Un libro che restituisce una vita in movimento: “La corsa di Danny” di Marianna Orlando

Vi ho narrato dell’inaugurazione, a Casale, presso la galleria Aperture sull’arte, di una minuscola ma appassionata biblioteca – privata. ma pubblica – dal significativo nome La casa delle parole. Ma ci sono storie che nascono da storie, libri che entrano nello sguardo come per caso…anche se molti ormai pensano che il caso non esista. Mah? Chissà? Sta di fatto che quel giorno, per caso o per fortuna o forse colo per la mia inesauribile curiosità libraria, da lettore e da giornalista, ho conosciuto un nuovo libro e la sua appassionata scrittrice. Lei, l’autrice, Marianna Orlando, non la si poteva non notare: non solo era vestita con un cappottino rosso assai evidente, ma soprattutto aveva fra le braccia un vaso con una bellissima orchidea bianca. Dato che non la conoscevo, mi è venuta spontanea la curiosità di capirci qualcosa in più. Poi, dopo il taglio del nastro per l’inaugurazione, mentre curiosavo fra titoli e copertine, eccola che depone questa orchidea davanti ad un libro, quello di cui vi parlerò oggi: La corsa di Danny…io, ovviamente, faccio domande, scopro che è un suo personale ricordo/omaggio al marito che non c’è più, attraverso la trascrizione del blog di Danny, vero e genuino appassionato di corse podistiche…mi dice parole di tenerezza ma senza retorica, mi racconta che il libro lo ha presentato proprio lì da Zaffiro (ma io non c’ero),,,e me ne porge una copia per mia opportuna conoscenza…e io l’ho letto, e ora ve ne parlo.
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Credo ci siano libri che nascono per aggiungere qualcosa al mondo, e libri che nascono per non perdere ciò che il mondo rischia di dimenticare. La corsa di Danny, scritto da Marianna Orlando, appartiene alla seconda categoria: è un gesto di custodia, un atto d’amore che diventa racconto condiviso. Pubblicato nel 2023, il volume raccoglie e rielabora gli articoli che Danny — appassionato podista, volontario, uomo di comunità — aveva scritto nel corso di dieci anni, dal 2006 al 2016, prima che la malattia interrompesse la sua corsa. A leggerlo, emerge con chiarezza che La corsa di Danny non è solo un libro: è un luogo di incontro tra memoria privata e memoria collettiva. Ed è, semplicemente, il resoconto di una vita raccontata attraverso il movimento del protagonista. Perchè la corsa, per Danny, non era un semplice sport. Era un modo di stare al mondo. Nei suoi articoli — che Marianna Orlando ha scelto di riproporre con delicatezza, senza sovrascrivere la voce originaria — si ritrova la gioia delle partenze all’alba, la fatica condivisa con gli amici, l’allegria delle trasferte, la ritualità delle gare domenicali. Ma soprattutto si ritrova un’idea di movimento come forma di relazione: correre significava appartenere, far parte di un gruppo, costruire legami. Tra le pagine emerge anche l’impegno nell’organizzazione della corsa podistica La Gelsi, un appuntamento che nel tempo è diventato un punto fermo per molti appassionati. Non è solo un dettaglio sportivo: è la prova di come Danny sapesse trasformare una passione individuale in un’occasione comunitaria, unendo volontariato, sport e socialità.

E la scrittura di Marianna è la voce un amore che continua. Eh sì, perchè nel libro, accanto alla voce di Danny, c’è quella di Marianna. Non è una voce che invade, non è una voce che pretende: è una presenza discreta, necessaria, che accompagna il lettore dentro la storia senza mai appropriarsene. Marianna racconta il marito scomparso prematuramente, ma lo fa evitando ogni retorica. Il suo sguardo è quello di chi conosce la fragilità del ricordo e sa che la scrittura può salvarlo, ma solo se resta fedele alla verità. La corsa di Danny è un libro che parla d’amore, ma non è un libro romantico. È un libro che parla di perdita, ma non è un libro triste. È un libro che parla di sport, ma non è un manuale per podisti. È, piuttosto, un libro che parla di come si attraversa la vita quando la vita chiede di essere attraversata con coraggio. E se anche il libro non appartiene soltanto al casalese, perchè è una storia valenzana, credo tuttavia che questo libro appartenga a un territorio, sia giusto sentirlo come patrimonio locale. Semplicemente perché restituisce un modo di vivere la comunità che appartiene profondamente a queste terre: la solidarietà, il volontariato, la partecipazione, la capacità di trasformare un gesto individuale in un gesto collettivo. Io non ero presente alla presentazione fatta alla galleria Aperture sull’Arte, ma la mia sodale di poesia, Silvia, mi ha narrato dell’evento, e ha sottolineato come il libro sia stato accolto con grande calore, diventando occasione di dialogo tra forme d’arte diverse e tra persone diverse, unite dal desiderio di condividere una storia che riguarda tutti, anche chi non ha conosciuto Danny di persona. Ecco: una vicenda di un uomo che diventa la vicenda di tutti: il racconto di un uomo che diventa un racconto per tutti, come per lui il canto di tutti era il suo proprio canto.

Ma perché leggerlo oggi, questo libro? Perchè in un tempo in cui tutto sembra correre troppo in fretta, La corsa di Danny invita a un altro tipo di velocità: quella che nasce dal ritmo interiore, dalla capacità di ascoltare, dalla volontà di non lasciare indietro nessuno. È un libro che parla di sport, sì, ma soprattutto parla di cura: la cura di sé, degli altri, della memoria. La scrittura di Danny — semplice, diretta, piena di vita — e quella di Marianna — attenta, rispettosa, luminosa — si intrecciano in un dialogo che continua anche dopo la fine del libro. È come se il lettore fosse invitato a prendere parte a una corsa che non è competitiva, non è cronometrata, non è fatta per vincere: è fatta per esserci. Ed è una testimonianza che diventa eredità Alla fine, ciò che resta non è la nostalgia, ma la gratitudine. La corsa di Danny è un libro che restituisce una presenza, non che la rimpiange. È un libro che mostra come una vita possa continuare a generare movimento anche quando la corsa si interrompe. E come la scrittura — quando è onesta, quando è necessaria — possa diventare un modo per restare insieme. Ma vorrei concludere con una bellissima poesia che sta dentro il libro, dal titolo davvero emblematico: L’assenza. L’assenza / è come sentire la primavera che sta / arrivando, ma non sentirne gli odori. / Come sentire il calore del sole sulla propria pelle / ma non poterlo vedere. / Come mangiare dolci deliziosi / ma non sentirne il sapore. / Come dire tante dolci parole / ma non sentire il suono che fanno. / E sentire che sei dentro di me / ma non poterti toccare. Ma grazie a questo libro, meno pesante è l’assenza e la corsa di Danny non si fermerà mai.
