Sanità a due velocità: se il diritto alla salute diventa un bene di lusso

In un Paese che fonda la sua civiltà sull’Articolo 32 della Costituzione, la salute non dovrebbe avere un prezzo, ma un tempo: quello della cura. Eppure, la realtà che emerge dalle corsie descrive un paradosso surreale dove il denaro agisce come un acceleratore temporale capace di trasformare mesi di angoscia in pochi giorni di attesa. Ho deciso di dare voce a questo “nervo scoperto” attraverso il racconto di chi ha subito il sistema e chi, tecnicamente, prova a scardinarlo.
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Quando il diritto diventa ricatto
Loredana, la tua storia è lo specchio di un’Italia ferma già da tempo con delle responsabilità ataviche. Tiroidectomia totale necessaria per una trachea ormai deviata, un rischio respiratorio concreto. Eppure, il Sistema Sanitario Nazionale ti ha risposto con un “torna tra 13 mesi”. Poi, d’incanto, l’attesa scende a 35 giorni se paghi. Cosa si prova a sentirsi dire che la propria vita ha una corsia preferenziale attivabile solo con il bancomat?

Loredana Livieri: Si prova un senso di smarrimento totale, quasi un’umiliazione. Ti chiedi a cosa sia servito essere una cittadina onesta, pagare le tasse e rispettare le regole se poi, nel momento del bisogno vitale, lo Stato ti chiude la porta in faccia. La cosa più surreale è scoprire che non cambia nulla: la struttura è la stessa, l’equipe medica è la stessa, persino il letto d’ospedale è lo stesso. L’unica cosa che cambia è la velocità, comprata a caro prezzo. È un ricatto morale: o accetti l’attesa infinita rischiando la vita, o paghi per riprenderti un diritto che credevi già tuo.
Maria Gabriella, come presidente di Ali di Leonardo, tu assisti quotidianamente a questa “paralisi programmata”. Spesso le strutture si giustificano dicendo che il pubblico opera solo urgenze e oncologia. Ma è davvero così, o siamo di fronte a una strategia per spingere verso il privato?

Maria Gabriella Scrimieri: È un sistema che si sta esasperando pericolosamente. La distinzione tra “urgente” e “programmabile” è spesso un artificio burocratico: una patologia non oncologica, come quella di Loredana, può diventare letale se l’attesa permette complicazioni gravi. Abbiamo visto pazienti con tumori benigni alla parotide costretti a sborsare 13.000 euro per non veder compromessi i nervi facciali nell’attesa di un anno. Persino l’oncologia oggi soffre: i pazienti spesso finiscono nelle stesse liste d’attesa dei casi meno gravi perché mancano anestesisti e posti letto. Il risultato è che chi può permetterselo risolve in 30 giorni, chi è indigente aspetta che la malattia diventi un’emergenza da pronto soccorso.
Entriamo nel cuore della soluzione. Molti cittadini ignorano l’esistenza di strumenti legali precisi. Tu citi spesso la recente Legge 107 del luglio 2024. Come può un cittadino, oggi, pretendere i propri diritti senza dover svuotare il conto corrente?
Maria Gabriella Scrimieri: La Legge 107/2024 è un’arma potente ma poco pubblicizzata. Essa stabilisce che le Regioni e le ASL devono garantire il rispetto dei tempi massimi previsti dalle classi di priorità. Se l’ospedale dichiara di non avere posto, il cittadino non deve rassegnarsi. La legge prevede che, in caso di superamento dei tempi, l’Azienda Sanitaria sia obbligata a fornire la prestazione in regime di attività libero-professionale intramuraria (quindi “privatamente” ma dentro l’ospedale). Il punto chiave è che il paziente deve pagare solo il costo del ticket, mentre l’eccedenza economica è a totale carico dell’ASL. È un diritto che viene sistematicamente taciuto per non gravare sui bilanci, ma è l’unico modo per fermare questa deriva.
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Una Questione di Censo e Merito
Il quesito sollevato da questa inchiesta è squisitamente etico: che fine fa chi non ha i soldi? Se la prevenzione è il pilastro della sanità moderna, essa muore nel momento in cui la diagnosi è subordinata alla disponibilità economica. “Se non avessi avuto quei risparmi, quale sarebbe stato il mio destino?”, chiede Loredana nella sua lettera aperta. È una domanda che gela il sangue.
La sanità non può essere terrena di lottizzazione politica o di scambio di favori. Deve tornare a essere il luogo della meritocrazia e dell’efficienza. Altrimenti, l’articolo 32 della Costituzione diventerà solo un bel ricordo in un Paese diviso tra chi ha diritto alla vita e chi ha solo il dovere di aspettare.
Guida Pratica: Come far valere il tuo Diritto (Legge 107/2024)
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Come autore di questa inchiesta, non voglio solo denunciare, ma fornire uno strumento concreto. Se vi è stato negato un appuntamento nei tempi previsti dalla vostra impegnativa, ecco lo schema di PEC da inviare immediatamente alla Direzione Generale della vostra ASL.
Oggetto: Istanza di accesso alle prestazioni sanitarie nei tempi previsti – Legge 107/2024
Al Direttore Generale dell’ASL di [Inserire Città/Provincia]
Il/La sottoscritto/a [Nome e Cognome], codice fiscale [Codice Fiscale], titolare dell’impegnativa n. [Numero Ricetta] per la prestazione di [Tipo di esame o intervento] con classe di priorità [U/B/D/P], comunica che in data odierna la struttura [Nome Ospedale/Cup] ha dichiarato l’impossibilità di erogare la prestazione nei tempi previsti dalla normativa vigente (pari a [Inserire giorni previsti dalla classe di priorità: es. 10gg per classe B]).
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CONSIDERATO CHE La Legge 107 del luglio 2024 (e precedentemente il D.Lgs. 124/1998) impone il rispetto dei tempi massimi di attesa e prevede l’obbligo per l’Azienda Sanitaria di garantire la prestazione attraverso l’attività libero-professionale intramuraria o strutture convenzionate in caso di inadempienza del servizio pubblico.
RICHIEDE Che la prestazione suddetta venga garantita in regime di attività libero-professionale intramuraria, con oneri a carico del SSN, previo pagamento da parte del sottoscritto del solo ticket (se non esente).
In attesa di riscontro entro 48 ore, si riserva di adire le vie legali e di informare l’Assessorato alla Sanità Regionale per l’accertamento delle responsabilità.
Distinti saluti.
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Conclusioni: Oltre l’emergenza, verso una dignità ritrovata
La deriva verso una sanità “a doppia velocità” non è il frutto di un incidente di percorso improvviso, né può essere ascritta interamente alle cronache odierne. Siamo di fronte al sedimento di decenni di tagli lineari, programmazioni miopi e una gestione spesso improntata più ai bilanci che ai bisogni, eredità di scelte politiche stratificate che hanno lentamente eroso le fondamenta del nostro Servizio Sanitario Nazionale.
Oggi, tuttavia, non è più il tempo dei soli rimpalli di responsabilità. Se da un lato si intravede una timida ma necessaria volontà politica di invertire la rotta — come dimostrano i recenti sforzi legislativi per rimettere ordine nel caos delle liste d’attesa — dall’altro resta il peso di una macchina burocratica che troppo spesso scarica sul cittadino l’inefficienza del sistema.
Il bivio che abbiamo davanti è etico prima ancora che organizzativo. La Legge 107/2024 rappresenta un raggio di luce, un’arma di difesa per il cittadino che non vuole e non deve rassegnarsi a trasformare la propria salute in una merce di lusso. Ma la legge da sola non basta se non è accompagnata da un ritorno alla cultura del merito e da una visione che rimetta il paziente, e non il budget, al centro del villaggio.
Non possiamo permettere che l’Articolo 32 della Costituzione diventi un reperto archeologico. Difendere il diritto alla cura significa onorare il patto sociale tra Stato e cittadini: un patto che si nutre di tasse pagate con onestà e che deve restituire, in cambio, non una “corsia preferenziale a pagamento”, ma la certezza di una dignità che non scade mai.
Il tempo della cura non può dipendere dal saldo di un conto corrente. È una battaglia di civiltà che riguarda tutti noi, affinché il futuro della sanità italiana torni a essere, semplicemente, pubblico e universale.
Per ascoltare l’intervista integrale, cliccate sul link di seguito.
https://www.youtube.com/watch?v=VIDcxrRnyJQ
Giuseppe Spinelli
