Storie alessandrine 2026: quando i libri tornano a respirare nella città, con le nuove presentazioni in Gambarina.

A marzo, Alessandria torna a respirare parole. Lo fa con la naturalezza delle cose che non hanno bisogno di proclami, ma solo di un luogo accogliente e di voci che sappiano farsi ascoltare. Al Museo della Gambarina riparte Storie alessandrine: un libro, tante vite, la rassegna curata da Albino Neri e Mauro Remotti, diventata negli anni un appuntamento atteso, quasi un rito laico che accompagna la città verso la primavera. Ogni martedì, un autore, un libro, un frammento di mondo che si apre: così Alessandria si guarda allo specchio e riconosce le sue molte anime.

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Il primo incontro del ciclo è un inizio corale, un’apertura che somiglia a un respiro condiviso. Il suono delle parole nasce dal Corso di Scrittura Creativa Avanzata dell’Unitre Alessandria, guidato da Mariangela Ciceri, e porta con sé la freschezza dei laboratori, delle pagine che nascono in gruppo, delle voci che si scoprono mentre scrivono. È un libro che non pretende di essere un manifesto, ma che lo diventa suo malgrado: un mosaico di sensibilità, di sguardi, di vite che si affacciano sulla pagina con timidezza o con slancio, ma sempre con autenticità. Durante la presentazione verranno letti i testi di Anna Corti, Nicoletta Frigo, Patrizia Cancelliere, Roberto Ghione, Alessandra Santoboni, Emilia Bove e Gianna Fossati. Sette autori, sette modi diversi di raccontare il mondo, sette timbri che si intrecciano senza sovrastarsi. È come se la città stessa parlasse attraverso di loro, restituendo un’immagine plurale, sfaccettata, viva.

Ma la rassegna non si ferma qui. Ogni martedì, la Gambarina accoglie un nuovo autore, una nuova storia, un nuovo modo di interrogare la realtà. E il secondo appuntamento, quello del prossimo martedì, porta con sé una voce che ad Alessandria è quasi un’istituzione: Aldino Leoni. Poeta, autore teatrale, animatore culturale, Leoni è una figura che da decenni attraversa la città con discrezione e intensità, lasciando tracce profonde. Il suo libro, Il bambino della Cittadella, è un viaggio nella memoria, ma non una memoria chiusa, museale: è una memoria che respira, che si muove, che torna a interrogare il presente.

Il protagonista è un bambino che cresce all’ombra della Cittadella, tra mura che proteggono e insieme inquietano, tra spazi che sembrano troppo grandi per lui e troppo piccoli per contenerne i sogni. Leoni racconta l’infanzia con una delicatezza che non indulge mai nella nostalgia facile: ogni ricordo è una porta che si apre su un’emozione, su un gesto, su un frammento di vita che continua a vibrare. Il libro è stato anche messo in scena come teatralconcerto, e questo non stupisce: la scrittura di Leoni ha un ritmo interno, una musicalità che chiede di essere detta ad alta voce, condivisa, ascoltata. È un’opera che parla di radici, di identità, di quel legame sottile e tenace che unisce le persone ai luoghi in cui sono cresciute. E in una città come Alessandria, dove la Cittadella è insieme simbolo, memoria e presenza quotidiana, il libro risuona con una forza particolare.

Dopo Leoni, la rassegna prosegue con altri autori che, ciascuno a modo suo, portano un pezzo di Alessandria dentro le loro pagine. Federico Dogliotti presenta Dalle dune alle trincee – Diari di guerra, un’opera che attraversa il Novecento attraverso gli occhi di un soldato, restituendo la fragilità e la grandezza delle vite ordinarie travolte dalla storia. Franco Livorsi, filosofo e saggista, propone Il Dio nella vita, un libro che invita a una riflessione profonda sul senso dell’esistenza, sul rapporto tra spiritualità e quotidiano, tra ricerca interiore e mondo contemporaneo. Infine, Stefano Caselli chiude il mese con Il passato alle spalle, un noir che scava nelle ombre, nei segreti, nelle zone grigie dell’animo umano, ricordando che la narrativa può essere anche un modo per interrogare ciò che non vogliamo vedere.

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Ciò che rende Storie alessandrine una rassegna speciale non è solo la qualità dei libri o la varietà degli autori. È il modo in cui questi incontri diventano un luogo di comunità. Il Museo della Gambarina, con le sue stanze piene di oggetti che raccontano vite passate, diventa il teatro ideale per accogliere nuove storie, nuove domande, nuovi sguardi. Ogni presentazione è un piccolo varco aperto nella routine, un momento in cui la città si ferma, ascolta, si riconosce. Non c’è distanza tra chi parla e chi ascolta: c’è un dialogo, un filo che unisce, una curiosità che si rinnova. Marzo, così, non è solo un mese di appuntamenti: è un invito. A sedersi, ad ascoltare, a lasciarsi sorprendere da un libro che non si conosceva. A scoprire che, dietro ogni autore, c’è una vita che pulsa; e che, dietro ogni vita, c’è una storia che merita di essere raccontata. Perché, come suggerisce il titolo della rassegna, un libro contiene sempre molte vite — e tutte meritano di essere incontrate almeno una volta.