Negrini lotta due set, ma il primo atto (0/3) è di Reggio Calabria

VALENZA – Lo 0/3 potrebbe fotografare una partita a senso unico, a favore di Domotek Reggio Calabria, in gara1, a Valenza, contro Negrini Cte Acqui, nella semifinale della A3. Ma sarebbe una lettura troppo riduttiva, neppure minimamente accettabile, soprattutto per la gara disputata dai termali.

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La svolta  nel secondo parziale, che i padroni di casa cedono dopo una interminabile altalena ai vantaggi, 28/30,  diventa di fatto la consegna del bottino pieno alla compagine calabrese, vincitrice del girone blu.

I ritmi sono alti fin dai primi scambi, Negrini deve  sempre rincorrere. Sul 19/24 ben cinque setpoint. Esposito in attacco e Guastamacchia a muro annullano i primi due, ma Laganà chiude al terzo tentativo, 22/25

Il secon o è  il più lottato, con continua altalena di vantaggi. L’ace di Argenta in battuta vale il 25/24, prima palla, per gli uomini di coach Serafini, per impattare, ma Laganà annulla. Si  alimenta così un testa a testa. Petras dà la palla dello 0/2, ma poi rimettendo il risultato sul 28/28. Reggio la spunta con un attacco di Innocenzi e un errore di Botto, confermato anche dopo il video check per un  presunto tocco.

Sotto 0/2, il terzo parziale è quasi a senso unico, il gap che si dilata, e non bastano i due ace consecutivi di  Petras, perché Reggio Calabria allunga, trascinata  da Laganà e Lazzaretto, per una comoda conclusione del match, 16/25.

 

Negrini per due set bene dentro la gara (foto Mazzino)

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“Se una squadra ha vinto, nella stessa stagione, Coppa Italia e Supercoppa, significa che ha contenuti importanti e grande professionalità. Resta un po’ di rammarico – ammette  coach Simone Serafini –  per il secondo parziale. A fare la differenza è stata, soprattutto, la battuta di Reggio e, anche, la loro ricezione. Però, specie nel secondo set, abbiamo giocato punto a punto“.

A incidere sull’esito della gara ha concorso anche il fatto di “giocare così impiccati, contro un avversario che concede pochissimo e sbaglia quasi nulla in attacco, inevitabilmente la mente si annebbia e si ha quella strana sensazione di giocare costantemente sott’acqua. Alcune scelte tattiche e gesti tecnici, che di solito riescono bene, contro una avversaria così precisiva e incisiva diventano molto dure. Possiamo dire di aver giocato contro un muro”.

Per la compagine termale ci sono anche i complimenti del coach. “meritiamo di giocare questa semifinale. Nel terzo parziale avremmo dovuto fare qualcosa in più – aggiunge Serafini – ma comunque siamo stati in partita fino al 17/14. Si può sempre fare meglio, ma abbiamo dato tutto”.

Sarebbe servito più cinismo? “Non credo che la mia squadra abbia gestito male i vantaggi nel secondo set. A volte è questione di centimetri, come l’attacco di Petras e la battuta di Botto. Ora ci aspetta il secondo atto, al PalaCalafiori, il 1° maggio. Non è finita, perché non è finita, e non è una frase fatta. Ci crediamo davvero”

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