Tornano le “Giornate FAI di Primavera”: gli appuntamenti previsti sabato 21 e domenica 22 marzo in Piemonte e Valle d’Aosta

Piemonte/Valle d’Aosta – Sabato 21 e domenica 22 marzo tornano per la 34ª edizione le “Giornate FAI di Primavera”, il più grande evento di piazza dedicato al patrimonio culturale e paesaggistico dell’Italia: il più efficace strumento con cui il
FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS dal 1975 esercita la sua missione di educazione della collettività alla conoscenza e alla tutela di quel patrimonio, perché sia per sempre e per tutti. Accogliendo l’invito del FAI, dal 1993 – anno della pionieristica prima edizione dell’evento – al 2025 quasi 13 milioni e mezzo di italiani hanno, potuto scoprire e riscoprire oltre 17.000 luoghi speciali delle città e dei territori in cui vivono.
Le Giornate FAI di Primavera, così come quelle d’Autunno, sono dunque una preziosa occasione offerta agli italiani per conoscere e apprezzare le meraviglie del nostro Paese, ma anche un’importante iniziativa di sensibilizzazione e raccolta fondi della Fondazione, a sostegno della sua missione di utilità pubblica di cura e tutela del patrimonio culturale, nello spirito dell’articolo 9 della Costituzione e secondo il principio della sussidiarietà (art.118): ciò che viene raccolto dalle iscrizioni e dalle donazioni ricevute durante l’evento sostiene concretamente le sue attività istituzionali e permette al FAI di portare avanti gli interventi di restauro e i progetti di valorizzazione, alcuni dei quali molto onerosi, sui 75 Beni che cura, gestisce e conserva, di cui 60 regolarmente aperti al pubblico affinché tutti i cittadini possano goderne, per sempre. In occasione delle Giornate FAI di Primavera, saranno visitabili – a contributo libero – 780 luoghi in 400 città italiane, scelti con inesauribile curiosità e passione, e aperti grazie all’eccezionale cura organizzativa dei volontari del FAI, capaci di coinvolgere, ancor prima del pubblico che li visiterà, istituzioni, aziende e privati cittadini che li metteranno a disposizione, dando così il loro contributo a questa grande “festa collettiva”. Un patrimonio multiforme, spesso inatteso e sempre sorprendente, fatto di tesori di storia, arte e natura più o meno conosciuti e anche di storie, tradizioni e saperi unici che vengono tramandati e rinnovati dalle comunità che li custodiscono.
“Le Giornate del FAI di Primavera sono sempre di più un grande e potente megafono per raccontare cos'è il FAI e
cosa fa ogni giorno; non uno spettacolare evento isolato ma il testimone di un impegno quotidiano e diffuso in tutto
il Paese, di un ardimento, di una curiosità, di uno spirito di servizio e di una attenzione concreta ai temi della tutela
che si affida al sostegno di un numero sempre maggiore di cittadini per continuare, di fianco e con le istituzioni dello
Stato, a far bene al paese più bello del mondo: il nostro. Per questo, le iscrizioni al FAI e le donazioni che
raccogliamo durante l’evento sono fondamentali per sostenere la complessa realtà quotidiana di una Fondazione che
acquisisce, restaura e valorizza per sempre e per tutti Beni culturali e paesaggistici di ogni tipo, dimensione e
varietà, in grado di raccontare 365 giorni l’anno – e non solo due – la loro storia, con la loro, quella dell’Italia” ha
dichiarato Marco Magnifico, Presidente FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano.
Grazie all’impegno e all’entusiasmo di 7.500 volontari delle Delegazioni e dei Gruppi FAI attivi in tutte le regioni, guidati dall’instancabile desiderio di proporre sempre nuovi luoghi, e a 17.000 Apprendisti Ciceroni, giovani studenti della scuola secondaria appositamente formati dai loro docenti per raccontare le bellezze che li circondano, apriranno le loro porte centinaia di luoghi speciali, da nord a sud della Penisola, spesso poco conosciuti o poco valorizzati, e molti dei quali solitamente inaccessibili: dalle ville ai castelli, dalle chiese ai luoghi dell’educazione e della ricerca, dai laboratori artigiani alle aree naturalistiche, passando per sedi istituzionali, teatri, collezioni d’arte e siti produttivi e persino un’idrovora e uno stadio di calcio, perché in Italia il patrimonio di arte, natura e cultura è ovunque (elenco dei luoghi aperti e modalità di partecipazione su www.giornatefai.it).
Ad ogni visita sarà possibile sostenere la missione della Fondazione con una donazione e, tra le tante aperture proposte, alcune saranno dedicate agli iscritti al FAI e a chi si iscriverà durante l’evento.
Le Giornate FAI di Primavera si inquadrano nell’ambito delle iniziative di raccolta pubblica di fondi occasionale (Art 143, c 3, lett a), DPR 917/86 e art 2, c 2, D Lgs 460/97). Partecipare alla visita con una donazione significa sostenere la missione di
cura e tutela del patrimonio culturale italiano della Fondazione. Ogni Iscritto al FAI e chi si iscriverà per la prima volta
durante l’evento potrà beneficiare dell’accesso prioritario in tutti i luoghi e di aperture dedicate. Sottoscrivere la tessera
FAI significa diventare parte di un grande progetto e rappresenta un atto d’amore per l’Italia.
Inoltre, fino al 29 marzo 2026 si potrà sostenere la missione del FAI donando con un SMS o una chiamata da rete fissa al
numero 45584. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari Fastweb + Vodafone, WINDTRE,
TIM, iliad, PosteMobile, Coop Voce, Tiscali. Per le chiamate da rete fissa di 5 o 10 euro da TIM, Fastweb + Vodafone,
WINDTRE, Tiscali, Convergenze, PosteMobile Geny Communications e, sempre per la rete fissa, di 5 euro da Convergenze e
PosteMobile.
Ecco alcune delle aperture più interessanti/l’elenco delle aperture previste in Piemonte:

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Torino
IL PALAZZO DI CITTÀ E LE STANZE DEL SINDACO
Il Palazzo di Città si affaccia sull’omonima piazza, sita nel Quadrilatero, nel pieno centro di Torino, in un’area già considerata di notevole importanza in epoca romana. Oggi sede del municipio, in origine era adibito ad abitazione mercantile e fu comprato dal Comune nel 1472, che man a mano acquistò tutti i palazzi affacciati sulla piazza. A partire dal 1659 furono realizzati svariati interventi di ristrutturazione su progetto dell’architetto ducale Francesco Lanfranchi cui sono seguiti rifacimenti e restauri nel corso dei secoli, come l’ampliamento realizzato nel Settecento in conseguenza a modifiche sulla piazza volte a rendere lìarea il più armoniosa possibile. L’edificio si sviluppa su tre piani: quello inferiore è costituito da un portico, al cui centro è posto l’ingresso, affiancato da due nicchie con le statue imponenti di Eugenio di Savoia e di Ferdinando di Savoia. L’interno si apre sul Cortile d’Onore, dal quale si accede al piano superiore tramite uno scalone, la cui volta riccamente decorata con affreschi di carattere mitologico-simbolico esalta la grandezza e la magnificenza della Città di Torino. Proseguendo oltre il loggiato si accede alla Sala dei Marmi, che conserva ancora l’originale decorazione neoclassica. Da qui si accede alla balconata, uno tra gli elementi seicenteschi distintivi della facciata. Alla Sala dei Marmi sono anche collegate la Sala del Sindaco, la Sala delle Congregazioni e la Sala del Consiglio, nota anche come Sala Rossa per via dei velluti e damaschi rossi alle pareti. In occasione delle Giornate FAI di Primavera sarà possibile in via del tutto eccezionale ammirare l’ufficio
particolare del Sindaco, la cosiddetta Sala dei Miracoli, che prende il nome dalla decorazione della volta, raffigurante la storia del celebre miracolo del Corpus Domini, avvenuto nel 1453.

OPIFICIO DELLE ROSINE
Nel cuore della città barocca, a due passi da Piazza Vittorio, l’Opificio delle Rosine racconta una storia di urbanistica
ma soprattutto sociale, nella profonda tradizione delle istituzioni di carità torinesi. La fondatrice fu la terziaria
domenicana Rosa Govone, che nel 1742 apre a Mondovì, sua città natale, l'Educatorio delle Rosine, una casa per
accogliere donne povere e abbandonate dotandole di un'adeguata istruzione e un mestiere. Trasferitasi a Torino nel
1756, Govone ottenne in breve tempo da Carlo Emanuele III di Savoia l'assegnazione dei fabbricati dell’antico
ospedale del Santo Sudario, e vì aprì l’“Opificio” delle Rosine, comunità femminile autosufficiente grazie alla
produzione e vendita di manufatti tessili. La formazione al lavoro, effettuata da Maestre Rosine professioniste,
consisteva nella tessitura e filatura della seta, della lana e del cotone, oltre che nella fattura di guanti, cappelli e in
lavori di ricamo e passamaneria. Maria Teresa d’Asburgo Lorena, in segno di gratitudine alle Rosine, volle arricchire
l'Istituto affidando all'architetto Giuseppe Talucchi la costruzione del colonnato che impreziosisce la manica
dell'edificio che si estende verso via Plana, sobria e lineare, autentica testimonianza del classicismo torinese
dell'Ottocento, affacciata sul giardino interno e pensata per le attività quotidiane dell’Istituto. Oggi l’Istituto ospita
uno spazio polifunzionale che accoglie seminari, laboratori e servizi di ascolto e supporto. L’apertura durante le
Giornate FAI offrirà l’opportunità di scoprire una storia di emancipazione femminile di straordinaria modernità per
l’epoca, e di visitare gli edifici storici, l’affascinante giardino segreto e la piccola chiesa nascosta.

AUDITORIUM RAI “ARTURO TOSCANINI”
Nasce nel 1856 in qualità di Regio Ippodromo Vittorio Emanuele II, ovvero di "circo stabile" di proprietà della
Corona destinato all’arte equestre, quale diletto mondano per società ottocentesca, come per altre istituzioni simili
sorte in Europa negli stessi decenni, tra cui il celebre circo “Fernando” di Parigi. Viene ben presto adattato anche per
altri spettacoli ed è riservato prevalentemente all’attività concertistica dal 1872, quando Torino divenne la prima città
italiana a organizzare regolari stagioni sinfoniche con un’orchestra stabile. Nel 1884, in occasione dell’Esposizione
Generale Italiana, il Teatro Vittorio Emanuele ospitò un’Orchestra Municipale di circa cento elementi, tra i quali spiccava un giovane violoncellista destinato a diventare un grandissimo direttore: Arturo Toscanini. Già segnato dal tempo, nel 1901 il conte ingegnere Antonio Vandone di Cortemilia lo riprese completamente dal punto di vista architettonico; è però in seguito all’incendio dell’ex teatro Scribe o di Torino, nel 1952, che l’Orchestra Sinfonica della Rai ebbe necessità di nuova sede, e l’allora Direttore Generale deliberò l’acquisto del “Vittorio” affidando ad Aldo Morbelli il progetto di sistemazione generale dell’edificio, mentre la realizzazione della vera e proprio sala da concerti fu affidata tramite concorso al celebre architetto Carlo Mollino. Oltre all’ampliamento di ingresso, biglietteria e servizi, la sala vide allargato di quasi sei metri il boccascena, e il posizionamento dell’organo da concerto a quattro tastiere sul fondo al centro. Il 4 ottobre 2007 l’Auditorium è stato intitolato ad Arturo Toscanini nel cinquantesimo anniversario della scomparsa. Nel 2019 l’Auditorium è stato nuovamente restaurato, interessando prevalentemente l’area della platea e il foyer, in cui è stato installato un nuovo sistema d'illuminazione. La struttura è dotata di coro, un’ampia platea, di una galleria e una balconata disposti a ferro di cavallo, per una capienza totale di 1.616 spettatori. Accessibile solo durante i concerti, in occasione delle Giornate FAI, oltre alla visita alla Sala Mollinana e al corridoio con l’esposizione delle bacchette dei direttori più importanti, è atteso un affascinante appuntamento “dietro le quinte”, con sosta nei camerini di scena e sul palcoscenico.

RIFUGIO ANTIAEREO DI PIAZZA RISORGIMENTO
Il rifugio antiaereo di piazza Risorgimento è uno dei più grandi rifugi pubblici della città. Con una superficie di 550 metri quadrati e capienza fino a un massimo di 1150 persone, la sua costruzione, del 1943, è stata concepita con tecniche anti-bomba: a 12 metri di profondità, più di una via di uscita, pareti in cemento armato e soffitti a volta, discese a rampa frammentata per isolare eventuali incendi derivanti dagli spezzoni incendiari sganciati durante i bombardamenti. Al suo interno il rifugio è articolato su tre gallerie lunghe 40 metri e larghe 4 metri e mezzo collegate tra loro. Sulle pareti delle gallerie sono ancora visibili le tracce delle panche in legno fissate lungo tutta la lunghezza e i cartelli che riportavano le norme comportamentali e di pronto soccorso. Era dotato di elettricità che, oltre alla luce, azionava l’impianto di areazione. Per fronteggiare la mancanza di corrente elettrica durante il bombardamento, nel rifugio era presente una batteria di biciclette collegate a dinamo, che attraverso la pedalata riattivavano la luce e le ventole di areazione. Al di sopra del ricovero erano posizionati cumuli di terra e detriti funzionali ad attutire la penetrazione di un ordigno. Purtroppo la stima degli storici deduce che sommando la capienza dei rifugi pubblici e privati/casalinghi a norma, soltanto il 15% dei torinesi si sarebbe potuto considerare al riparo. La maggioranza della popolazione avrebbe dovuto dunque ricorrere a ricoveri di fortuna, cantine e infernotti, oppure allo sfollamento. Chiuso e dimenticato per decenni, nel 1995 venne riscoperto grazie anche ai lavori realizzati sulla piazza per la costruzione di parcheggi sotterranei. A seguito di un attento lavoro di bonifica, è stato reso
accessibile e oggi è visitabile in occasione di eventi speciali, attraverso i percorsi a cura del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà. Sarà eccezionalmente aperto durante le Giornate FAI di Primavera, con il supporto dei volontari ANPI Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, per raccontare ad un numero ancora maggiore di torinesi, e non solo, questa straordinaria storia di salvezza e rinascita che ha caratterizzato la vita dei nostri nonni o bisnonni.

HOTEL PRINCIPI DI PIEMONTE
Ingresso dedicato agli iscritti FAI. Domenica 22 marzo le visite si concludono alle ore 17-
Per le Giornate FAI di Primavera 2026 aprirà le sue porte l’Hotel Principi di Piemonte, nel cuore di Torino, lungo
l’asse monumentale di via Roma, un sontuoso edificio destinato alla funzione alberghiera, con sale decorate e suite
raffinate, dove hanno sostato gli ospiti più illustri, dallo Scià di Persia a Frank Sinatra ed Ava Gardner, il pianista
jazz Erroll Garner e ancora premi Nobel, tenori, e grandi protagonisti del mondo dello sport. La sagoma compatta e
severa dell’Hotel Principi di Piemonte, elegante gioiello di architettura razionalista, si staglia tra gli edifici che si
trovano tra piazza San Carlo e piazza Carlo Felice, esito della radicale trasformazione urbana attuata tra il 1931 e il
1937, quando l’antica Contrada Nuova venne ripensata secondo un disegno unitario e moderno. Il secondo lotto della
“nuova” via Roma, coordinato da Marcello Piacentini, introdusse un linguaggio improntato a sobria monumentalità,
ridefinendo isolati e prospetti. È in questo contesto che prende forma l’albergo Principi di Piemonte, fiore
all’occhiello della città rinnovata, concepito nel 1934 da Vittorio Bonadè Bottino, progettista di fiducia della famiglia
Agnelli, e inaugurato nel 1936 su terreno della Società Anonima Edilizia Piemontese (SAEP) del Gruppo Fiat.
L’edificio si presenta come un compatto parallelepipedo di otto piani, rivestito in litoceramica. Libero su tutti i
quattro lati, sulla facciata principale accoglie la grandiosa scalinata d’accesso. Un corpo vetrato aggiunto in occasione
dei restauri per i Giochi Olimpici Invernali del 2006 ospita collegamenti verticali e scale di sicurezza, distinguendosi
con chiarezza dall’impianto originario. Gli interni affascinano per pregio e raffinatezza, l’arredamento fu realizzato
grazie alla collaborazione dell’architetto Giovanni Chevalley e impreziosito da elementi di design contemporaneo di
stile Art Dèco. Il famoso Salone delle Feste, con i suoi mosaici in vetro della ditta Vetri Soffiati Cappellin Venini &
C. e i lampadari in vetro di Murano, rievoca l’atmosfera elegante dell’ospitalità torinese tra le due guerre.

Avigliana (TO)
SCUOLA PICCO
Nel centro storico di Avigliana, di fronte al Palazzo Comunale, nel 1870 un comitato di cittadini pensò di realizzare
un luogo in cui accogliere i bambini dai 3 ai 6 anni provenienti da famiglie povere, per consentire ai genitori di
lavorare. Il primo Statuto organico della scuola fu approvato il 15 marzo 1871 da re Vittorio Emanuele II e oltre 100
anni dopo, nel 1978, l’ente fu inserito tra gli istituti pubblici di assistenza e beneficenza. Nel 1986 l’asilo fu dedicato
alla mamma del notaio Giovanni Picco che contribuì alla ristrutturazione del fabbricato e lasciò un cospicuo lascito, e
prese quindi il nome di Scuola dell’infanzia Domenica Bruno vedova Picco. Ora Scuola Picco, per i primi 5 anni
ebbe sede nel salone messo gratuitamente a disposizione dalla Congregazione dei Sacerdoti presso la Casa Riva, ma
grazie ai fondi raccolti in un ballo di beneficenza in favore della scuola, a dicembre del 1872 venne acquistata
dall’avvocato Origlia, insieme al Comune di Avigliana e ad altri privati. Dopo oltre un secolo e mezzo di attività, il
futuro dello storico asilo era incerto, tra calo delle iscrizioni e urgenti lavori strutturali. Poi la svolta: la Fondazione
Paolo Vitelli scelse di sostenere un ambizioso piano di rilancio per la totale riqualificazione della scuola che ora è
pronta ad accogliere bambini dai 3 mesi ai 6 anni in un contesto educativo innovativo e allìavanguardia. Tra nuove
aule luminose, arredi e materiali naturali, colori pastello e spazi accoglienti, la nuova Scuola Picco si presenta come
un ambiente educativo che unisce funzionalità e bellezza, progettato per il benessere e la crescita armoniosa dei più
piccoli.

Montalto Dora (TO)
CASTELLO DI MONTALTO DORA
Noto come location della fiction Rai del 2006 La freccia nera e utilizzato dal regista Dario Argento per le riprese del
film Dracula 3D, il Castello di Montalto Dora sorge in posizione strategica sul monte Crovero, da cui era possibile
esercitare il controllo della piana lacustre di Ivrea e della strada che conduce in Val d’Aosta. Si presenta in forma di
quadrilatero irregolare, con torri angolari rotonde e con alte mura merlate, lungo le quali si sviluppa il
camminamento di guardia lungo circa 160 metri. Il massiccio mastio all’interno delle mura rappresentava il
caposaldo difensivo: da qui era possibile esercitare il controllo della piana lacustre di Ivrea e della strada che conduce
in Val d’Aosta. Nel cortile del castello si incontrano il posto di guardia e la cappella castrense con affreschi del XV
secolo, sulla cui facciata, a opera di Giacomino da Ivrea, è raffigurato un San Cristoforo, protettore dei pellegrini che
percorrevano la via Francigena. Gli ambienti della dimora nobiliare comprendono la grande sala baronale ove il
signore riceveva gli ospiti di riguardo. Molteplici gli attacchi, a volte devastanti, subito nel corso della storia, come
quello avvenuto durante l’assedio di Ivrea del 1641 da parte delle truppe francesi del marchese d’Harcourt, in guerra contro il ducato di Savoia: in quell’occasione l’interno dell’edificio fu smantellato, mentre rimasero in larga parte intatte le strutture esterne. Dopo alcuni passaggi di proprietà, verso il 1890 venne sottoposto a restauri guidati dagli architetti Carlo Nigra e Alfredo D’Andrade, ideatori del borgo medievale di Torino, assumendo il suo aspetto attuale.
Proprietà privata, il castello, normalmente non visitabile, si trova all’interno di una Zona Speciale di Conservazione ed è raggiungibile solo a piedi, con una passeggiata di circa 30 minuti dal centro di Montalto Dora.

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Riva di Pinerolo (TO)
CASTELLO MOTTA SANTUS
Il piccolo Castello Motta Santus, immerso nel verde dei campi coltivati e circondato da un giardino rigoglioso,
popolato da piante secolari, è una dimora privata e aprirà al pubblico delle Giornate FAI per la prima volta. Citato nel
catasto del 1428, rientra tra le dimore signorili fortificate con annessa azienda rurale, ma è senza dubbio anteriore
nella sua struttura originaria. Conserva ancora il ponte levatoio, la piccola cappella e le sale al piano terra, testimoni
di lunghi secoli di storia. Oggi è abitata dai discendenti di Giuseppe Ignazio Santus, che diede al castello il nome
definitivo dopo l’estinzione della famiglia Berna, nobili pinerolesi e primi proprietari, avvenuta nel 1617 per
mancanza di eredi maschi. Il castello andò in dote alla figlia Eleonora Berna, che sposò Ignazio Santus. Nei secoli
successivi, la proprietà passò in successione alle donne di varie famiglie nobili, tra cui Valperga, Bardessono, Rubeo,
Colla, Della Chiesa di Cervignasco e di Trivero. Ancora nel Seicento, la tenuta era molto estesa: comprendeva
campi, prati e vigne in diverse zone di Riva, con edifici rustici annessi, per una superficie documentata di “161
giornate, 83 tavole e 7 piedi”. Oggi la tenuta è più ridotta, ma il castello rimane nascosto tra la natura, conservando il
suo fascino discreto. Nel XIX secolo, la struttura fu modificata secondo il gusto della nobiltà carlo-albertina, con
l’aggiunta di merlature e torrette, donandole l'aspetto che oggi i visitatori possono ammirare.

Giaveno (TO)
MULIN DU DETU
In occasione delle Giornate di Primavera, in collaborazione con l'Ecomuseo dell'Alta Val Sangone, un percorso tra i
mulini racconterà la storia del territorio a partire dalla tradizione dei picapera, maestri scalpellini che estraevano le
macine sulle montagne per trainarle a valle, dalla coltivazione dei grani antichi fino alla loro macinatura e alla
panificazione nei forni di borgata. Uno di questi mulini, ancora in funzione, aprirà alle visite: è il Mulin du Detu,
risalente al 1218 d.C. e da cui si può godere di una splendida vista delle montagne che circondano la valle. Nel 1877
Benedetto Giai Via lo acquistò e ristrutturò, restituendolo alla sua antica funzione fino al 1980. A oggi il Mulin du
Detu (diminutivo di “Benedetto”) appartiene al bisnipote Giuseppe Colombatti che lo mantiene per scopi didattici.
La struttura dell’edificio è su diversi livelli. All’esterno scorre l’acqua del Sangone nel "canale delle Fucine", dove aziona la grande ruota di ferro (diam.5 metri) sostituita a fine ‘800. Nel piano interrato le quattro macine in pietra
sono mosse dalla sola grande ruota per mezzo di particolari ingranaggi detti palmenti. Vi si macinavano diverse
farine tra cui orzo, mais, grano e castagne. La farina setacciata per mezzo dei buratti veniva divisa in sacchi pronti
per varie destinazioni. Iniziativa speciale durante le Giornate FAI: la domenica Emanuela Genre e Marianna Sasanelli presenteranno il loro libro “Mulini storici del Piemonte”, edito dal Capricorno in collaborazione con l’AIAMS Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici.

Chivasso (TO)
L’EDIFICIO DI PRESA DEL CANALE CAVOUR
L’opera di canalizzazione della Coutenza Canali Cavour rappresenta l’ossatura portante di un’estesa rete di canali che ha consentito la trasformazione e lo sviluppo del vasto comprensorio risicolo, dell’estensione di circa 300.00 ettari,
compreso tra i fiumi Dora Baltea, Ticino e Po. Realizzato tra il 1863 e il 1866 all’indomani della proclamazione del
Regno d’Italia, prende il nome dal suo promotore, il conte Camillo Benso di Cavour. L’imponente architettura
ottocentesca in perfetto stato di manutenzione cela, dietro l'elegante architettura in cotto e granito, la scenografica
galleria di manovra delle paratoie. La bocca di presa, larga al fondo 40 metri, è pavimentata per i primi 460 metri con
ciottoloni e per gli ultimi 40 metri, più vicino all’edificio, in granito; è delimitata da alti muraglioni che si elevano di
80 cm oltre il livello delle piene del Po. Il vero e proprio edificio di presa si localizza lungo le sponde del Po, è lungo
40 e largo 8 metri, ed è diviso in 21 luci ripetute in due ordini sovrapposti e costituite da stipiti in pietra viva che
contengono tre ordini di paratoie, due utilizzati per il normale servizio di regolazione delle acque e il terzo,
sussidiario, funzionante solo in caso di necessità di manutenzione. Si tratta di un'opera che desta meraviglia, sia per
la rapidità nell’esecuzione che per la perfezione costruttiva, ottenuta impiegando solo mattoni e pietra naturale.
Questa apertura durante le Giornate FAI permetterà la ricoperta di un vero e proprio fiore all’occhiello dell’ingegneria
idraulica italiana ed europea.

Borgofranco di Ivrea (TO)
MUSEO DEL CASEIFICIO DI BAJO DORA
Pittoresco villaggio di 350 abitanti con una storia ricca e affascinante, Bajo Dora era un tempo sede di un castello,
distrutto durante il conflitto franco-spagnolo del 1640. Qui, dal 1889, il Caseificio permetteva ai contadini del posto
di incrementare la produzione di burro e toma. Gestito in forma di “latteria turnaria”, era situato al piano terra di un
edificio comunale che ospitava le scuole al piano superiore. Tutto il latte della giornata veniva lavorato dal casaro e il
prodotto era destinato al socio che aveva più “crediti” in quel momento. Il caseificio cessò la sua attività nel 1958 per
le mutate condizioni economiche. Nel 2025 il Coro Bajolese decise di raccogliere tutte le attrezzature che erano
servite per l’attività casearia nel piccolo museo etnografico che già dal 1972 raccoglie le testimonianze orali della
gente del Canavese. Armati di registratori, i membri del Coro hanno infatti intervistato anziani, parenti e amici,
raccogliendo testimonianze preziose sulla vita di un tempo; il fotografo Giovanni Torra ha seguito con il suo
obbiettivo Amerigo Vigliermo e il Coro nella loro ricerca, lasciando un patrimonio di immagini di un mondo che non
c’è più. È così che da semplice gruppo corale, il Coro Bajolese è divenuto un punto di riferimento per la comunità, un
luogo dove si coltivano le tradizioni e si trasmette l’amore per la musica popolare.

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Tortona (AL)
ATELIER SARINA
L’Atelier Sarina è un laboratorio d’arte dedicato alla tradizione del teatro di figura, in particolare all’opera di Peppino
Sarina, tra i più importanti burattinai italiani del Novecento. Nato a Broni nel 1884, Sarina fu autore di copioni,
musicista, attore e scenografo: portò nelle piazze un repertorio vastissimo, tra cui riduzioni dell’epica cavalleresca
come i Paladini di Francia, partecipando per oltre mezzo secolo alla vita culturale popolare tra Tortona e l’Oltrepò
Pavese. Dopo la sua morte nel 1978, il suo enorme patrimonio di burattini, scenografie, copioni e materiali di scena
fu conservato dalla famiglia, in particolare dall’erede Carlo Scotti Sarina. Una parte di questo fondo venne poi
acquisita alla Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona e raccolta dall’Associazione Peppino Sarina, nata a Tortona nel 1991 con lo scopo di promuovere lo studio, la conservazione e la conoscenza del teatro di figura e della cultura
popolare dei burattini. A partire dal 2004 la Fondazione CR-Tortona e “l’Associazione” hanno avviato un progetto
finalizzato alla valorizzazione del patrimonio artistico-culturale della famiglia Sarina, con l’allestimento di due
grandi sale espositive con scenari e cartelli dipinti da Peppino e dai membri della famiglia. L’Atelier Sarina non è
solo un atelier-museo statico: è anche un luogo di educazione e trasmissione delle tecniche artigianali dei burattini,
con visite guidate, laboratori per scuole e adulti e iniziative legate al teatro di figura.

Bosco Marengo (AL)
COMPLESSO MONUMENTALE DI SANTA CROCE
La chiesa e il convento domenicano di Bosco Marengo sorsero nel 1566 per volontà di papa Pio V, al secolo Michele
Ghislieri (1504 – 1572), che ne decise la costruzione l’anno stesso della sua elezione a pontefice, carica che ricoprì
dal 1566 al 1572. Diventato papa a brevissima distanza dal Concilio di Trento (1563), il nuovo papa intendeva
realizzare nella propria città natale una delle primissime declinazioni in architettura dei dettami della Controriforma,
definiti appunto dal Concilio.  La scelta fu di localizzare il complesso fuori dal centro abitato, in aperta campagna. Il
complesso fu progettato dal perugino Ignazio Danti, affiancato poi da Giacomo della Porta. La chiesa, a croce latina
con la cupola all’incrocio dei bracci, esemplata sui modelli romani classicheggianti, coinvolse anche il celebre artista
toscano Giorgio Vasari. È lui stesso a ricordare nella propria autobiografia la commissione ricevuta dal papa per
l’Adorazione dei Magi nella quarta cappella e per la “grandissima macchina” concepita per l’altare maggiore, di cui
oggi sopravvive il Giudizio Universale. Nel 1801 il convento passò sotto il controllo della monarchia e nel 1860
venne definitivamente soppresso e trasformato in Regio Riformatorio, poi Casa di Rieducazione per i minori, fino
alla chiusura agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso. La costituzione di un museo all’interno del complesso
era stata prevista fin dal 2000, in occasione dei lavori di restauro intrapresi in quegli anni, ma non era mai stata
portata a termine. Il secondo posto conquistato al censimento del FAI “I Luoghi del Cuore” nel 2016 e il conseguente
stanziamento di un contributo di 40.000 euro, hanno rimesso in moto il progetto, innescato un importante circuito
virtuoso, che grazie alla collaborazione con Soprintendenza, Prefettura (a cui fa riferimento la chiesa, attraverso il
Fondo Edifici di Culto) e Comune, hanno portato all’attrazione di altri fondi e, finalmente, all’apertura del Museo
Vasariano nel 2022. Le Giornate FAI di Primavera offriranno l’occasione di visitare, oltre la chiesa e il museo, spazi
solitamente chiusi e non accessibili, come la cripta e l’ex riformatorio.

Valenza (AL)
TEATRO SOCIALE
La storia del Teatro Sociale, cuore della vita culturale e mondana locale, ebbe inizio nel 1856, quando fu costituita la
Società del Teatro, organismo che aveva lo scopo precipuo di attivarsi per la costruzione del teatro cittadino: la
realizzazione del progetto fu affidata all’ingegnere alessandrino Ernesto Clerico, che elaborò un modello di teatro
all'italiana, e l’inaugurazione ebbe luogo nel 1861. Nel corso degli anni ’90 del secolo scorso, l’edificio fu soggetto a
necessari interventi di restauro che si conclusero con il recupero dell'originario impianto decorativo e architettonico.
Il Teatro Sociale presenta una facciata decorata secondo lo stile neoclassico con semicolonne corinzie a reggere un
fregio e un timpano finemente decorati. All’interno, la sala presenta la forma a ferro di cavallo con una platea, tre
ordini di palchi – compreso il palco reale – e un loggione. I parapetti dei palchi sono decorati con motivi floreali e
ornamentali entro cornici dorate in rilievo. Il percorso proposto per le Giornate FAI di Primavera 2026 comprenderà
alcune aree solitamente non visitabili. In particolare, sarà possibile accedere al palcoscenico, alle quinte e ai
camerini, ambienti che permettono di cogliere da vicino il funzionamento della macchina teatrale e di comprendere
meglio la struttura tecnica e organizzativa del teatro. La visita intende quindi offrire non soltanto una fruizione degli
spazi più rappresentativi della sala teatrale, ma anche uno sguardo “dietro le quinte” che consenta di valorizzare
aspetti solitamente invisibili al pubblico e di approfondire la storia architettonica e funzionale del Teatro Sociale.

Quattordio (AL)
PISTA POLISTIL AUTOMOBILINE ELETTRICHE
La pista Polistil di Quattordio è una collezione di piste e automodelli che racconta sessant’anni di storia
dell’automobilismo sportivo – dal 1963 al 2002 – spaziando dalle Sport Prototipo alle Formula 1, fino alle vetture da
Rally. All’interno della corte agricola Olivazzi, nell’ex stalla, è allestita la pista per automodelli elettrici “SLOT”,
lunga dodici metri e a quattro corsie. Sarà possibile visitare la collezione che raccoglie praticamente tutti i modelli
prodotti da Policar e Polistil e provare alcuni modelli in pista. La passione per le auto sportive e per il collezionismo
trova nelle piste Policar e Polistil una forma di espressione particolarmente completa e affascinante. Questo universo
non si limita a una semplice rappresentazione statica in scala ridotta dei bolidi da corsa, ma va oltre, offrendo
un’esperienza dinamica e interattiva. Le automobiline, infatti, non sono solo modelli da esposizione: dotate di telai progettati con cura, motori di diversa potenza e gomme specializzate, sono pensate per simulare le esperienze di gara.
Tre cataloghi raccontano la collezione, presentando tutti i modelli prodotti suddivisi per epoche ed evidenziando,
attraverso testi e immagini, le caratteristiche specifiche di ciascuno.

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Casale Monferrato (AL)
BIBLIOTECA DEL SEMINARIO VESCOVILE
La Biblioteca del Seminario Vescovile di Casale Monferrato fu fondata ed eretta nel 1738 da Monsignor
Caravadossi, Vescovo di Casale Monferrato, e dotata di beni librari e di una rendita per la sua gestione e
mantenimento. La sede primitiva fu l’antico Seminario in via Palestro dove già dal 1610 venne costituito un primo
nucleo di biblioteca a servizio degli studi dei seminaristi. Nel 1807, in assenza di locali dedicati, il Vescovo Villaret
fece sistemare la biblioteca presso l’Oratorio di San Filippo Neri fino alla costruzione dell’attuale edifico. Nel 1832, il bibliotecario Seggiaro riordinò, catalogò e collocò i libri negli scaffali lignei tuttora esistenti. Nel 1904 don
Cristoforo Sala, nuovo bibliotecario, realizzò un ulteriore riordino di tutto il patrimonio librario. Costituita da tre
piani, un piano cantinato e una sopraelevazione, la biblioteca riprende i canoni stilistici settecenteschi dell'ordine di
appartenenza. Nel 2006 il Seminario perse la sua funzione e da settembre 2012 è adibito a uffici diocesani. La
Biblioteca del Seminario Vescovile è un Ente Ecclesiastico civilmente riconosciuto, il cui patrimonio conta circa
60.000 volumi, tra antichi e moderni, provenienti da acquisti, lasciti e donazioni, a cui si aggiungono 40.000 volumi
di edizione più recente. Parte stabile del patrimonio sono anche due globi commissionati da Monsignor Caravadossi
nella prima metà del ‘700, raffiguranti il cielo e la terra. Conserva, inoltre, oggetti scientifici ottocenteschi
provenienti dalle aule di scienze, tra cui un geodoscopio, un cannocchiale galileiano, una macchina elettrostatica e un
grammofono.

Cherasco (CN)
Il suggestivo borgo di Cherasco, ai piedi delle Langhe, accoglierà il pubblico delle Giornate FAI di Primavera con
una serie di aperture, dal Palazzo Comunale a quello del Monte di Pietà, fino a Palazzo Gotti di Salerano, che
riaprirà le porte dopo oltre due anni. Il palazzo nobiliare, costruito nella seconda metà del Seicento, all’inizio del
secolo successivo era uno dei più prestigiosi edifici della città, tanto che nel 1706, durante l’assedio di Torino da
parte dei Francesi, il duca Vittorio Amedeo II vi trascorse una notte in occasione di una visita per ispezionare i lavori
di ripristino delle mura di Cherasco. Nel suo salone, inoltre, nello stesso periodo tenne le proprie sedute il Senato
piemontese. Passato al Comune nel 1906, già nel 1908 divenne sede del Museo Civico, oggi in corso di
riallestimento e pertanto chiuso. Le Giornate FAI permetteranno di scoprire le cinque sfarzose sale decorate dagli
affreschi barocchi di Sebastiano Taricco che il palazzo conserva, con scene vivaci e colorate, abitate da putti e
personaggi allegorici e incorniciate da finte architetture. L’itinerario prevede inoltre tra le tappe, il Palazzo
Comunale, con il salone, recentemente ripulito dalla polvere e dal nerofumo che ricorda importanti eventi della
storia cittadina, come la firma della Pace di Cherasco, che pose fine, nel 1631, alla guerra di successione di Mantova
e del Monferrato; o il Palazzo del Monte di Pietà, con una piccola ma significativa selezione di documenti
che testimoniano la vita amministrativa, civile e urbana di Cherasco dalla sua nascita (1243) fino alla fine del XX
secolo. Normalmente chiusa, anche la Chiesa di Sant’Agostino apre in via del tutto eccezionale per le Giornate FAI:
vero e proprio gioiello barocco, con il magnifico Paradiso che ne impreziosisce la cupola e l’altare maggiore. E
ancora, sarà proposto l’itinerario Tra storia e devozione, che condurrà fino al settecentesco Santuario della
Madonna delle Grazie, con la sua collezione di oltre un centinaio di affascinanti ex voto, eccezionalmente accessibile
durante le Giornate FAI.
Asti

PALAZZO DELLA QUESTURA
Prenotazione obbligatoria entro le ore 20 di mercoledì 18 marzo
Costruito sulla zona collinare Laverdina, l’attuale Palazzo della Questura fu edificato nel 1939 per ospitare la Milizia
Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN). Dopo la caduta di Mussolini l’edificio venne occupato dall’esercito
tedesco, che ne rimase in possesso fino al termine della guerra. Alla fine degli anni Cinquanta divenne sede della
Questura, l’ufficio territoriale più importante della Polizia di Stato in ogni capoluogo di provincia. L'edificio,
esempio di architettura razionalista, mostra un'evidente rielaborazione di elementi caratterizzanti le precedenti
architetture pubbliche erette in città, ma si avvicina anche al gusto della contemporanea corrente del Novecento e del
Movimento Moderno. Presenta forma a L, con i locali principali sul lato lungo e quella che in origine era la palestra
sul lato corto. Il fabbricato ha struttura in muratura di mattoni e pilastri di cemento armato, tetti a falda inclinata in
coppo per il corpo principale e a copertura piana in cemento per quello laterale. La facciata, che nel tempo ha
mantenuto praticamente intatti i caratteri originali, presenta nella parte centrale archi in mattoni paramano a filo lungo, con pannelli a intonaco liscio. Durante le Giornate FAI, oltre alla visita ai locali e agli uffici del fabbricato principale, sarà possibile accedere al gabinetto della Polizia Scientifica, per osservare come tecnici altamente specializzati conducono le indagini: una attività che ha con Asti un legame particolare, poiché il primo studioso delle tecniche di investigazioni scientifiche, Salvatore Ottolenghi, nacque proprio ad Asti nel 1861, come ricorda la rotonda posta di fronte alla Questura, a lui recentemente intitolata.
Novara

PALAZZO CACCIAPIATTI
Visitabile solo sabato 21 marzo
Palazzo Cacciapiatti-Fossati si colloca nel centro storico di Novara, in un’area di forte valore urbano e istituzionale,
prossima ai baluardi delle antiche mura spagnole. Edificato tra il 1670 e il 1674 per volontà del cavaliere Luigi
Cacciapiatti come dimora nobiliare della famiglia, nel Settecento conobbe il suo massimo splendore, soprattutto
dopo l’elevazione a marchesi dei Cacciapiatti nel 1721, quando furono realizzati ampliamenti e ricche decorazioni
interne di gusto barocco. Ospitò personalità di primo piano tra XVIII e XIX secolo. Estintasi la famiglia, passò ai
Fossati de Regibus e nel 1924 al Comune di Novara, che lo destinò a sede del Tribunale, funzione che mantiene
tuttora. Articolato in forma a U attorno a un ampio cortile centrale porticato, originariamente concepito per l'accesso
delle carrozze, il complesso riflette l’evoluzione dal barocco seicentesco a soluzioni settecentesche più mature, con
una facciata sobria ed elegante caratterizzata da intonaci chiari, stucchi decorativi e un portale centrale bugnato
sormontato da balcone con pregevoli ringhiere in ferro battuto. Gli interni conservano importanti apparati decorativi
barocchi, in particolare al piano nobile, dove si trovano sale affrescate con soggetti mitologici e allegorici,
espressione del gusto arcadico del primo Settecento. Il Salone d'Onore, noto come Sala della Musica, costituisce
l’ambiente più rappresentativo: un vasto spazio scenografico decorato con affreschi illusionistici e stucchi,
raffiguranti episodi del mito di Paride e divinità dell’Olimpo. Le pitture, databili al 1728, sono attribuite a Francesco
Maria Bianchi per le figure e a Pietro Gilardi per le quadrature architettoniche, confermando l’alto livello artistico del
complesso.

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PALAZZO LANGHI-LEONARDI
Nel cuore della città di Novara, Palazzo Langhi-Leonardi contribuisce a definire un contesto urbano di
rappresentanza, nato dall’evoluzione della città tra età barocca e neoclassica, dove architettura residenziale e vita
civile si intrecciano in modo armonico. Originariamente di proprietà della famiglia Langhi, fu costruito nel 1712
come residenza nobiliare, per essere profondamente rinnovato alla fine del XVIII secolo su iniziativa del cavaliere
Giuseppe Langhi, con il rifacimento della facciata e di alcuni ambienti, su progetto dell'architetto Stefano Ignazio
Melchioni. In questa fase furono realizzate le raffinate decorazioni interne, affidate a Giuseppe Levati e a Gaetano
Prinetti, che segnano il passaggio dal tardo barocco al gusto neoclassico. Passato successivamente alla famiglia
Leonardi, ha mantenuto nel tempo il carattere di prestigiosa dimora urbana. L'atrio e lo scalone assumono un forte
carattere scenografico, con statue allegoriche in stucco e volte affrescate con soggetti celebrativi. Le stanze del piano
nobile sono interamente decorate con pannellature simmetriche, grottesche, candelabri, motivi floreali e scene
mitologiche dipinte a monocromo, ispirate al revival della cultura classica e pompeiana. Le volte, organizzate in
rigorosi scomparti geometrici o concepite come padiglioni illusionistici aperti sull'Olimpo, mostrano un alto livello
di invenzione compositiva e qualità esecutiva. L'insieme decorativo si distingue per equilibrio, eleganza e coerenza,
configurandosi come un raro esempio di gusto neoclassico “internazionale”. L’apertura di Palazzo Leonardi in
occasione delle Giornate FAI costituisce un’opportunità eccezionale per accedere a un palazzo di proprietà privata,
normalmente non visitabile, e di scoprire uno dei cicli decorativi più raffinati del panorama novarese tra Sette e
Ottocento. Si visiteranno gli ambienti del piano nobile, in gran parte integri, e si ammireranno da vicino le
decorazioni pittoriche e plastiche di Levati e Prinetti.

Novara, Romagnano Sesia, Boca e Maggiora
Itinerario antonelliano
Novara e provincia celebrano l’architetto Alessandro Antonelli (1798–1888) con un itinerario tra le sue opere
disseminate nel territorio. Come la Cappella di San Giorgio e il Museo Antonelliano all’interno della Basilica di San
Gaudenzio, nel cuore del centro storico di Novara, dove la Cupola antonelliana rappresenta un simbolo identitario
della città. Per gli iscritti FAI la visita continuerà anche con la sconosciuta Via degli Artigiani, antico viottolo laterale
alla basilica ove gli artigiani di fine 500 e 600 avevano le loro botteghe e operavano a servizio del Tempio
Gaudenziano. A Romagnano Sesia si visiterà Villa Caccia, una delle opere più significative dell’architetto,
antesignana delle sue più celebri creazioni torinesi. Commissionata dal conte Francesco Caccia di Romentino nel
1842 e completata intorno al 1848, la residenza si ispira al neoclassicismo di matrice palladiana, reinterpretato
attraverso l’inconfondibile libertà compositiva di Antonelli. Oggi è sede del Museo Storico Etnografico della Bassa Valsesia. E ancora, a Boca apre il Santuario del Santissimo Crocifisso, di origini medievali, ma trasformato nel
tempo, soprattutto grazie all’intervento di Antonelli. La basilica neoclassica, la più ampia per dimensioni, custodisce
al suo interno numerosi ambienti e percorsi solitamente non accessibili, che in questa occasione sarà possibile
visitare. Infine, a Maggiora si visiterà il Cimitero, uno dei più significativi esempi di architettura ottocentesca
piemontese, frutto della genialità di Alessandro Antonelli e del talento del figlio Costanzo. Antonelli padre, ormai
anziano, ne concepì l’idea e lo stile monumentale, ma fu il figlio Costanzo a tradurla in realtà, tra il 1887 e il 1888,
con un progetto di grande originalità: un ingresso dominato da un elegante timpano, portici con tombe e un ossario
centrale destinato ai riti religiosi.

Vogogna (VCO)
VILLA BIRAGHI
Villa Biraghi sorge nel cuore del borgo medievale di Vogogna, nella vasta area selvaggia del Parco Nazionale della
Val Grande, di cui è oggi la sede. Incorniciata da vicoli in pietra e testimonianze storiche che raccontano il ruolo
strategico e culturale di Vogogna, Villa Biraghi risplende attraverso le vetrate a piombo colorate che illuminano le
sue 39 stanze. Il nucleo originale dell’edificio risale almeno al 1510, come risultato dell’accorpamento di costruzioni
preesistenti, quindi acquistato e ampliato intorno al 1650 dalla famiglia Lossetti per assumere il ruolo di residenza
signorile. L’aspetto e la conformazione attuale dell’edificio derivano da un significativo ampliamento realizzato nel
1810, che le ha conferito una struttura curiosa e quasi labirintica, caratterizzata da scale, ringhiere e portoni in legno.
Le numerose stanze sono arricchite da eleganti balconi in ferro battuto, da un ampio cortile interno con colonne e
volte a vela, da diversi camini con decorazioni marmoree e dal signorile portale d’ingresso. Nel 1907 l’architetto
Paolo Vietti-Violi, celebre per l’Ippodromo di San Siro a Milano, sposò Maria Biraghi Lossetti, ereditiera dei signori
di Vogogna e abitante dell’antica dimora, e trasferì qui residenza e studio. L’apertura nelle Giornate FAI permetterà la
scoperta dell’ampio cortile interno della villa e alcune stanze normalmente non accessibili dal pubblico.

Cossato (BI)
CHIESA DEI SANTI PIETRO E PAOLO
Le Giornate FAI di Primavera offrono l’occasione di scoprire la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, in prossimità del
Castello di Castellengo, frazione collinare di Cossato, e in un contesto rurale caratterizzato da vigneti. La visita
consente di leggere le complesse trasformazioni architettoniche dell’edificio, di straordinaria ricchezza storica e
artistica, spesso conosciuta solo dalla comunità locale, e di approfondire uno dei cicli pittorici più significativi del
Rinascimento nel Biellese. Documentata dal 1155, la chiesa presenta una struttura complessa e stratificata.
Originariamente romanica a navata unica, venne ampliata in due fasi fino a raggiungere l'attuale impianto a tre
navate: quella destra gotica, quella sinistra cinquecentesca, creando un raro esempio di asimmetria stilistica.
All’esterno si conserva un fregio gotico ad archetti pensili in cotto. Nel XVIII secolo furono realizzati il portico a
quattro campate, il battistero e il coro, quest’ultimo sproporzionato a causa di un progetto barocco rimasto
incompiuto. Di straordinario rilievo è il ciclo di affreschi della navata destra (1515), una vera Biblia Pauperum
attribuita a Daniele De Bosis e alla sua bottega, che narra la vita della Vergine e di Cristo con scene vivaci, dettagli
quotidiani e riferimenti al contesto locale. Completano la decorazione figure di santi, armi araldiche e affreschi devozionali nella navata centrale.

CASTELLO DI CASTELLENGO
In posizione dominante sul paesaggio rurale storico del Biellese orientale, a breve distanza dal Parco Naturale della
Baraggia, il Castello di Castellengo è collegato a percorsi campestri e al cammino artistico “The Walk”, che unisce
natura, arte contemporanea e storia. Nato come fortificazione oltre mille anni fa, il suo aspetto attuale è il risultato di
profonde trasformazioni avvenute tra il XV e il XVIII secolo. Dal 1429 il feudo fu amministrato dalla famiglia
Frichignono, che ne mantenne il controllo fino alla seconda metà dell’Ottocento, e dopo l’estinzione della casata nel 1883 il complesso subì progressive frammentazioni. Nel Novecento parte del castello fu acquisita da un ramo della
famiglia Sella; dal 1989 è oggetto di un attento restauro avviato dalla famiglia Ciccioni. Il complesso castellano
presenta una struttura articolata, frutto di stratificazioni medievali e moderne. L'accesso avviene attraverso l’antica strada selciata detta La Solata, che conduce alla Porta del Moro, primo ingresso fortificato. All’interno si sviluppa l’area dei rustici, che si potrà visitare durante le Giornate FAI, comprendente la ghiacciaia sotterranea, la carosera – antico ricovero per carrozze poi trasformato in cantina – e il rustico del torchio. Superata la Porta di Ferro, si accede alla piazzetta inferiore con il pozzo seicentesco, profondo 65 metri, e la chiesa di San Giovanni Battista. La piazzetta superiore, raggiungibile tramite uno scalone in pietra, è caratterizzata da torri quadrate con piccionaie e strutture funzionali alla conservazione delle derrate.

Vercelli
BASILICA DI SANT’ANDREA
Durante le Giornate FAI si scoprirà la storia della Basilica di Sant’Andrea, simbolo di Vercelli, il primo monumento
gotico del Piemonte e uno dei più precoci d’Italia nell’ambito di questo stile. La basilica fu edificata tra il 1219 ed il
1227 per iniziativa del cardinale Guala Bicchieri. Il cardinale era da poco tornato dall’Inghilterra dove, nel suo ruolo
di legato pontificio, si era guadagnato la stima e la gratitudine del re Enrico III, al punto da ottenere come
ricompensa le rendite in perpetuo dell’abbazia di Saint Andrew a Chesterton, Cambridge. Con le molte risorse
finanziarie disponibili il cardinale convocò da Parigi a Vercelli alcuni canonici regolari della congregazione di San
Vittore e affidò loro la titolarità dell’abbazia di Sant’Andrea nonché dell’ospedale per i pellegrini, di cui si iniziò la costruzione nel 1224. Furono verosimilmente tali canonici, ed in particolare l’abate Tommaso Gallo – già docente all’Università di Parigi – a importare in terra vercellese le novità dell’architettura gotica nata nell’Île-de-France.
All’inizio del XV secolo venne costruito, in posizione isolata sul lato destro della chiesa, un nuovo campanile che ha
il medesimo stile dei due campanili posti a fianco della facciata. Nel corso del XVI secolo venne rifatto il chiostro
del monastero, conservando tuttavia le originali colonnine disposte a gruppi di quattro che si osservano ancora oggi.
Il complesso ha subito danneggiamenti legati, oltre che all’usura del tempo, ad alcuni eventi bellici, quali l'assedio
spagnolo di Vercelli nel 1617. Il ritrovamento di alcuni preziosi documenti ha permesso di ricostruire gli interventi
conservativi realizzati tra il XV secolo e la fine del XX secolo. A fronte della necessità di ulteriori interventi, dal
2014 il Comune di Vercelli ha avviato lotti di restauro che hanno interessato via via quasi tutta la struttura. Il
pubblico, volgendo lo sguardo in alto, potrà ammirare l'organo ancora oggi funzionante. Chi vorrà al termine delle
visite, sabato e domenica alle ore 17, potrà assistere a un momento musicale realizzato con lo strumento stesso.

Ed ecco le aperture previste in Valle d’Aosta:
Ad Aosta si potrà visitare Palazzo Lostan, sede degli uffici dell’Assessorato Regionale del Turismo. Il palazzo,
costruito nell’area anticamente occupata dal Foro Romano, è legato alla committenza di Mathieu de Lostan, che
intervenne su un edificio preesistente appartenuto al nonno Francois e al padre Michel e risalente alla fine del XV
secolo-prima metà del XVI secolo. Mathieu de Lostan, studioso e cavaliere dell’Ordine di S. Maurizio e Lazzaro, era
scudiero del Duca Charles le Bon, castellano di Montjovet e venne intitolato balivo di Aosta e grande castellano di
Chatel Argent. Nei secoli XVIII e XIX l’edificio subì notevoli trasformazioni e passò alla famiglia Bus e poi ai Norat.
Il percorso durante le Giornate FAI inizierà nel cortile interno, con il racconto dell’evoluzione del palazzo, e
proseguirà tra i suggestivi resti del Foro Romano per culminare con la salita alla Torre medievale. Il gran finale sarà la
visita alla segreteria dell’Assessore al Turismo, con il suo pregevole soffitto affrescato.
Sempre ad Aosta apriranno Casa Barillier, costruita nella seconda metà del Settecento per volere del ricco mercante di
stoffe Claude-Michel Barillier, oggi custode di un considerevole patrimonio documentario di tipo fotografico, sonoro e
audiovisivo, che racconta la storia e la cultura materiale e immateriale della Valle d’Aosta.
Sarà proposta, infine, una passeggiata nel centro storico di Aosta intorno a Piazza Arco d’Augusto per scoprire il
passato e il presente della città, dalla fondazione risalente all’epoca romana fino al Novecento e ai dibattiti urbanistici
contemporanei, passando dai luoghi di devozione medievali e dalle tracce dell’attività molitoria praticata da XIV
secolo.