Gian Marco Griffi e il suo “Digressione”: un romanzo-mondo che apre “Passepartout en Hiver” 2026

1. Il ritorno al Margara (e il tempo necessario dei libri importanti)
Sono tornato al Margara nel giugno dello scorso anno. Con Gian Marco Griffi non ci si vede mai “per lavoro”: le nostre chiacchierate sono sempre un territorio comune, una porzione di mondo in cui le parole hanno il permesso di rallentare. Sul terrazzo — i bicchieri che suonano piano, la luce che inclina — mi parlava di “Digressione” come di una creatura che ancora gli tremava tra le mani. All’epoca il libro non era ancora uscito, anche se mancava pochissimo. Ovviamente, non l’avevo letto. Ma lo aspettavo come si aspetta una cosa seria: sapendo che chiederà tempo. Anche perchè si tratta di un romanzo di 1003 pagine (si, avete letto bene: mille e tre pagine!) Quel tempo gliel’ho dato. L’ho letto con calma, districandomi senza fretta nei mille labirinti di una scrittura geniale, multiforme e fantasmagorica.
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Ora che l’ho davvero letto tutto, posso permettermi la sincerità dei lettori non frettolosi: ci ho messo un sacco. Non perché pesi particolarmente la sua “mille-e-tre pagine”, ma perché Digressione non si “fa scorrere”: ti apre. Non avanza: si ramifica. Non lo leggi: ti trasporta. È uno di quei libri che, mentre li attraversi, ti attraversano. E mentre camminavo dentro questo romanzo-mondo, ho ritrovato — come un filo che non si spezza — tutto quello che in Gian Marco Griffi ammiro da sempre: il coraggio di spostare l’asse della realtà quel tanto che basta a mostrarla più vera, la pietà che arriva quando meno te l’aspetti, e quella gioia severa del narrare che non concede sconti.

2. Da “Ferrovie del Messico” a “Digressione”: un filo che tiene
Con “Ferrovie del Messico” ho fatto strada. Nel senso letterale del termine. L’ho presentato svariate volte, insieme a Gian Marco e alla nostra comune amica – e splendida lettrice – Silvia Perosino: serate piene e serate quasi vuote, microfoni che fischiano, sale che si scaldano lentamente — e quella sensazione bellissima di stare dalla parte giusta delle storie, anche quando le sedie restano vuote. Ma se Ferrovie ha aperto una porta, la porta della sacrosanta fama di uno scrittore unico, Digressione, quella porta, l’ha tolta dai cardini. Se il primo romanzo sconquassava il realismo, questo lo rifonda: Asti diventa centro di mondi; Arturo Saragat, con la sua colpa minuta e cosmica (non essersi opposto al male quando serviva), è la nostra controfigura morale; e in mezzo c’è un libro nel libro, lo stesso motore immoto di Ferrovie: la Historia poética y pintoresca de los ferrocarriles en México, che attraversa 121 anni lasciando su di sé disegni, note, indirizzi impossibili, persino le regole di un gioco nato — si dice — nella cerchia di Mary Shelley. Un oggetto che migra tra mani e destini finché non trova il lettore che gli spetta.

3. Ucronia come faglia morale (e come febbre buona)
In Digressione, Mussolini non è mai stato fucilato: è esiliato a Pantelleria, allevatore di asini quasi sacri. L’isola si spacca in due geografie morali — Nord-Ovest scintillante come una piccola Las Vegas, Sud-Est di baracche e memorie storte — e Arturo vi rimane tredici anni. Intorno, una teoria di consoli maniaci del golf, dentisti assassini, sette eretiche, mariachi, globi miniati, rievocatori che non rievocano affatto: esercitano. Potrebbe sembrare troppo. E lo è. Ma è il “troppo giusto”. Perché Griffi fa la cosa più difficile: unisce. Tiene insieme mondi e toni, il comico e il feroce, il lirico e il triviale, senza perdere mai il centro affettivo della storia: le scelte mancate. Ogni digressione si apre come una parentesi che ti svia e, proprio quando temi di perderti, richiude: Digressione è centrifugo in superficie, centripeto in profondità.

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4. La mia ammirazione (senza pudore)
Non lo nascondo: ammirare un amico è un privilegio che non tutti si concedono. Io sì. Ammirare Gian Marco significa accettare che la lingua possa essere insieme generosa e disciplinata, che l’immaginazione non serva a fuggire ma a stare più a fondo nelle cose, che un romanzo possa chiederti tanto perché ha da darti tanto. Nel suo modo di raccontare c’è umorismo senza cinismo, c’è ferocia senza crudeltà. C’è la fiducia che la letteratura lavori dentro di noi dopo l’ultima pagina — proprio come è accaduto a me, mentre chiudevo (pieno di ammirazione) questo volume che non si lascia chiudere.

5. Passepartout en Hiver: il luogo dove i libri respirano insieme
Da anni seguo Passepartout en Hiver con gioia. È il mio rito invernale: ritrovare facce amiche, ascoltare voci nuove, sentire i libri uscire dal libro — attraversare la stanza, mescolarsi alla musica, all’illustrazione, all’artigianato. Quest’anno il tema “Tra le righe, fuori dagli schemi” sembra scritto per Digressione: parola che non chiede permesso, che allarga il campo, che sposta i margini. Per questo domenica 18 gennaio, alle 17, alla Biblioteca Astense “Giorgio Faletti”, sarà l’inizio perfetto: Gian Marco Griffi dialogherà con Vittoria Dezzani; e il disegno di Cristiano “Lupo” Carillo — una digressione visiva proiettata in sala — darà occhi a ciò che la pagina ha già dato voce. È la forma giusta per questo libro: procedere per deviazioni, ritrovare il senso nell’insieme.

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6. Perché esserci (anche se non avete tempo)
Perché Digressione vi chiederà tempo, ed è precisamente ciò che meritate nel rapporto con un libro: un tempo vostro. Perché Arturo Saragat — con il suo coraggio mancato — ci restituisce la misura umana delle nostre omissioni. Perché Gian Marco Griffi ha costruito un ecosistema narrativo in cui ogni eccesso è necessario e ogni parentesi ha un perché. Perché i romanzi davvero importanti non si “presentano”: si condividono — insieme. Io ci sarò. Con alle spalle le molte settimane che ho regalato a questa lettura, con la gratitudine che devo a uno scrittore che mi ha regalato questa fantastica lettura, e che, libro dopo libro, mi allarga il respiro, l’anima e la mente. Eh sì: quando infine ho “chiuso” Digressione, mi sono accorto che il libro non si era chiuso con me. Era rimasto nella stanza, appoggiato al tavolo come un atlante che ti invita a tornare sui luoghi.

E allora lasciatemi condividere con voi quanto è bello andare ad Asti, in un domenicale, freddo pomeriggio, a Passepartout en Hiver: gli occhi che si abituano alla luce della sala, le voci che partono piano e poi ti prendono, la sensazione rara di essere nel posto giusto. Domenica prossima entrerò in biblioteca con Arturo ancora accanto; con gli asini impossibili di Pantelleria e le città dell’ucronia; con i bivi che ho mancato e quelli che ho avuto il coraggio di prendere. Entrerò anche con “Ferrovie del Messico” a farmi da bussola — perché ogni libro nuovo di Griffi, in fondo, riporta a casa da un’altra strada. E poi, alla fine della presentazione, uscendo, quando la porta si richiuderà alle mie spalle, so già che penserò la stessa cosa di sempre: che la letteratura, quando è importante, quando è vera, non ti accompagna solo fino alla porta. Ti segue fuori, ti cammina accanto, e, senza che tu te ne accorga quasi, ti cambia un po’ la prospettiva del mondo, ti cambia un poco la vita.
Info evento
Passepartout en Hiver 2026 — Tra le righe, fuori dagli schemi
Domenica 18 gennaio, ore 17
Biblioteca Astense “Giorgio Faletti”
Gian Marco Griffi presenta “Digressione” (Einaudi, 2025)
Dialoga Vittoria Dezzani — Digressione visiva di Cristiano “Lupo” Carillo
Ingresso libero fino a esaurimento posti.
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