Protopapa (Lega): “Sulle razze autoctone la politica deve dare prospettive chiare. Bisogna assicurare una continuità del sostegno per un comparto che dà lavoro a migliaia di persone”

Torino – “Sulle razze autoctone la politica deve dare prospettive chiare. Bisogna assicurare una continuità del sostegno per un comparto che dà lavoro a migliaia di persone e che in gran parte custodisce i territori di confine”.
Il futuro delle razze autoctone piemontesi e delle aziende che le allevano entra al centro del confronto regionale. Con un’interrogazione a risposta immediata, il consigliere regionale Marco Protopapa ha chiesto alla Giunta di chiarire quali misure concrete verranno attivate nel proseguo del Complemento di Sviluppo Rurale (CSR) 2023–2027 per garantire continuità tecnica ed economica agli allevamenti, in una fase particolarmente delicata per il settore zootecnico.
In Piemonte l’allevamento bovino non è solo produzione agricola, ma un vero sistema economico diffuso. La razza bovina Piemontese, con circa 270.000 capi iscritti al Libro genealogico e oltre 4.500 aziende attive, rappresenta l’ossatura della filiera della carne regionale. Attorno a questo comparto ruotano migliaia di posti di lavoro: si stima che la filiera della Piemontese garantisca oltre 12.000 occupati complessivi, considerando allevamento, macellazione, trasformazione, trasporto e commercializzazione, con un ruolo determinante nelle aree interne, dove spesso l’allevamento è l’unica attività economica stabile.
“Quando parliamo di razze autoctone – spiega Protopapa – parliamo di aziende, famiglie, occupazione e territori. Senza strumenti chiari e continui a sostegno anche dei piccoli allevatori, il rischio è quello di indebolire un sistema che funziona e che ha dimostrato di creare valore economico e sociale”. La filiera della carne piemontese genera infatti un valore stimato di oltre 900 milioni di euro all’anno, grazie anche al lavoro dei consorzi e delle cooperative che hanno saputo costruire nel tempo un mercato riconoscibile e legato al territorio. Gli allevatori che lavorano con la razza Piemontese operano però in un contesto complesso. I costi di produzione sono cresciuti in modo significativo negli ultimi anni: energia, mangimi e servizi veterinari hanno registrato aumenti che in molti casi superano il 30%, riducendo i margini e rendendo sempre più difficile programmare gli investimenti. A questo si aggiungono i maggiori costi strutturali legati all’allevamento di razze autoctone, che richiedono gestione più estensiva e rispetto di vincoli ambientali stringenti, soprattutto in collina e montagna.”
“Per questo – continua il consigliere – il CSR deve continuare anche per l’anno 2026 ad incentivare misure operative, con tempi certi e misure adeguate, perché gli allevatori devono poter programmare l’attività aziendale e avere la certezza che il lavoro sulla qualità e sulla biodiversità venga riconosciuto”.
“Mi fa piacere – conclude Protopapa – che con l’interrogazione presentata si sia avuta la conferma dell’impegno della Giunta, a continuità di un progetto di tutela nato già nella precendente legislatura, ad intervenire nel presente anno con nuove risorse puntuali, dando così risposte chiare che oggi significa tutelare un patrimonio economico e umano che appartiene a tutto il Piemonte.”
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