Lucia Caprioglio a Rosignano: una mostra “musicale” e una stele che consacra il paesaggio di Monferrato

C’è un paese bellissimo, nel Monferrato, dove il tempo non scorre soltanto: si stratifica. Rosignano Monferrato, con le sue colline che a Pasquetta brillavano di un verde quasi irreale sotto un cielo senza una nuvola, custodisce qualcosa di raro: la consapevolezza di sé stessa. Non quella pigra dei luoghi che si siedono sulla propria bellezza, ma quella vigile e operosa di chi sa cosa ha sotto i piedi e ha scelto di raccontarlo. Me ne sono reso conto salendo verso la sommità del paese, dove la strada si apre su un belvedere che toglie il fiato. Il paesaggio del Monferrato si distende in tutte le direzioni con quella generosità morbida che è solo sua: colline che si inseguono, vigneti che cominciano appena a vestirsi di verde, borghi lontani che sembrano posati con cura sul cucuzzolo delle alture. E lì, in fondo allo sguardo, riconoscibile tra mille, Vignale Monferrato, un altro dei luoghi della mia anima, come molte volte vi ho narrato.

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Quello che mi ha fermato, invece, è una stele. Svetta contro il cielo azzurro al centro della piazza in cima al paese, e chi la vede per la prima volta potrebbe scambiarla per un semplice elemento di arredo urbano. Poi ci si avvicina, e capisce che non è così. È un’opera di Lucia Caprioglio, artista nata a Casale Monferrato nel 1948, diplomata in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 1972, incisore e pittrice di carriera lunga e rigorosa. La stele racconta in immagini sovrapposte il viaggio geologico di questo territorio: dal mare che milioni di anni fa sommergeva tutto ciò che oggi chiamiamo Monferrato, attraverso gli strati della terra, le argille e i fossili marini, fino alle vigne e ai casolari di oggi. In cima, il paese stesso — riconoscibile, vivo, presente. Guardarla è come tenere in mano il tempo.

Come capire, d’un tratto, che camminare su queste colline significa camminare sul fondo di un oceano scomparso. Ma c’è qualcosa di più in quell’opera, qualcosa che va oltre la bella sintesi visiva di una storia geologica: la stele consacra il luogo. Lo rende sacro nel senso più antico della parola — non sacro per decreto, ma sacro perché qualcuno ha avuto il coraggio di dire: questo posto ha una memoria più lunga di noi, e noi abbiamo il dovere di custodirla. In quel gesto artistico, Rosignano smette di essere un paese tra i tanti e diventa un punto del mondo dove il tempo si fa visibile, dove il paesaggio acquista la dignità di ciò che è stato e di ciò che sarà. Il panorama che si apre ai piedi del belvedere, già splendido di suo, assume un significato diverso, più profondo: non è solo bellezza, è stratificazione, è memoria, è la superficie visibile di qualcosa di immenso che sta sotto. Ma Rosignano custodisce ora anche qualcosa d’altro, e a Pasquetta mi è stato possibile scoprirlo ai Saloni A. Morano in Via Vercella: la mostra Immagini Dimenticate — Images Oubliées, omaggio a Claude Debussy, incisioni di Lucia Caprioglio, visitabile fino al 10 maggio.

 

Lucia Caprioglio è un’artista che incide per sperimentare. Lo dice lei stessa, con quella chiarezza di chi ha fatto pace con il proprio metodo dopo decenni di ricerca: nelle opere esposte, tutte realizzate nel 2025, si è deliberatamente allontanata dalle regole classiche dell’incisione, introducendo riuscitissime contaminazioni tra pittura, grafica e metodi di stampa. Ha lavorato su lastre di zinco, plexiglas, cartone, linoleum, ricorrendo all’acquatinta, alla puntasecca, al rilievo, dipingendo direttamente sulla matrice, stampando colori in sovrapposizione, inserendo frammenti di fondini e altri materiali. Ha abbandonato l’idea della ripetitività tipica dell’incisione per ottenere monotipi e riserve — quella seconda stampa senza inchiostrazione che porta alla luce qualcosa di imprevisto, come un’immagine dimenticata che riemerge da sola.

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Il filo conduttore è Debussy. Non Debussy come pretesto decorativo, ma come interlocutore vero, come fonte di immagini sonore che l’artista ha tradotto in segno e colore. I titoli delle opere fanno riferimento diretto alle musiche del compositore francese: quel corpus visionario di Préludes, Images, Estampes che il musicologo Enzo Restagno — autore del testo introduttivo del catalogo — descrive come generatori di immagini destinate ad accendere la fantasia di generazioni di artisti. Debussy aveva un rapporto viscerale con la pittura: da ragazzo ritagliava le riproduzioni dalle riviste e le portava a casa, costruendo una collezione privata fatta di desiderio e intuizione. Quel rapporto tra musica e immagine culminò nei Préludes per pianoforte, dove ogni brano porta un titolo collocato quasi di nascosto, tra parentesi, alla fine della pagina — come un’indicazione sussurrata, non imposta. La Cathédrale engloutie, Les collines d’Anacapri, Danseuses de Delphes, Des pas sur la neige: titoli che non descrivono, evocano. Con quella collocazione a fine pagina, Debussy tentò di sfuggire alla qualifica di “musicista a programma” scrivendo i titoli alla fine di ogni pezzo, anziché all’inizio, per non influenzare in alcun modo l’interpretazione attraverso suggestioni extra-musicali. L’espediente si rivelò tuttavia piuttosto inutile: oggi è comune riferirsi ai vari brani usando il titolo, piuttosto che il numero d’ordine all’interno della raccolta.

Le incisioni di Lucia Caprioglio fanno la stessa cosa. I suoi blues profondi, quella rete di segni bianchi che si scioglie nel buio come alghe o radici o memoria, gli alberi invernali su fondi notturni, le forme che si dissolvono prima di definirsi completamente — tutto questo non racconta, evoca. Come la Cathédrale engloutie non descrive una cattedrale sommersa ma la fa sentire, con quelle armonie che salgono lente dall’acqua e poi svaniscono prima di toccare la superficie.

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Nell’aria dei Saloni A. Morano girava la musica giusta: Debussy Piano Works su Naxos, François-Joël Thiollier, ottimo interprete, al pianoforte, con le Images, le Estampes, e quelle Images oubliées che danno il titolo alla mostra stessa. Un’interpretazione sobria e luminosa, che non interpreta Debussy ma semplicemente lo lascia essere. Esattamente come le incisioni di Lucia Caprioglio non illustrano la musica, ma le rispondono. E lo fanno con la grazia ineffabile del suo sorriso che sprigiona una straordinaria empatia. Lucia era lì, con il marito Eugenio Gili, anch’egli artista, con la semplicità luminosa di chi ha fatto dell’arte una forma di abitare il mondo. Ho guardato le sue opere a lungo, poi le ho chiesto di quel segno nervoso e insieme delicato, di quei blues che sembrano venire da un posto antico. Ha sorriso come chi conosce da sempre la risposta ma trova ancora meravigliosa la domanda. E a lungo abbiamo conversato, di quelal sua arte dove una raffinata e complessa tecnica diventa sublime evocazione.

Prima di congedarmi, Lucia Caprioglio mi ha messo in mano un dono inaspettato: un volumetto di arte e poesia, Evanescenze, con le sue illustrazioni accanto alle poesie di Silvana Sonno. L’ho sfogliato quella sera, a casa. Una poesia si intitola Due parole (E la domanda è questa: dove andrò?) e l’incisione a fronte le porta scritte direttamente nel blu, come se fossero sempre state lì, sospese nell’acqua. Ho pensato che certi incontri funzionano così: ti lasciano in mano una domanda che non sapevi di avere dentro. E la rsposta è una risposta di bellezza- C’è una coerenza profonda, in tutto questo, che va oltre il caso. La stele in cima al paese racconta un mare scomparso e consacra il luogo che lo custodisce. Le incisioni in mostra evocano le acque di Debussy, la cattedrale inghiottita, il mare come memoria, come qualcosa che era qui e non c’è più ma lascia la sua forma nell’aria. E il paesaggio che si apre tutt’intorno, con quella bellezza morbida e inesauribile del Monferrato in aprile, sembra sapere tutto questo da sempre, senza doverlo dichiarare.

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Una Pasquetta inaspettata e preziosa, dunque. Il tipo di giornata che non si programma e non si dimentica.

La mostra Immagini Dimenticate — Images Oubliées, incisioni di Lucia Caprioglio, omaggio a Claude Debussy, è visitabile fino al 10 maggio, sabato e domenica con orario 10.00-12.30 e 15.30-18.30, ai Saloni A. Morano in Via Vercella, Rosignano Monferrato. Per prenotazioni: Info Point comunale, tel. 377 169 3394. Andate. Vivrete come me un pomeriggio di meraviglia di Monferrato, fra splendida Arte e meravigliosi paesaggi.