Sonia Fogagnolo e il suo “faccia da impiegato” domani pomeriggio arriveranno alla ribalta della Gambarina.

Domani, al Museo Etnografico “C’era una volta” della Gambarina, nel cuore della piazza che porta lo stesso nome, Sonia Fogagnolo incontrerà i lettori per presentare il suo nuovo romanzo: Faccia da impiegato (Capponi Editore, 2025). Una cornice particolarmente adatta: un museo dedicato alle memorie, agli oggetti, alle vite quotidiane di un territorio, per un libro che della quotidianità fa la sua lente d’ingrandimento più crudele e più vera.

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Non solo ho recensito questo bel romanzo su queste pagine (La maschera che indossiamo lavorando: il romanzo “Faccia da impiegato”, ovvero il ritorno al vetriolo di Sonia Fogagnolo – Alessandria24.com), ma l’ho presentato con grande piacere domenica scorsa a Solero, con l’ausilio fondamentale delle splendide letture di Angela Agostinetto, ma domani sarò anch’io presente in Gambarina come curioso spettatore, visto che il moderatore sarà Davide Pietro Boretti, che un po’ invidio, ma che certamente sarà bravissimo a tenere il ritmo e la verve delle due splendide signore che presenteranno il libro con lui. Io a Solero, lo ammetto, mi sono divertito moltissimo, anche perchè l’interplay con Sonia e Angela è stato calibratissimo e coinvolgente.

 

Sonia Fogagnolo è stata abbastanza recentemente in Gambarina,  per la presentazione del libro La gatta di Cleopatra: un libro elegante e leggero, una favola intelligente e delicata. Per chi fosse interessato, ecco il link alla mia recensione: https://www.alessandria24.com/2025/12/17/il-viaggio-incantato-della-gatta-di-cleopatra-nella-delicata-novella-di-sonia-fogagnolo/ . Ora però Sonia torna in Gambarina con una voce diversa, più tagliente, più adulta, più consapevole. Faccia da impiegato è un romanzo che abbandona la luce delle fiabe per addentrarsi nel neon acido degli uffici. È un affondo nel cuore dell’esistenza impiegatizia: un mondo fatto di attese, di promozioni che odorano di trappole, di sorrisi forzati, di precarietà relazionali e morali. E soprattutto di maschere: quelle che indossiamo per sopravvivere. Ambientato nel 2009, nel pieno della crisi economica globale, segue il percorso di Enea Monili, giovane impiegato romano che da “Zio” coordinatore diventa — senza aumento e senza difese — responsabile della comunicazione in un importante centro ricerche. La sua promozione, anziché liberarlo, lo espone: alle attenzioni invadenti dei superiori, ai controlli che si travestono da paternità, all’arrivo del nuovo presidente, Igor Rossetti, autoritario e imprevedibile, perfettamente in grado di trasformare un ufficio in un teatro dell’assurdo.

Sonia Fogagnolo conosce quel mondo dall’interno. Me lo ha raccontato davanti a un caffè: personaggi inventati, sì, e situazioni volutamente grottesche — ma tutto poggia su una realtà riconoscibile, su un sottotesto che tutti noi abbiamo incrociato almeno una volta nella vita. In ogni badge, in ogni riunione inutile, in ogni ordine gentile e feroce, vibra qualcosa che ci riguarda da vicino. E allora la faccia da impiegato, denigrata dal Presidente con disprezzo, non è solo un titolo: è una condanna, una protezione, una schiavitù. È la maschera che ci consente di sopportare, ma che al tempo stesso ci erode lentamente. «Ci protegge ma ci disumanizza», mi ha detto l’autrice. E leggendo il romanzo è impossibile non darle ragione. Il vero miracolo, però, è la sua scrittura. Sonia possiede una prosa limpida, calibrata, precisa come una lama che non ferisce per crudeltà, ma per chiarezza. È una scrittura che ricorda la “leggerezza” di Calvino: non superficialità, ma profondità che passa per sottrazione, per economia, per trasparenza.

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E domani, 17 gennaio, al Museo della Gambarina, alle 17,00, avremo la possibilità di ascoltare dalla voce dell’autrice il respiro di questa storia. Con le letture di un’attrice di vaglia come Angela Agostinetto.  Sarà un incontro prezioso, perché pochi romanzi contemporanei hanno saputo raccontare il lavoro — e le sue ombre — con la stessa intensità, la stessa ironia, la stessa verità. Un romanzo da non perdere. E un’autrice che merita tutta la nostra attenzione.