Ddl Stupri: per me.dea “il consenso deve essere libro, attuale, revocabile”

ALESSANDRIA  –  Oggi si riunisce il comitato voluto dalla senatrice Giulia Bongiorno su Ddl Stupri, ma è già finita su un binario morto. E il centro antiviolenza me.dea, insieme alla rete D.i.Re e ai movimenti, continua la mobilitazione. Irricevibile anche l’espressione “consenso riconoscibile”: ogni atto sessuale senza consenso è violenza.

Continua a leggere l'articolo dopo il banner

 

“Non possiamo accettare che le vittime debbano subire quelle domande dannose, fuori da un modello consensuale che ha le sue radici, profonde, nelle convenzioni internazionali – sottolinea Sarah Sclauzero, Presidente me.dea  – Non può e non deve essere la donna a dimostrare il suo no, perché questo sposterebbe l’onere della prova dall’offender, il violento, a chi la violenza l’ha subita“.

E questo è inaccettabile. Non sono in discussione – insiste Sclauzeroattenuanti o aggravanti, il consenso deve essere elemento necessario e irrinunciabile, libero e attuale, revocabile. Nessun comitato può modificare questo elemento fondamentale”.

 

Consenso e non dissenso

Il ddl Stupri, a novembre approvato all’unanimità alla Camera, ha introdotto il concetto di “consenso libero e attuale”, Proprio come previsto dalla Convenzione di Istanbul, che il nostro paese ha ratificato nel 2013,

Finalmente l’articolo 609 del Codice penale riscritto mettendo la vittima al centro di un percorso non più a rischio rivittimizzazione, contribuendo ad alzare il livello di credibilità che la donna ancora patisce, per il permanere di stereotipi e pregiudizi di genere.

Una volta approdato in Senato, però,  il ddl Stupri ha subito un attacco verbale di profonda gravità: la sostituzione del “consenso libero e attuale” con “dissenso”, modifica voluta dalla senatrice Giulia Bongiorno (Lega), avvocata e fondatrice, con Michelle Hunziker,  di una associazione che dovrebbe operare per contrastare la violenza di genere.

Continua a leggere l'articolo dopo il banner

 

medea -asti
Un impegno quotidiano contro la violenza, insieme alla rete D.i.Re

Alla senatrice Bongiorno, che, va ricordato,  ha costruito la difesa di vittime di violenza proprio sul mancato consenso,  come nel ‘caso Grillo’, hanno risposto la rete D.i.Re, i centri antiviolenza, associazioni, movimenti, singole e singoli, dando vita a una mobilitazione forte, decisa, a voce altissima, a cui me.dea (due centri antiviolenza e cinque case rifugio in provincia) ha aderito fin dall’inizio.

Sempre nelle strade e nelle piazze di tutta Italia la mobilitazione continua, per dire, e spiegare, che “Senza consenso è stupro”, che chi ha subito violenza non deve essere obbligata, in un’aula di tribunale, a dimostrare di aver manifestato chiaramente il suo dissenso e il giudice non deve verificare la situazione e “le circostanze del caso concreto”.

Un primo risultato è stato raggiunto: il rinvio dell’approdo in aula, al Senato, del ddl Stupri: Bongiorno ha scelto una strada alternativa, la creazione di un Comitato, con rappresentanti di tutte le forze politiche, per tentare una mediazione, che i partiti di opposizione considerano, però, impossibile.

Continua a leggere l'articolo dopo il banner

Oltre alla mobilitazione continua, oggi anche un presidio davanti al Senato, promosso dalla Rete D.i.Re e dai movimenti.

 

 

 

Continua a leggere l'articolo dopo il banner