Il “Sì” – ad AIDO – che salva vite… e che ritrova anche ciò che si perde: storia vera di una ragazza, un cagnolino, e una rete di solidarietà che non lascia mai soli.

A volte la vita fa giri lunghi, imprevedibili, e poi torna indietro con una delicatezza che commuove. Questa storia comincia in una scuola, tra banchi ancora pieni di sogni e timori, quando Giulia — diciottenne di Strevi, occhi luminosi e una passione per la matematica — ascolta i volontari dell’AIDO parlare di dono, di vita, di responsabilità. Non è una scelta scontata, a quell’età. Ma lei dice “Sì”. Un sì pieno, convinto, che il 27 maggio 2024 diventa un tesserino azzurro e un attestato di Ambasciatrice del Dono. Poi la vita accelera: l’università, il Politecnico di Torino, la residenza che cambia, gli esami che si avvicinano. E quel tesserino resta lì, nel portafogli, come un piccolo simbolo di una promessa fatta a se stessi e agli altri. Ma lasciate che vi parli un attimo di AIDO Alessandria. Che è una realtà che vive di volti, di mani, di storie intrecciate. Non è solo un’associazione: è una rete silenziosa che si attiva ogni volta che c’è bisogno, un tessuto di volontari che conoscono il territorio, le famiglie, le fragilità e le speranze di chi lo abita. Al centro di questa rete c’è Nadia Biancato, presidente provinciale, una donna che ha fatto della cultura del dono una missione quotidiana. Ormai la conosco abbastanza bene, e so che la sua forza non è solo organizzativa: è relazionale. Sa ascoltare, sa collegare, sa muovere fili invisibili che uniscono persone lontane. È grazie a questa sensibilità — e alla fiducia che il territorio ripone in lei — che storie come quella di Giulia trovano una soluzione rapida, umana, quasi familiare. Sotto la sua guida, AIDO Alessandria ha raggiunto risultati record nelle dichiarazioni di consenso, nonostante un clima nazionale in cui le opposizioni crescono. Nadia Biancato lo ripete spesso: “Il volontariato non basta. Serve una comunità che crede nel valore del dono.” E lei, con il suo stile discreto e tenace, è la prima a incarnare questa convinzione. E la storia di Giulia non è un caso isolato: è il riflesso di un modo di lavorare che mette al centro le persone, la fiducia e la responsabilità condivisa. È la prova che, quando la solidarietà è organizzata e guidata con passione, può davvero cambiare il destino di qualcuno — anche solo per restituire un portafogli, e con esso un po’ di serenità.
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E la vicenda che vi vorrei narrare? Eccola. E’ la notte di Capodanno, a Savona, ma tutto si incrina. Un attimo, un gesto rapido, e il portafogli sparisce. Dentro ci sono i documenti, la tessera universitaria, il tesserino matricola. Giulia passa una notte e un giorno interi a piangere: non è solo la perdita materiale, è la sensazione di essere improvvisamente vulnerabile, disorientata, sola in una città che non è la sua. Fa denuncia, certo. Ma il vuoto resta. Poi, come nelle storie che sembrano scritte da un narratore benevolo, entra in scena Mandrake. Un cagnolino di Quiliano, curioso, testardo, con quell’istinto misterioso che gli animali hanno quando stanno per cambiare il destino di qualcuno. Durante una passeggiata, trascina il suo giovane proprietario, Martino, verso un angolo appartato del Priamar. Un posto dove non va mai.Ricordo a tutti che la Fortezza del Priamar domina Savona come una sentinella di pietra affacciata sul Mediterraneo. Costruita dalla Repubblica di Genova tra il 1542 e il 1544 per controllare la città e il suo porto, è una delle più imponenti fortificazioni del Mar Ligure. Sorge su un promontorio roccioso che ospitava il primo nucleo medievale della città, poi demolito per far posto ai bastioni. Nel corso dei secoli il Priamar è stato presidio militare, prigione, caserma. Oggi è una cittadella culturale viva, che ospita musei, mostre, eventi e spazi espositivi come il Museo Archeologico e il Museo Pertini, riuniti nel Palazzo della Loggia. Ci sono stato molte volte, anche perchè d’estate ci organizzavano rappresentazioni di splendide opere liriche. Passeggiare sul Priamar significa camminare tra mura che hanno visto eserciti, assedi, mareggiate e rinascite. È un luogo sospeso tra storia e vento, dove il mare arriva come un respiro costante.

E lì, tra pietre e silenzio, c’è il portafogli di Giulia. Martino lo apre. Cerca un numero, un indirizzo, qualcosa. Niente. Solo un documento parla: il tesserino AIDO. E allora succede la cosa più semplice e più bella: Martino, figlio di una volontaria AIDO, non esita. Il 2 gennaio chiama AIDO Nazionale. Risponde la Segretaria Nazionale, Bertilla Troietto, che attiva subito la presidente provinciale di Alessandria, Nadia Biancato, appunto. Da qui parte una piccola indagine che sembra un romanzo corale. Nadia Biancato chiama l’Anagrafe di Strevi, ma Giulia non risulta più residente. Nessun numero, nessuna email. Solo un nome: quello del padre, Marco. Allora si attiva la rete del territorio, quella rete invisibile che tiene insieme le comunità piccole ma vive. Roberto Pascarella, presidente del Gruppo Intercomunale di Acqui, ricostruisce i contatti grazie alla memoria dei volti e delle abitudini. Una rosa venduta alla festa della Mamma, un fiorista, un alimentari: in un’ora il numero della madre di Giulia arriva nelle mani giuste. E mentre Martino combatte un’influenza, si prepara l’incontro per restituire ciò che era stato rubato. Giulia, che ama gli animali e la matematica, scopre così che il suo “Sì” alla donazione ha creato un filo invisibile che torna indietro. Un gesto di altruismo compiuto venti mesi prima diventa la chiave per ritrovare non solo un portafogli, ma un senso di fiducia nel mondo. La morale è semplice e luminosa: il Sì alla donazione porta benefici sempre. Lo ricorda, naturalmente. proprio Nadia Biancato, che mi ha raccontato questa bella vicenda, sottolineando come il consenso alla donazione non sia solo un atto che salva vite dopo la morte, ma un modo per vivere meglio, con più consapevolezza, più cura di sé. E in casi come quello di Giulia, persino un modo per essere ritrovati quando ci si sente smarriti. Il 2026 si apre così, con una storia che scalda il cuore. E con un appuntamento importante: il 30 gennaio, al Salone di Rappresentanza dell’Ospedale SS. Antonio e Biagio di Alessandria, una conferenza pubblica organizzata con AOU AL e UPO informerà sulla donazione, sfaterà dubbi e racconterà storie di trapianti che ogni anno restituiscono vita e speranza. Un incontro necessario, perché la sensibilità verso il “Sì” sta diminuendo: oltre il 40% dei cittadini si oppone alla donazione. Eppure, come dimostra questa storia, basta un sì per cambiare il destino — proprio e altrui.

