Passepartout en Hiver 2026: Asti che legge, ascolta e si lascia contaminare.

Asti ha un modo tutto suo di vivere l’inverno: non si chiude, non si ritrae, ma accende piccole luci di cultura nei luoghi dove la città si riconosce. La Biblioteca Astense è una di queste luci, e ogni anno, con Passepartout en Hiver, diventa un crocevia di storie, voci, arti che dialogano tra loro. L’edizione 2026 sceglie un titolo che è già una dichiarazione d’intenti: “Tra le righe, fuori dagli schemi”. E mantiene la promessa. Quest’anno, come già magnificamente accaduto nei due anni precedenti (quelli ai quali ho partecipato anch’io), la rassegna — realizzata in collaborazione con la CNA di Asti — non si limita a presentare libri: li mette in relazione con l’arte, l’illustrazione, la musica, l’artigianato. Una contaminazione che non è un vezzo, ma un modo per restituire alla cultura la sua natura più vera: quella di attraversare i confini.“Il confine tra arte e artigianato è spesso labile”, ricorda Stefania Gagliano, direttrice della CNA. “Entrambi nascono dall’unicità e dalla capacità di trasformare un’idea in emozione”. Un pensiero che trova eco nelle parole di Roberta Bellesini e Alessia Conti, rispettivamente presidente e direttrice della Biblioteca Astense: “Questa collaborazione valorizza le eccellenze del territorio e crea un dialogo nuovo tra la pagina scritta e il saper fare”.
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Del resto, io stesso ho imparato l’esistenza e la bellezza di questa manifestazione grazie alle sirene non del libro, ma dell’opera d’Arte che ad esso veniva abbinato. Due anni fa era stato Piergiorgio Panelli, mio caro amico e ottimo pittore, che mi aveva invitato ad una presentazione, dove esponeva un suo bellissimo quadro. Libro e quadro dedicati all’immensa tragedia dell’Eternit di Casale Monferrato. A dire il vero io ero un po’ perplesso della cosa. Ma PG Panelli, con pazienza, mi ha spiegato che gli organizzatori intendevano abbinare la presentazione di un libro con l’esposizione di un’Opera d’Arte che ne fosse in qualche modo il simbolo, il riassunto. Lui, in particolare, era stato cooptato per la presentazione di un libro dedicato all’immensa tragedia dell’Eternit a Casale Monferrato, narrata nel libro Un, due, tre, Stella!, di Fabrizio Meni. Beh, questa cosa mi ha intrigato, e ci sono andato. E ho scoperto che le presentazioni si tenevano in una biblioteca molto moderna, in una specie di grande corridoio, che c’era un sacco di gente, che gli organizzatori erano motivati e coinvolgenti. Ho scoperto che la presentazione di un’Opera d’Arte in qualche modo legata al testo presentato, donava un notevole valore aggiunto alla presentazione stessa.

E da allora, salvo eccezioni indipendenti dalla mia volontà, ci sono andato, eccome, a queste presentazioni, che lo scorso anno hanno anche raddoppiato la presenza artistica, donando un ulteriore valore aggiunto al tutto. Ma ora vediamo mese per mese, brevemente, la proposta 2026 di questa ormai storica rassegna.
Gennaio: Pagine Ribelli e un omaggio che diventa memoria
La rassegna si apre domenica 18 gennaio con un incontro che unisce letteratura e illustrazione. Letteratura immensa sotto ogni punto di vista. Perché sarà Gian Marco Griffi, che, in dialogo con Vittoria Dezzani, presenterà il suo immenso e fantasmagorico Digressione, Il tutto mentre l’illustratore Cristiano “Lupo” Carillo accompagnerà la lettura con una performance visiva: un disegno che nascerà dal vivo, ispirato al libro. Il tutto è anche un modo diverso di entrare nella pagina, di vederla trasformarsi in immagine. Ho intervistato l’autore prima dell’uscita del libro, e l’ho letto in anteprima, con immensa meraviglia. Perché in Digressione, Gian Marco Griffi costruisce un romanzo‑labirinto che si apre come una porta segreta sulla nostra storia e sulle nostre colpe. Arturo Saragat, giovane uomo ferito dal rimorso di non aver saputo opporsi al male, si affida a un libro misterioso passato di mano in mano, un oggetto che custodisce tracce, regole, memorie. Da qui si dipana un viaggio vertiginoso in un’Italia alternativa, dove Asti diventa il centro di un mondo capovolto, dove Mussolini vive allevando asini a Pantelleria e un improbabile Ufficio delle redenzioni promette salvezze che si dissolvono in nuovi enigmi. Sotto l’ironia, le invenzioni e le deviazioni narrative, resta una domanda che brucia: come si convive con il rimorso, e come si può restare gentili in un tempo che sembra aver dimenticato la gentilezza. Griffi risponde con un romanzo che è insieme gioco, ferita e rivelazione.

Il 25 gennaio, al Palco 19, la rassegna esce dalla biblioteca per un tributo speciale: la presentazione del libro di Lidia Bianco, Un tunnel dall’ombelico all’anima. A guidare il dialogo sarà Carlo Cerrato, affiancato dalle letture di Mario Brusa. Sul palco, tre ospiti che non hanno bisogno di presentazioni: Paolo Conte, Margherita Oggero, Piero Chiambretti. Una serata che celebra la memoria di Lidia Bianco — sindaco di Castagnole Monferrato per 25 anni, donna di cultura e di territorio — e che vedrà la ceramista Manuela Incorvaia creare dal vivo una “Donna nel vento”, omaggio poetico alla sua figura. Nel suo, Lidia Bianco raccoglie pensieri brevi, aforismi e lampi poetici che attraversano i territori dell’emozione, del buon senso e delle relazioni. È un libro fatto di frammenti che invitano a guardarsi dentro con leggerezza e profondità insieme, un percorso che dal quotidiano conduce verso una dimensione più intima, dove la fragilità diventa forza e l’amore — nelle sue molte forme — appare come la via più semplice e più ardua per salvarsi. Ogni pagina è una piccola sosta, un gesto di cura rivolto al lettore.
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Febbraio: tra storia, satira e rock’n’roll
Il mese si apre domenica 1 febbraio con Chantal Balbo di Vinadio e il suo Lo zio Max. Massimo D’Azeglio. Un viaggio nella storia attraverso un’intervista immaginaria, accompagnato dal pittore e restauratore Nicola Colucciello, presenza storica di Passepartout en Hiver. Chantal Balbo di Vinadio restituisce con questo libro la figura sfaccettata di Massimo d’Azeglio attraverso un espediente narrativo brillante: un’intervista immaginaria al nipote Emanuele Taparelli d’Azeglio, ambientata nella Londra ottocentesca. Ne nasce un racconto brioso e colto, dove l’artista, il politico e il letterato “nato seducente”, come lo definiva Manzoni, rivive tra aneddoti, passioni e turbamenti. Il libro unisce rigore storico e leggerezza divulgativa, offrendo un ritratto accessibile ma raffinato di uno dei protagonisti più vitali del Risorgimento. La presentazione vede l’intervento di ben due moderatori: Vanni Cornero e Gianfranco Imerito.

L’8 febbraio arriva la satira con Roberto Gerbi e il suo Italiani strana gente, in dialogo con Edoardo Angelino. A portare un ulteriore tocco “fuori dagli schemi” sarà la stilista Valentina Pesce, con un outfit ispirato ai personaggi del libro. Di Italiani strana gente. Vite di poeti, inventori e ciarlatani di Roberto Gerbi so ancora poco, per non dire nulla: sarà una scoperta anche per me. Un titolo così promette una galleria di figure eccentriche e luminose, e proprio per questo l’incontro si annuncia come una delle sorprese più curiose del festival. La chiusura, 15 febbraio, è un’esplosione di musica, immagini e parole: Franco Testore presenta Compagni di viaggio, un racconto in musica dedicato a Bruce Springsteen, a cinquant’anni da Born to Run. Accanto a lui, il birraio Beppe Luci del Birrificio Sagrin, a ricordare il legame iconico tra “The Boss” e la birra come gesto di condivisione. E qui, per me che ha comperato il disco LP quando è uscito, appunto (sigh!) 50 anni fa, e che ne sa a memoria parole e musica, a cominciare da quella Thunder Road che mi è rimasta per sempre impressa come un sigillo sull’anima: è un appuntamento assolutamente imperdibile.
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In conclusione, Passepartout en Hiver 2026 non è solo una rassegna: è un invito. A leggere, certo. Ma anche a guardare, ascoltare, lasciarsi sorprendere. A scoprire come un libro possa dialogare, interagire in senso di dialettica dinamica, con un’illustrazione, una ceramica, una canzone, un abito, una birra artigianale. Asti, in questo inverno, sceglie di essere una città che non si accontenta della pagina: la attraversa, la reinventa, la mette in relazione con ciò che la circonda. Un vero passepartout per entrare in un inverno di pensiero e di contaminazioni culturali. Una rassegna che non si può perdere, perchè Passepartout en Hiver non è solo un programma ben costruito: è un gesto di fiducia nella cultura, nella parola, nell’incontro. E io ci sarò. Ci sarò perché credo nel valore di questi appuntamenti, nella forza delle storie che si intrecciano tra le righe e fuori dagli schemi. Ci sarò perché Asti, in queste domeniche, diventa un luogo dove la memoria si rinnova, dove la voce degli autori si mescola a quella degli artisti, dove il territorio si racconta senza retorica. E ci sarò anche per un motivo più profondo: perché credo che la cultura sia un atto di presenza, e che ogni libro presentato, ogni parola condivisa, ogni gesto artigianale che accompagna la narrazione sia un modo per custodire ciò che conta.

