San Gaudenzio contemporaneo: l’arte che al Broletto di Novara benedice la città.

Nel cuore di gennaio, quando l’inverno si fa più intimo e le strade di Novara si stringono attorno alla festa patronale, il Broletto si trasforma in un altare laico. Dal 17 al 25 gennaio 2026, la mostra collettiva “San Gaudenzio contemporaneo” torna a farsi rito condiviso, intrecciando arte, cultura e solidarietà in un gesto che è insieme celebrazione e promessa.Sono 34 gli artisti coinvolti, voci diverse e tecniche molteplici, chiamati a dialogare con la città attraverso opere che non si limitano a essere esposte, ma donate, votate, celebrate. Curata da Vincenzo Scardigno con contributi critici di Federica Mingozzi, l’esposizione si inserisce nei festeggiamenti patronali come atto di bellezza civile, sostenuto dal Comune di Novara, dalla Provincia e da ATL Terre dell’Alto Piemonte. La Sala dell’Accademia al Broletto accoglie le opere come si accolgono gli ospiti attesi: con rispetto, con calore, con la consapevolezza che ogni quadro, ogni scultura, è una voce che parla alla città. Ma questa mostra non è solo esposizione. È partecipazione. È gesto. È cura. Ogni visitatore è chiamato a votare le opere preferite, contribuendo all’assegnazione del Trofeo Gaudenziano, un riconoscimento che nasce dal basso, dalla sensibilità di chi osserva, dalla gratitudine di chi riceve. Il voto diventa scelta, la scelta diventa riconoscimento, il riconoscimento diventa memoria.
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E poi c’è la solidarietà, che scorre come un fiume silenzioso sotto la superficie visibile dell’evento. La mostra è legata a una lotteria benefica a favore del Centro Novarese di Aiuto all’Infanzia, che nel 2023 ha sostenuto 70 famiglie fragili con 90 bambini, di cui 79 nati a Novara. Un gesto che fa dell’arte lingua del dono, ponte tra chi crea e chi ha bisogno. I biglietti della lotteria, acquistabili al costo simbolico di 5 euro, sono molto più di una speranza di vincita: sono un atto di cittadinanza, un abbraccio a distanza, una carezza invisibile. Le opere messe in palio, donate da Luigi Sergi e Domenico Minniti, saranno estratte il 25 gennaio, giorno della premiazione. E proprio in quel momento, quando l’arte si fa premio e il premio si fa gesto, la mostra raggiunge la sua pienezza: non più solo esposizione, ma rito concluso, cerchio che si chiude. Durante la conferenza stampa in municipio, volti e parole hanno raccontato una città che non si limita a celebrare il proprio santo, ma si prende cura dei suoi figli più fragili, attraverso la bellezza. L’assessore Luca Piantanida ha ricordato il legame tra questa collettiva e la grande mostra Mets al Castello, “L’Italia dei primi italiani”: un dialogo tra identità e visione, tra memoria e futuro. E in questo dialogo, l’arte contemporanea non è un’eco lontana, ma una voce viva, che interroga, che accoglie, che trasforma.

I nomi degli artisti — da Piergiorgio Panelli ad Angela De Luca, sino a Stefano Rabozzi, passando per Claus Joans, Cristina Fusetti, Roberto Minera, Melina Merlino, Pierangelo Bertolo — compongono una costellazione variegata, un coro polifonico che canta la città. Ogni opera è una lettera, ogni artista è un messaggero, ogni visitatore è un lettore. E il Broletto diventa libro aperto, pagina condivisa, spazio di incontro. In un tempo in cui l’arte rischia di essere confinata nei circuiti chiusi del mercato, “San Gaudenzio contemporaneo” restituisce alla creazione il suo valore originario: quello del dono, della condivisione, della cura. Qui non si vende, si offre. Non si compete, si partecipa. Non si esibisce, si celebra. E c’è qualcosa di profondamente novarese in tutto questo. Qualcosa che ha a che fare con la pietra, con la nebbia, con il silenzio operoso delle vie. Qualcosa che dice: siamo qui, siamo insieme, e l’arte è il nostro modo di dirlo. Non con clamore, ma con intensità. Non con retorica, ma con verità. Il Broletto, con le sue arcate e la sua storia, diventa teatro di questa verità. Le opere dialogano con le pareti, con la luce, con i passi di chi entra. E ogni sguardo è un incontro, ogni commento è una traccia, ogni voto è una scelta. La mostra non è solo da vedere: è da vivere.

E poi ci sono i bambini. Quelli aiutati dal Centro. Quelli che forse non visiteranno la mostra, ma ne riceveranno l’eco. Quelli che, grazie a un biglietto acquistato, avranno un gioco, un pasto, una carezza. E in questo, l’arte si fa madre, si fa padre, si fa casa. San Gaudenzio, patrono della città, veglia su tutto questo. Non come figura distante, ma come presenza che ispira. La festa patronale diventa occasione per ricordare che la bellezza non è lusso, ma necessità. Che la cultura non è ornamento, ma fondamento. Che la solidarietà non è gesto accessorio, ma cuore pulsante. E così, tra le mani di 34 artisti, San Gaudenzio si fa contemporaneo. Non più solo santo, ma custode di gesti che uniscono: il colore che accoglie, la forma che protegge, il voto che riconosce, il biglietto che sostiene. Nel Broletto, ogni opera è una carezza alla città. E ogni bambino aiutato è una risposta silenziosa alla bellezza che sa farsi concreta.

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La mostra si chiude il 25 gennaio, ma il suo eco resterà. Resterà nei cuori, nei ricordi, nei gesti. E come certezza che l’arte può ancora essere rito, che la città può ancora essere comunità, che la bellezza può ancora essere cura. E allora, chi entra al Broletto in quei giorni, non entra solo in una mostra. Entra in una storia. Entra in un gesto. Entra in una città che, attraverso l’arte, dice: siamo qui. E siamo insieme. Ma sono anche convinto che quando le porte del Broletto si chiuderanno, la mostra non finirà davvero. Resterà nei passi di chi l’ha attraversata, nei pensieri che si sono fermati davanti a un colore inatteso, in quel gesto lento con cui si compila una scheda di voto, come se si stesse affidando un segreto. Resterà nelle mani degli artisti, che avranno donato non solo un’opera, ma un frammento di sé. Resterà nei bambini che riceveranno un aiuto concreto, forse senza sapere da dove arriva, ma sentendone comunque il calore. Perché l’arte, quando è autentica, non si limita a essere vista: si deposita. Si posa come polline sulle cose, come una benedizione discreta. E questa mostra, con la sua coralità, con la sua capacità di tenere insieme la città, sembra ricordarci che la bellezza non è mai un fatto isolato. È un movimento. È un passaggio di testimone. È un modo per dire: “Io ci sono. Noi ci siamo.”

In un tempo che spesso divide, “San Gaudenzio contemporaneo” unisce. Unisce generazioni, linguaggi, storie personali. Unisce chi crea e chi osserva, chi dona e chi riceve, chi entra per curiosità e chi torna per riconoscenza. Unisce la città al suo santo, non in un gesto rituale ripetuto, ma in un atto vivo, che cambia ogni anno, che si rinnova, che cresce. E forse è proprio questo il segreto della mostra: la sua capacità di essere ponte. Ponte tra passato e presente, tra tradizione e contemporaneità, tra istituzioni e cittadini, tra arte e vita quotidiana. Un ponte che non chiede nulla se non di essere attraversato con attenzione, con rispetto, con quella disponibilità interiore che permette alla bellezza di fare il suo lavoro silenzioso. Chi uscirà dal Broletto, in quei giorni di gennaio, porterà con sé qualcosa. Forse un’immagine. Forse un nome. Forse un pensiero che non c’era prima. Forse la consapevolezza che la città, quando vuole, sa essere comunità. Sa essere casa. Sa essere voce. E allora, anche quando le luci si abbasseranno e le opere torneranno ai loro autori, resterà una promessa sospesa nell’aria: che l’anno prossimo ci ritroveremo ancora, sotto lo sguardo di San Gaudenzio, a celebrare ciò che ci rende umani. A ricordare che l’arte non salva il mondo, ma salva i giorni. E che la solidarietà non risolve tutto, ma accende una luce. Una luce piccola, forse. Ma sufficiente per orientare il cammino. Perché in fondo, in questa mostra, c’è un messaggio semplice e potente: la bellezza è un bene comune. E quando la condividiamo, quando la mettiamo al servizio degli altri, diventa qualcosa di più grande di noi. Diventa un gesto che resta. Un gesto che parla. Un gesto che, anno dopo anno, continua a benedire la città.

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