Invito ad una mostra: all’Arca di Vercelli gli ultimi giorni di un meraviglioso viaggio nell’Espressionismo italiano

Questo articolo è un invito. Un invito gentile ma deciso, rivolto a chi ama l’arte e a chi forse non sa ancora di amarla: andate a Vercelli, allo Spazio ARCA, a godere una mostra che – purtroppo – si chiuderà domenica e che merita di essere attraversata almeno una volta, con passo lento e occhi disponibili. L’Arca non è un semplice contenitore. È un luogo che accoglie e trasforma. Entrare nell’ex Chiesa di San Marco significa varcare una soglia dove il tempo sembra sospendersi: le volte gotiche salgono come un respiro, la luce filtra dall’alto con una grazia che non è mai invadente, e ogni opera trova un’eco naturale nelle pietre antiche. Per anni ci sono tornato, stagione dopo stagione, seguendo mostre che hanno portato a Vercelli capolavori di grande prestigio, comprese molte opere provenienti dal Museo Guggenheim di Venezia. Ogni volta l’Arca si è rivelata un luogo capace di amplificare l’arte, di farla vibrare in un dialogo silenzioso tra passato e presente. Ricorderò per sempre la prima volta, tanti anni fa, che ci sono entrato. La facciata fa pensare ad un mercato coperto, come in effetti è stato…poi dentro mi sono immesso in un ambiente museale stile contenitore contemporaneo…poi ho alzato gli occhi e sopra di noi, oltre la trasparenza del soffitto della struttura…c’era una chiesa antica! Una specie di strana evocazione di un luogo che è recupero vivo di una straordinaria riqualificazione urbana. È in questo spazio carico di memoria e possibilità che ha preso forma Guttuso, De Pisis, Fontana… L’Espressionismo Italiano, una mostra che attraversa un quarto di secolo di inquietudini, fragilità e ricerca esistenziale. Un percorso che parla al visitatore con la forza di immagini nate in un tempo difficile, ma ancora capaci di interrogare il nostro.

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Guttuso, De Pisis, Fontana… L’Espressionismo Italiano”, una mostra che attraversa un quarto di secolo di storia e di inquietudine, dal 1920 al 1945. Un periodo in cui l’arte italiana sembra farsi specchio dell’uomo: fragile, inquieto, in cerca di un senso mentre il mondo intorno si incrina. La curatela di Daniele Fenaroli, sostenuta da Arthemisia e dal Comune di Vercelli, costruisce un percorso che non è solo cronologico, ma emotivo. Le opere provengono in gran parte dalla Collezione Giuseppe Iannaccone, una delle raccolte più significative del Novecento italiano, e raccontano un’Italia che vive tra due guerre, tra speranze e crolli, tra desiderio di rinnovamento e ombre sempre più fitte. I nomi sono quelli che hanno segnato la nostra storia artistica: Renato Guttuso, con la sua pittura civile e vibrante; Filippo De Pisis, poeta della fragilità; Lucio Fontana, ancora prima dei tagli, già inquieto e sperimentatore; Fausto Pirandello, che scava nei corpi come fossero paesaggi interiori; Emilio Vedova, Renato Birolli, Aligi Sassu, e molti altri che hanno dato voce a un’espressione pittorica tesa, urgente, necessaria. Il visitatore si trova così immerso in un viaggio che non è solo estetico, ma umano. Le tele parlano di solitudini, di attese, di gesti quotidiani che diventano rivelazione. È un’esposizione che non chiede di essere “capita”, ma sentita: ogni quadro è una domanda, ogni figura un frammento di un’epoca che continua a interrogarci.

A completare il percorso, la mostra propone anche un dialogo con l’artista Norberto Spina, che porta uno sguardo contemporaneo sul tema dell’espressione individuale. È un ponte tra passato e presente, un modo per ricordare che l’inquietudine — quando diventa arte — non appartiene mai a un solo tempo. In conclusione, chi entrerà all’Arca in questi ultimi giorni troverà non solo una mostra, ma un’esperienza: un incontro con un’Italia che ha saputo trasformare la crisi in linguaggio, la fragilità in forma, il turbamento in colore. E forse, uscendo, porterà con sé quella sensazione rara che solo certi luoghi e certe opere sanno dare: la percezione che l’arte, quando è vera, non consola — ma accompagna e costruisce nuova coscienza in noi.

E allora, uscendo dall’Arca, dopo aver attraversato queste tele nate in un tempo inquieto, resta addosso una sensazione difficile da nominare. Non è malinconia, non è turbamento, non è nemmeno consolazione. È qualcosa di più sottile: la consapevolezza che l’arte, quando nasce dalla fragilità, sa parlare a ogni epoca, anche alla nostra. Per questo vale la pena andare — in questi ultimi giorni, prima che le luci si spengano e le opere tornino al silenzio delle collezioni. Vale la pena entrare nell’Arca, lasciarsi attraversare da quei volti, da quei gesti, da quei colori che raccontano un’Italia ferita e coraggiosa. E forse, uscendo, si avrà la sensazione di aver compiuto un piccolo viaggio dentro di sé. Un viaggio breve, ma necessario. Uno di quelli che solo l’arte, quando è vera, sa offrire.

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UN PROMEMORIA INFORMATIVO
Mostra: Guttuso, De Pisis, Fontana… L’Espressionismo Italiano
Luogo: Spazio ARCA – Ex Chiesa di San Marco, Vercelli
Periodo: Fino a domenica 11 gennaio 2026
Orari: Consultabili sul sito di Arthemisia e del Comune di Vercelli
Curatore: Daniele Fenaroli
Promotori: Arthemisia, Comune di Vercelli
Opere: Capolavori della Collezione Giuseppe Iannaccone
Artisti: Guttuso, De Pisis, Fontana, Pirandello, Vedova, Birolli, Sassu e altri.
Evento collegato: Dialogo con l’artista Norberto Spina