Ad Alessandria un piazzale porterà il suo nome: Amelia Earhart. Sabato la cerimonia, nel giorno in cui inizia la primavera

Sabato 21 marzo, alle ore 11.00, il Piazzale con area sosta camper di Viale Teresa Michel, Alessandria, diventerà altro, diventerà un ricordo di una donna impareggiabile: Amelia Earhart.
E secondo me c’è qualcosa di giusto, quasi di necessario, nel fatto che la cerimonia cada proprio sabato 21 marzo — il primo giorno di primavera. Come se la città avesse scelto il momento più adatto per alzare gli occhi verso il cielo e ricordare una donna che dal cielo non è mai tornata, ma che non ha mai smesso di volare nella memoria di chi sa guardare in alto.
Ed è altrettanto giusto e necessario che Alessandria intitoli un piazzale ad Amelia Earhart. A lei, pioniera dell’aviazione, prima donna a compiere in solitaria e senza sosta la traversata dell’Atlantico, il 21 maggio 1932, partendo dal Canada e arrivando in Irlanda del Nord, dopo Charles Lindbergh, ma da sola, senza nessuno accanto. Prima persona al mondo, nel 1935, a compiere da sola la traversata dalle Hawaii alla California. Scomparsa il 2 luglio 1937, durante il suo volo intorno al mondo, da qualche parte tra l’Australia e le Hawaii, insieme al suo ufficiale di rotta Fred Noonan. Ottantanove anni fa. Come se il cielo l’avesse tenuta per sé, definitivamente.

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Amelia era nata nel 1897 ad Atchison, in Kansas, e fin da bambina aveva sognato di avere ali per volare alto. Non era una metafora: era un programma di vita. Aveva ottenuto il brevetto di volo nel 1923, in un’epoca in cui le donne erano attese a terra, in cucina, nelle scuole, negli ospedali — non nei cieli. Lei aveva scelto i cieli. E i cieli l’avevano accolta, fino a quella mattina del luglio 1937 in cui il silenzio radio aveva inghiottito la sua voce per sempre. Il mistero della sua scomparsa non è mai stato risolto. Forse è anche per questo che Amelia Earhart non invecchia mai — rimane per sempre quella donna con gli occhiali da aviatore e il sorriso aperto, immortalata nella cabina di pilotaggio, con tutta la vita davanti e tutto il mondo sotto.

L’iniziativa nasce dallo Zonta Club di Alessandria — quest’anno nel biennio del suo venticinquesimo anniversario di fondazione — presieduto da Nadia Biancato, donna di profondo impegno civile e sociale, che da anni lavora perché le donne abbiano voce, spazio, riconoscimento concreto. Portare il nome di Amelia Earhart a posarsi su un pezzo di città non è un gesto simbolico qualsiasi: è un atto di toponomastica dell’anima. Amelia era “zontiana” — entrò a far parte dello Zonta Club nel 1928 — e Zonta International le ha dedicato nel 1938 il Fondo Amelia Earhart, che ogni anno sostiene borse di studio per donne nelle discipline STEM. La prima borsa STEM della storia. Un filo sottile e tenace che unisce quella donna scomparsa nel Pacifico alle ragazze di oggi che studiano ingegneria, informatica, fisica — e che forse non sanno ancora quanto le devono.

L’iter che ha portato all’intitolazione è stato lungo e preciso: approvato dalla Commissione Comunale per la Toponomastica il 6 marzo 2025, ratificato dalla Giunta Comunale con Deliberazione n. 78 del 21 marzo 2025, autorizzato definitivamente dalla Prefettura di Alessandria con Decreto del 26 maggio 2025. Un percorso burocratico, sì — ma dietro ogni timbro c’è stata la tenacia di chi ha creduto che questa città meritasse un nome in più, e che quel nome fosse di donna. L’evento rientra nel programma Marzo Donna 2026 promosso dalla Città di Alessandria e dalla Consulta Comunale Pari Opportunità, con la collaborazione dell’Associazione nazionale Toponomastica Femminile — che lavora da anni perché le strade, le piazze, i luoghi della nostra vita quotidiana parlino anche di donne, non solo di generali e imperatori. Perché i nomi che diamo alle cose dicono chi siamo, cosa ricordiamo, chi vogliamo che le generazioni future non dimentichino.
La cerimonia è sabato 21 marzo, alle ore 11.00, nel piazzale con area sosta camper di Viale Teresa Michel, ad Alessandria — proprio di fronte all’aeroporto, come fosse un saluto. La cittadinanza è invitata a partecipare. Perché vale la pena esserci? Perché Amelia Earhart aveva detto: “La cosa più difficile è la decisione di agire. Il resto è solo tenacia.” E sabato, in un piazzale che guarda un aeroporto, quella decisione diventa pietra, targa, nome. Diventa città. Diventa memoria che cammina.

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