Nasce la diocesi di Alessandria

Il testo qui presentato è quello che viene letto ed interpretato durante la prima parte delle trasmissioni radiofoniche de La mia cara Alessandria (trasmissione settimanale di e con Piercarlo Fabbio), in onda su Radio BBSI-Alessandria. Progressivamente le diverse puntate verranno rese disponibili su Academia. Buona lettura

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Piercarlo Fabbio

 Tema 1. Ben ritrovati… domenica 17 novembre 2024. LMCA. La mia cara Alessandria. Un cordiale saluto da Piercarlo Fabbio. Puntata numero 649 – Anno quindicesimo

Tema 2. La scorsa settimana vi ho accennato all’apertura della Porta Santa nel Duomo di Alessandria in occasione dell’anno che dovrà celebrare l’850esimo anniversario dell’istituzione della Diocesi Di Alessandria. Facendo i conti e andando a ritroso dal 2025, arriviamo al 1175. Alessandria era una città nuova da non più di otto anni, visto che convenzionalmente facciamo risalire la sua fondazione al 1168 e occorreva che fosse incardinata non solo nelle istituzioni e nel diritto feudale del Basso Medioevo, ma anche nell’organizzazione territoriale della Chiesa romana.

Intorno alla civitas nova o Palearum urbs stavano due diocesi: quella di Tortona e quella di Acqui, nelle quali gli otto luoghi fondativi di Alessandria erano variamente collocati.

Ci sono alcuni documenti che testimoniano la nascita della Diocesi e lo stretto rapporto che intercorreva in allora tra gli alessandrini e Papa Alessandro III. Come si sa, al Papa era stata dedicata la città, che così portava il suo nome.

Tema 3. Perché dotarsi di una diocesi? Alessandria era una città libera, nata, anche questo lo sappiamo, da una violazione del diritto feudale da parte di un gruppo di Milites che si erano impossessati di una terra compresa tra la confluenza dell’Orba nella Bormida e delimitata dal Tanaro per fondarvi la loro città. Entro le mura quella comunità era libera, ma fuori di esse? È il tema che uno storico di grande valore, Francesco Cognasso, ci ha evidenziato. Do voce alle sue parole:

“Libera era dunque Alessandria, ma la sua Libertas papalis era chiusa nella cerchia delle sue mura. (…) Come vivere senza suburbio, senza comitato, senza distretto, senza campagna su cui si avesse giurisdizione, senza diocesi e vescovo da riconoscere.

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La loro città doveva avere quella dignità che si credeva dover spettare ad una città perfetta come si diceva a Tortona, doveva avere l’indipendenza religiosa dalle altre città: una diocesi, un vescovo, un capitolo, una cattedra.

Innocenzo III in una sua lettera tanti anni dopo ricordava la bolla di Alessandro III per l’istituzione della diocesi di Alessandria, creata per le preghiere del clero, del popolo di Alessandria, appoggiati dall’arcivescovo di Milano, Galdino, dai consoli di Milano e dai Rettori della Società.”

Tema 4. L’esigenza c’era, ma non era facile un riconoscimento seduta stante. Occorrevano uomini che si impegnassero nelle sedi giuste e occorreva che fossero fatti atti precisi. Per esempio, ingraziarsi il Papa donandogli il luogo in cui costruire una chiesa dedicata a San Pietro.

Individuato il terreno, che poi sarà quello della Platea Maior in cui sorgerà il Duomo poi abbattuto per ordine del Bonaparte nel 1803, occorreva andare direttamente dal Papa per offrirglielo. E ciò era avvenuto nel 1170.

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Due consoli alessandrini, Rufino Bianchi e Guglielmo de Brasca si erano recati a Benevento e avevano donato al pontefice il terreno, simbolicamente accompagnato da un alberello con un’investitura soprannominata per fustem.

Gli alessandrini, da poco organizzati in libero comune, avevano fatto di più e avevano solennemente dichiarato:

“Vogliamo che detta terra permanga di proprietà della Chiesa di Roma per sempre. Inoltre, in base al volere congiuntamente espresso dai Consoli e dal Popolo, stabiliamo che i milites e i mercatores e tutti coloro che possiedono bovini, per ogni casa di proprietà, dovranno pagare ogni anno alla festa di San Martino la somma di tre denari per questa terra; gli altri, per ogni casa di proprietà, un denaro, che pagheranno entro l’ottava di San Martino a chi sarà incaricato dal romano pontefice”. (Gli inizi della Chiesa alessandrina: il tributo da dare al Papa)

Tema 5. Dovevano passare alcuni anni prima che il Papa sancisse la creazione della nuova diocesi. Nel frattempo, Federico I detto il Barbarossa, aveva avuto modo di assediare Alessandria e di uscirne scornato. L’assedio era iniziato tra l’ottobre e il novembre 1174 ed era stato tolto alla vigilia della Pasqua di Resurrezione del 1175. Cioè nella primavera di quell’anno. Lo stesso anno riportato sul documento con il quale Alessandro III aveva costituito il vescovato di Alessandria. Chi era stato ad esercitare il ruolo di diplomatico sostenitore della necessità che Alessandria potesse avere una diocesi? Nientemeno che l’arcivescovo di Milano, Galdino della Sala o della Scala… Ma sentiamo come si esprimeva Papa Alessandro III nel suo documento del 1175:

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“Il concilio di Sardi ha stabilito che non si possano creare vescovi se non nelle città in cui vi furono in passato o nelle città che sono diventate tanto popolose da meritare la creazione di un vescovo.

Da ciò consegue che, conosciuto il vostro desiderio, spesse volte manifestatoci con accorate suppliche, di onorare la vostra città della dignità apostolica affinché non doveste subire la mancanza di sacramenti ecclesiastici, ricevuta anche l’insistente richiesta del venerabile arcivescovo Galdino, (…) stabiliamo di onorare la vostra Chiesa e la vostra comunità cittadina, costituita in onore di San Pietro e per l’utilità e la gloria di tutta la Lombardia, con la dignità episcopale”.

Alessandro faceva di più: indicava il primo vescovo, Arduino, nobile per costumi e nascita e colto, poi, con un ulteriore documento, affidava al capitolo della Cattedrale il potere di nomina dei nuovi vescovi. Infine, imponeva agli abitanti degli otto luoghi fondativi di Alessandria, cioè Quargnento, Solero, Bergoglio, Oviglio, Foro, Rovereto, Marengo e Gamondio di prendere residenza in Alessandria e ai chierici e ai laici di tali località di obbedire al vescovo di Alessandria.

Agli otto luoghi fondativi il Pontefice aggiungeva le Pievi di Masio, Ponto, Cassine e Retorto, così circoscrivendo la modesta dimensione della nuova diocesi.

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Tema 6. La nuova Diocesi, dunque, nasceva sottraendo alle diocesi circostanti di Asti, Pavia, Tortona e Acqui, alcune curtis regie. La decisione di Alessandro III, benché ridotta nello spazio territoriale, generava comunque reazioni da parte dei vescovi titolari di quelle diocesi e Alessandria si avviava verso un periodo abbastanza turbolento nei rapporti con gli altri vescovi. Del resto, la nuova diocesi irrompeva nel “vecchio quadro delle decime e degli altri tributi ecclesiastici” (Cognasso)

Questa però è storia che viene dopo. A noi ora interessa comprendere quali uomini di chiesa avevano aiutato Alessandria ad avere una dignità episcopale ad iniziare dal milanese Galdino della Sala o della Scala, che lo stesso Alessandro III citava nel suo documento.

Tema 7. Galdino è un santo importante per l’area lombardo-padana. Di lui si raccontano buone gesta:

“Galdino Valvassi della Scala (…) provvedeva alle miserie con generosa liberalità, che non riconoscendo né termine, né misura, si estese a tutti i poveri della sua arcidiocesi, ma in particolar modo alle nobili persone colte e civili, cui la naturale vergogna impediva dal domandare limosina. Alla sua vigilanza non sfuggirono neppure i carcerati o per debiti o per delitti, a sollievo dei quali assegnò fondi capaci per sovvenire alle necessità e bisogni loro.

Contribuì coll’opera e col consiglio alla nuova città che venne fabbricata, e che in onore di Alessandro III, fu nominata Alessandria”. (in Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro fino ai giorni nostri, volume LXXXVIII, Venezia, 1859, pagg. 82-83)

Tema 8. Che l’arcivescovo Galdino avesse calcato il suolo alessandrino importa poco, visto che alla nostra città serviva più un alleato che un evangelizzatore, perché la situazione dell’epoca era tremendamente complessa sul piano politico e il riconoscimento della Diocesi di Alessandria faceva parte di questi intrecci per rinforzare un distretto politico di cui Alessandria era ormai a capo, pur se erano passati pochi anni dalla sua fondazione.

Galdino non era sopravvissuto molto alla nascita della diocesi alessandrina, perché era venuto a mancare, accasciandosi sull’ambone della Chiesa, probabilmente per infarto (“rottasi una vena in petto” raccontano gli annalisti), nel 1176. E il riconoscimento formale della Diocesi alessandrina è del 1175.

C’è ancora un particolare che discende dal documento papale: la collocazione di Alessandria in Lombardia. Fatto questo che era durato tra Visconti, Sforza e Spagnoli fino ai primi anni del 1700, quando la città era passata in mano ai Savoia.

Tema 9. Il primo Vescovo direttamente indicato dal Pontefice era dunque stato il suddiacono Arduino, un uomo d’ordine della Chiesa Romana, che doveva fedeltà strettissima al Pontefice, perché il Papa proprio di questo aveva bisogno.

Si era deciso verso un intervento sensazionale in un settore chiave della Padania occidentale e così il Papa aveva messo insieme un piccolo avamposto che però segnava indiscutibilmente la sua presenza in un panorama ove fin dal 1160, cioè dal Concilio di Pavia, favorevole a Vittore IV, assai vicino all’Imperatore Federico, che aveva portato alla sua deposizione e scomunica, Alessandro III aveva bisogno di punti di riferimento certi. E gli alessandrini facevano al caso suo, visto che avevano già donato al Papa non solo il nome della propria urbs, ma anche un appezzamento di terreno per la costruzione della Cattedrale di San Pietro. Chi meglio di loro avrebbe potuto simboleggiare l’autorità papale in una zona così strategica tra Milano e il mare?

Galdino e Alessandro venivano così a coprire un territorio di frontiera e ad impedire, da una parte le scorribande dell’Imperatore, dall’altra gli inserimenti di eretici organizzati come i Catari, che l’arcivescovo meneghino aveva continuato a combattere anche nell’area metropolitana milanese.

Tema 10. Fino all’Ottocento la diocesi, nata nel 1175, era stata incardinata sotto la circoscrizione ecclesiastica ambrosiana, da cui aveva appreso alcuni riti, come quello del Carnevale (spostato al sabato successivo rispetto al martedì grasso di cattolico-romana provenienza), tanto per ricordare solo una delle differenze che la nostra storia ci tramanda e che, a necessità alterne, con la solita libertà che li contraddistingue, gli alessandrini tendono ad usare forse più per convenienza, che per convinzione.

Tema 11. L’argomento, come si è sentito finora, è appassionante, perché ci porta ad indagare ragioni politiche e non solo spirituali della nascita e del progredire nel tempo della nostra diocesi. Sarà dunque un tema che certamente riprenderò, in omaggio all’850esimo dell’istituzione e alla nostra storia cittadina.

Immagine di copertina: Spinello Aretino, vita di Alessandro III – la fondazione di Alessandria