Sventola la bandiera dell’Ucraina ad Alessandria. Quattro anni dopo l’invasione

ALESSANDRIA – Il 24 febbraio 2022 Mosca invade  l’Ucraina per piegare Kiev e prendere il controllo del paese.

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Quattro anni dopo  anche Alessandria ricorda questa data: “Accendi  una luce per l’Ucraina” è il progetto che fa da cornice all’iniziativa promossa dal Network delle Associazioni ucraine in Italia e dall’Ambasciata d’Ucraina in Italia.

Un gesto simbolico, ma di grandissimo significato: anche il capoluogo ‘accenderà’ la luce, osservando quattro minuti di silenzio “per ricordare le vittime del conflitto e le ingiustizie che il popolo ucraino subisce ogni giorno”.

Un appuntamento che rientra in un percorso più ampio di sensibilizzazione e sostegno. “Sostegno e vicinanza delle persone e delle istituzioni – sottolineano i promotori – che in questo momento sono fondamentali”.

Quattro minuti in cui ci si fermerà per “tutte le vite spezzate: donne, bambini e bambine, anziani, chi non è tornato dal fronte dove  ha difeso la patria. Saranno 240 di silenzio, e ogni secondo sottolineerà la memoria di vite spezzate”.

Ad Alessandria questo speciale anniversario ha il sostegno del Comune, in particolare il vicesindaco Giovanni Barosini: la bandiera blu e gialla sventola sul Municipio, simbolo concreto di vicinanza. Particolare rilievo ha l’attività di Anteas Trasporto Amico, pronta a partire fra pochi giorni per portare aiuti umanitari e sviluppare progetti per le comunità locali.

Attive anche altre associazioni: Sie, Nessuno Escluso e, collaborazione recente, San Vincenzo de Paoli.

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Ucraina

“Restano cicatrici profonde”, come racconta Halyna Stsyurko, ucraina e presidente dell’associazione Gromada, attivista e testimone del dolore di chi  ogni giorno convive con il dolore, in patria e lontano dall’Ucraina.

“Domenica notte Leopoli è stata colpita  da un attacco, a soli 200 metri dalla casa dove vive mia sorella: una modalità vigliacca, una prima esplosione  seguita da un’altra, pochi minuti dopo, per colpire i soccorritori”. Bilancio, “una ventina di feriti e una poliziotta di 23 anni morta“.

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A spingere Halyna e le altre persone di origini ucraine è “l’amore per la patria. Per affrontare  il dolore servono anche piccoli passi concreti“. E ricorda  il caso dell’amica Svetlana, “che ha figlia e nipotina  sotto i bombardamenti a Dnipro. Ci sono storie di  paura e di perdite, che, però, si intrecciano con gesti solidali e progetti concreti, perché anche nella sofferenza, si possono trovare forza e resistenza”.

Memoria e impegno, silenzio e azioni, per una speranza,Siecondivisa, di pace.