Il coraggio di fondare biblioteche: “La casa delle parole” è nata sabato scorso a Casale Monferrato, nei locali di “Aperture sull’arte”

C’è stato un momento per me davvero commovente, che ha caratterizzato l’inaugurazione di questa piccola ma coraggiosa biblioteca, dal suggestivo nome La casa delle parole. Il momento è quello che ho descritto nella foto in evidenza, Ovvero quando due bambini, più sorridente lui, serissima lei, hanno tagliato il nastro. E veramente era il futuro che si imponeva, bellissimo e inarrestabile, su me, su noi, sulla mia barba bianca e sui miei pensieri malinconici. Il futuro come quello di una minuscola biblioteca che, pur nata in uno spazio privato, i locali di Aperture sull’Arte di Johnny Zaffiro, sarà comunque aperta al pubblico tutti i giorni per prelevare libri in prestito oppure per fare bookcrossing, Rammento a chi non lo ricordasse cos’è il bookcrossing e cosa significa. Si tratta di un termine inglese che unisce le parole “book”, libro, e “crossing”, incrocio, attraversamento. In italiano potremmo tradurlo con “passaggio di libri” ed è proprio così che funziona: chi possiede un libro lo mette a disposizione della comunità affinché anche altre persone possano leggerlo senza doverlo acquistare. Lo scopo infatti è far sì che ogni volume possa raggiungere più lettori possibile, indipendentemente dalle loro possibilità economiche, per diffondere la cultura in maniera sostenibile. Una bellissima e innovativa idea, che tende ad annullare l’idea di libri come proprietà, e li fa diventare condivisione. Un’idea di grande impatto, originata negli USA qualche decennio fa e oggi consolidata in numerosi Paesi del mondo, Italia compresa.

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Già: fondare biblioteche. Ora che scrivo dell’evento, ad un paio di giorni dallo stesso, ho accanto a me un romanzo che considero un compagno di viaggio, uno di quei libri che non si finiscono mai davvero di leggere e rileggere: Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, pubblicato nel 1951. Uno dei grandi capolavori del secondo ‘900. Da anni torno spesso a una frase che sembra scritta per il nostro tempo, questo tempo difficile dove cultura e gentilezza sono spesso maltrattati. Una frase che sabato, mentre guidavo verso Casale Monferrato – ascoltando Mozart – mi è tornata alla mente con una forza quasi prepotente: «Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire». E io andavo, appunto, a presenziare alla nascita di quella piccola ma preziosa biblioteca, dal nome bellissimo: La casa delle parole, ospitata in quel luogo davvero unico che è, appunto, la Galleria Aperture sull’Arte di Johnny Zaffiro. La prima volta che ci sono andato, qualche anno fa, mi sono detto, entrando, che forse avevo sbagliato indirizzo. Perchè il luogo della bellezza esiste dentro un luogo commerciale, lo Showroom Zaffiro – Serramenti. Poi ho girato un angolo e poi un altro…e mi sono ritrovato in una galleria d’Arte, dove ci ho trovato il mio amico Giorgio Panelli – che mi aveva appunto invitato -proponeva una sua splendida personaleE davvero, se c’è un luogo che da anni combatte contro la decadenza del pensiero e contro quell’inverno dello spirito evocato da Adriano, è proprio questa galleria: un presidio culturale che resiste, accoglie, crea legami, tiene accesa una luce che altrove si spegne.

La locandina dell’evento parlava chiaro: un salotto letterario moderato da Wanda Gallo, con la partecipazione di giornalisti, scrittori, insegnanti, studiosi, e persino la voce attenta del Museo Civico. Una piccola comunità di saperi convocata per dare il benvenuto a una biblioteca che nasceva non come deposito di libri, ma come luogo di incontro. Mentre li ascoltavo e mi crogiolavo di bellezza in quel luogo vivo e raccolto, ripensavo ai tanti incontri straordinari che avevo avuto proprio lì, in quella galleria. Lì ho assistito a tante presentazioni librarie, una l’ho addirittura condotta io, quella della Casa col pioppo di Elisabetta Raviola, un’amica, ma soprattutto un’ottima narratrice. Lì ho conosciuto persone che sono diventate importanti, e — lo dico con un sorriso che ancora mi sorprende — ho incontrato la mia compagna di poesia, Silvia Oppezzo. Silvia ieri non ha potuto esserci, ed è stato un piccolo dispiacere. Ma il giorno prima aveva portato a Johnny un suo minuscolo, splendido libricino: poesie nate proprio lì, tra quadri, parole e incontri. Johnny ne era fiero, quasi commosso. Io, più modestamente, ho donato alla biblioteca appena venuta al mondo, un libro specifico per la sezione monferrina: una copia di Gente del Monferrato (Neos Edizioni). Un libro che contiene un racconto di Silvia, uno mio, e molte altre voci che parlano di questo territorio con affetto e verità.

La mattinata è stata luminosa. Volti amici, altri nuovi, la conduzione pacata e sorridente di Wanda Gallo, le parole degli studiosi e degli scrittori presenti, e poi, come vi dicevo sopra,  il momento più semplice e più vero: il taglio del nastro affidato a due giovanissimi. Un gesto lieve, quasi timido, ma che conteneva tutta la promessa del futuro. Gli adulti intorno sorridevano, come si sorride quando si riconosce che la cultura non è un’eredità da custodire, ma un dono da consegnare a chi verrà dopo di noi. Ma attorno a quel tavolo, quella mattina, c’erano voci diverse e complementari.
C’era Roberta Demarchis, insegnante, presenza educativa e attenta, una di quelle figure che portano nella scuola la stessa cura che portano nella vita. Che ci ha parlato, tra l’altro, di come sia bello, quando porta in giro i suoi bambini assai piccini (di quella che una volta avremmo detto scuola materna, per capirci), che questi piccini vogliano entrare nella libreria Coppo, in via Roma, per mettersi a svogliare e guardare i libri per l’infanzia. Che strepitosa immagine! E c’era, appunto, Roberto Altera, storico libraio della Libreria Coppo, che infatti tutti chiamano Signor Coppo. Si tratta di una delle botteghe più amate di Casale: un libraio vero, di quelli che conoscono i libri e le persone, e che sanno consigliare senza imporre.

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C’era Silvana Mossano, giornalista di grande esperienza, una delle prime a raccontare con coraggio la tragedia dell’amianto, voce autorevole della memoria civile casalese. Una donna che ha trasformato il dolore in testimonianza, e che continua a farlo con una lucidità che commuove.E c’era Barbara Corino, responsabile delle attività didattiche del Museo Civico e della Gipsoteca Bistolfi, una donna che da anni costruisce ponti tra l’arte e la città, tra il museo e le generazioni più giovani.  E c’era, lo cito per ultimo, ma certo non per importanza, Dionigi Roggero, storico, insegnante, divulgatore instancabile, Cavaliere della Repubblica. Una figura che ha dedicato la vita allo studio e alla trasmissione della storia locale, con una passione che non si spegne. E proprio con Johnny, Dionigi sta lavorando a un progetto che merita di essere ricordato: un libro dedicato alla chiesa e al convento di San Domenico, uno dei luoghi più amati e più fragili della memoria casalese. Un libro che vedrà la luce solo grazie alla raccolta fondi di chi vorrà sostenerlo, come si faceva un tempo per le opere necessarie alla comunità. Un libro nato non per il mercato, ma per amore: per salvare la memoria di un luogo, per restituirgli voce prima che il tempo la consumi. E poi da Zaffiro si fanno sempre importanti nuove conoscenza che allargano il cerchio della bellezza condivisa. Sabato ci ho conosciuto la signora Marianna Orlando, che mi ha omaggiato di una copia del suo libro La corsa di Danny – un memoir dedicato al marito che non c’è più. Mi ha accennato soltanto, con commozione, commuovendo anche me, sul senso di quel libro, una copia del quale è sugli scaffali della piccola – per ora – biblioteca della Casa delle parole.

E allora, diciamolo: quella è stata, sabato scorso, una piccola comunità di competenze, di passioni, di memorie. Una comunità che, insieme, dava corpo a quella “Casa delle parole” appena nata. Intorno a noi, i lavori di Gloria Iodice aggiungevano un respiro visivo, come se l’arte stessa volesse proteggere quel piccolo granaio di cultura che stava nascendo. E Johnny Zaffiro, con il suo entusiasmo contagioso, sembrava ricordarci che la cultura non è un lusso, ma un gesto di resistenza, un modo per tenere accesa la luce quando il mondo tende a spegnerla. Perché questo è diventata, ieri più che mai, la sua galleria: un accogliente granaio di bellezza e di parole, un luogo dove la comunità si ritrova, si riconosce, si nutre. E mentre uscivo, con la musica di Mozart che mi aspettava in auto e mi tornava in mente come un filo che si riannoda, ho pensato che forse Adriano aveva ragione: fondare biblioteche è un atto di coraggio. Ma è anche un atto di fiducia. Fiducia nel futuro, nei giovani che tagliano un nastro, negli adulti che li guardano sorridendo, nelle parole che continueranno a circolare tra quelle pareti. Grazie, Johnny, per questa luce che da lì continua a diffondersi. E grazie a chi, ogni giorno, tiene aperti questi granai dello spirito.

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