve smettere di avvelenare impunita.”
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